"La scuola e i soldi chiesti ai genitori", di Lorenzo Salvia
«Non chiedere soldi alle famiglie? Senza il loro aiuto dovremmo chiudere oggi». Giuseppe Strada è il preside dell’Istituto tecnico Pacioli di Crema. I suoi 1.600 studenti pagano un «contributo volontario» di 140 euro l’anno. A cosa serve? «A tutto. A tenere in piedi i laboratori, all’acquisto di carta, di gesso, di tutto il materiale didattico… I fondi che arrivano dal ministero bastano solo per la carta igienica. A patto di farne un uso oculato». Quella del preside di Crema non è una voce fuori dal coro. Il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, dice che le scuole non «dovrebbero chiedere contributi alle famiglie». Anzi, parla di prassi «un po’ lamentosa, in pochi casi giustificata» e promette dal prossimo anno 10 milioni di euro per le spese correnti. Fatti i conti, sarebbero mille euro l’anno per ogni istituto. «E noi che ci facciamo?», sbotta Mario Rusconi, preside del liceo Newton di Roma. Nella sua scuola il «contributo volontario» pagato dai genitori è di 100 euro l’anno, 120 per i generosi. «Pochi mesi fa— racconta— abbiamo aperto …
