«Uno sciopero della fame per l'Italia», di Giuseppe Provenzano
Anche oggi il tempo è fervido a Palermo, agli angoli di strada ammassi di rifiuti, sul punto di andare in fumo – che «ristagna sulla città, come un’enorme nuvola compatta» – di squagliarsi, bruciare. «Palermo è fetida, infetta…». Le parole di Vincenzo Consolo le abbiamo imparate a memoria, troppe volte ripetute da quell’estate lontana in cui furono scritte. Anche oggi, si squaglia – si brucia – in via Praga. Di fronte al Provveditorato agli studi, un presidio e tre uomini in lotta. Dal 16 agosto, sono in sciopero della fame. Combattono ancora, ma è come se già si fossero arresi. Quante ragioni per uno sciopero della fame? Quante ragioni precise – «concrete», come si dice oggi? Tutte quelle che non possono venire in mente a chi è pronto a deridere questa forma estrema di protesta. In via Praga, Giacomo Russo, Salvo Altadonna e Pietro Di Grusa, precari della scuola, non fanno uno sciopero della fame per tutte le loro ragioni «concrete» – non tanto, cioè. Non solo per i tagli della Gelmini, che in Sicilia …
