Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

"Nella scuola pubblica si impara di più L'Italia in basso per colpa delle private", di Salvo Intravaia

La lettura approfondita dei dati resi noti qualche giorno fa dimostra che senza le paritarie il nostro Paese scalerebbe le tre classifiche (Lettura, Matematica e Scienze) anche di dieci posizioni. La scuola pubblica italiana sta meglio di quello che sembra, basta leggere correttamente i dati. Sono le private la vera zavorra del sistema. Almeno stando agli ultimi dati dell’indagine Ocse-Pisa 1 sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni di mezzo mondo. Insomma: a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro “contributo”, la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni. La notizia arriva nel bel mezzo del dibattito sui tagli all’istruzione pubblica e sui finanziamenti alle paritarie, mantenuti anche dall’ultima legge di stabilità, che hanno fatto esplodere la protesta studentesca. “Nonostante i 44 miliardi spesi ogni anno per la scuola statale i risultati sono scadenti. Meglio quindi tagliare ed eliminare gli sprechi”, è stato il leitmotiv del governo sull’istruzione negli ultimi due anni. E giù con 133 mila …

"Sursum corda! La strada da fare è ancora lunga. La scuola italiana nei risultati. PISA 2009", di Norberto Bottani

Dopo i pronostici fatti pochi giorni fa, ora alcune considerazioni alla luce dei risultati effettivi. Prima osservazione preliminare. Finalmente nel campione italiano è stata inserita la formazione professionale e la media non è calata. Quindi, il mediocre punteggio italiano non è imputabile, a prima vista, a questo inserimento. Seconda osservazione preliminare Il modesto miglioramento dei risultati medi dei quindicenni italiani non ha nulla a che fare con le riforme scolastiche, con la didattica, con i curricoli. E’ invece il frutto di una maggiore attenzione verso queste indagini. In dieci anni anche in Italia si è molto parlato di valutazione ed è cresciuta la consapevolezza del valore e dell’importanza delle prove strutturate. Gli insegnanti hanno recepito il messaggio e non hanno snobbato i test PISA. Si sono impegnati a fare capire agli studenti che non conviene prendere sottogamba la prova, che devono completare i test, che non devono arrendersi di fronte alle domande difficili. E’ bastato questo modesto cambiamento di clima per generare un miglioramento nei punteggi dei test. Lo sforzo fatto dall’INVALSI in quest’ultimo decennio …

"Scuola, incubo bocciature sulla protesta", di Alessandra Migliozzi

Molti presidi sono orientati a conteggiare i giorni di occupazione come assenze. Proteste e occupazioni, non scatta la tregua. La prossima settimana si vota la fiducia al governo. Se l’esecutivo incasserà un risultato positivo, si tornerà a discutere in Parlamento di riforma dell’università. In attesa di quella data le contestazioni anti-Gelmini non si placano: ieri sono stati occupati altri licei e facoltà, a Bologna sono stati invasi i binari della stazione, davanti ad un istituto romano gli studenti hanno rovesciato letame, come qualcuno aveva già fatto a casa del ministro. Ma dopo quasi due mesi mese di proteste serrate, cortei e sit-in c’è chi comincia a fare la conta dei danni. Ad un passo dagli scrutini (in molte scuole si svolgeranno a gennaio) i presidi delle superiori lanciano l’allarme assenze. Quest’anno la riforma Gelmini ha fatto scattare un tetto preciso: chi non frequenta i tre quarti dell’orario annuale (che equivale, in media, a seconda degli indirizzi, a 50 giorni di scuola) viene bocciato. Il problema, fanno notare i presidi, «è che qualcuno si sta già …

"Cresce la distanza tra scuole buone e cattive", di Lorenzo Salvia

La classifica dell’Ocse. In Italia il divario è maggiore che altrove, va peggio solo in Argentina. Bisogna essere fortunati fin da piccoli. Perché scegliere la scuola sbagliata è un errore che ti può segnare per tutta la vita. Ed in Italia più che una scelta sembra una lotteria. Il nostro Paese è il secondo peggiore al mondo nella classifica della cosiddetta varianza, cioè la differenza fra scuole dove gli studenti hanno risultati buoni e scuole dove gli studenti hanno risultati mediocri. Bianco o nero, ci dicono le tabelle del rapporto Ocse-Pisa (il Programma internazionale per la valutazione degli studenti curato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) pubblicato due giorni fa che dà i voti ai 15enni di mezzo mondo. Peggio di noi c’è solo l’Argentina, meglio di noi tutti gli altri dalla Bulgaria al Perù, dalla Romania al Messico. Non è un bel segnale. Anche perché rispetto al passato la forbice si sta allargando. Addirittura «del 50 per cento se guardiamo la prima rilevazione fatta nel 2000» spiega l’analista dell’Ocse Francesca Borgogni. Come …

"Ma i quindicenni continuano a non saper leggere", di G.V.

Il dossier Ocse-Pisa: migliorano in matematica e in scienze. La pagella è ancora insufficiente, il posto è in fondo alla classe, ma rispetto agli anni passati qualche progresso c’è. A rilevare che le capacità di lettura e le conoscenze matematiche e scientifiche degli studenti italiani restano inferiori alla media dei principali paesi industrializzati sono i test Pisa (Programme for international student assessment) svolti nel 2009 ed elaborati dall’Ocse. Con un duplice distinguo: l’Italia ha visto ampliarsi le disuguaglianze di performance tra scuole e anche su base geografica il divario è ampio, con i risultati di eccellenza concentrati nelle regioni del nord. La Lombardia in particolare è ai livelli del Canada, terzo miglior paese dell’area Ocse. Al sud si distingue la Puglia per i grandi progressi fatti negli ultimi anni. Per capacità di lettura, in media i quindicenni italiani sono 23esimi tra gli studenti dei 34 paesi Ocse, con una votazione di 486 punti (contro la media di 493), in matematica con un punteggio di 486 (media Ocse 496) sono 29esimi e in scienze 27esimi con …

"Il comma 23 e le sperimentazioni della valutazione" di Osvaldo Roman

Il comma 23 dell’articolo 9 della legge 122/2010 prevede la soppressione permanente di tre anni della carriera economica di un milione di appartenenti al personale della scuola. Di questo non vi é dubbio alcuno perché il testo è assai esplicito al riguardo. Infatti la relazione tecnica del governo calcolava al 2050 un risparmio di 18,720 miliardi di euro. Circa 18 mila euro in media per ogni dipendente, ma c’è chi, a causa di tale provvedimento, ne potrebbe perdere assai di più. Con le modifiche apportate in sede di conversione del Decreto si è stabilito che nel triennio 2010-2012 il suddetto personale continuerà a percepire il corrispettivo economico degli avanzamenti di carriera maturati utilizzando allo scopo una parte di quel 30% di risparmi realizzati con le riduzioni di organico effettuate in virtù della legge 133/08 (Riforma Gelmini della scuola). Le modifiche apportate non incidono sui risparmi inizialmente previsti come testimonia la firma del Ragioniere dello Stato in calce alla relazione tecnica che le ha accompagnate. Ciò risulterà confermato anche quando sarà reso noto, probabilmente solo dopo …

"Un casco giallo per proteggere la scuola" Intervista a Sofia Sabatino* di Giulia Tosoni

Le macerie lasciate dai ministri Gelmini e Tremonti ingombrano la scuola italiana. Ma gli studenti sono intenzionati a ‘ripulire’ tutto, senza dar tregua a un governo che non sopporta la democrazia.. Gli studenti delle scuole hanno partecipato alle proteste contro la riforma dell’università. Ora che il voto finale al Senato è stato rimandato a dopo il 14 dicembre tornerete sui banchi? Gli studenti medi sono scesi in piazza a fianco degli studenti universitari per protestare contro il ddl Gelmini, che è una pietra tombale per l’università italiana, poiché vuole creare un’università non più pubblica e accessibile a tutti, ma indirizzata dai privati e fruibile soltanto da chi ne ha le possibilità economiche. In realtà, però, le proteste degli studenti quest’anno sono partite molto presto, al suono della prima campanella. Da quattro mesi gli studenti delle scuole scendono in piazza, si mobilitano, organizzano occupazioni e autogestioni. Non soltanto contro la riforma universitaria, che grazie alle nostre battaglie è stata rimandata, ma perché questo governo ha deciso di distruggere tutto il sistema pubblico di istruzione e ricerca, …