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"Università, sul 3+2 l’Ue non torna indietro", di Flavia Amabile

«L’obiettivo che si poneva la riforma, entrata in vigore in Italia quasi 12 anni fa era innanzittuto quello di favorire le iscrizioni universitarie formando un maggior numero di laureati». L’ex ministro Berlinguer: “Incentivi agli atenei che si adeguano” La riforma contesa Il sistema del «3+2» ha ricevuto negli ultimi tempo molte critiche Ma l’Europa non ha dubbi e si è detta contraria a cancellare l’esperienza mentre sono possibili aggiustamenti Il 3+2? Rafforzarlo, diffonderlo, e addirittura trasformarlo in un 3+2 +n anni di master. Se in Italia dal governo Berlusconi in poi ha acquistato peso il partito dei contrari alla nuova laurea formata da 3 anni di studi generali più altri due di studi specialistici introdotta nel 1980, l’Europa non ha dubbi: non si torna indietro, la riforma delle lauree è irreversibile. Il 13 marzo arriverà nell’aula del Parlamento a Strasburgo una risoluzione scritta da Luigi Berlinguer ora parlamentare europeo ma ministro dell’Istruzione alla fine degli anni Novanta e padre del famigerato 3+2 che solo in Italia viene chiamato così ma nei Paesi dell’Unione Europea viene …

"Dall´inglese al cirillico ecco l´università poliglotta", di Corrado Zunino

Siamo in fondo alle classifiche universitarie mondiali anche qui, ma cresceremo. «Dobbiamo sprovincializzarci», dice il ministro dell´Istruzione Francesco Profumo, «aprire i nostri atenei agli studenti e ai professori stranieri». In mano trattiene il dato degli studenti foreigner che frequentano le 66 università pubbliche italiane e le 18 private riconosciute. Sono 63 mila studenti stranieri in tutto, su un milione e 750 mila iscritti. Il 3,6 per cento. «Troppo pochi, l´Italia ha bisogno di contaminazione». La media degli stranieri nelle università dei paesi industrializzati è del 10%, nel Regno Unito gli immigrati per studio sono uno ogni cinque. Il ministro Profumo ha da poco lasciato la guida di un Politecnico di Torino che negli ultimi sei anni – sfidando interrogazioni parlamentari – ha chiuso corsi in italiano per riaprirli in inglese, ha tolto tasse a chi li frequentava e attratto, grazie all´uso crescente della lingua inglese, una poderosa comunità da Pechino. Oggi sono 797 i cinesi aspiranti ingegneri. Due settimane fa il Politecnico di Milano, che ha realizzato un progetto integrato con l´Università Jiao Tong di …

“Dall´inglese al cirillico ecco l´università poliglotta”, di Corrado Zunino

Siamo in fondo alle classifiche universitarie mondiali anche qui, ma cresceremo. «Dobbiamo sprovincializzarci», dice il ministro dell´Istruzione Francesco Profumo, «aprire i nostri atenei agli studenti e ai professori stranieri». In mano trattiene il dato degli studenti foreigner che frequentano le 66 università pubbliche italiane e le 18 private riconosciute. Sono 63 mila studenti stranieri in tutto, su un milione e 750 mila iscritti. Il 3,6 per cento. «Troppo pochi, l´Italia ha bisogno di contaminazione». La media degli stranieri nelle università dei paesi industrializzati è del 10%, nel Regno Unito gli immigrati per studio sono uno ogni cinque. Il ministro Profumo ha da poco lasciato la guida di un Politecnico di Torino che negli ultimi sei anni – sfidando interrogazioni parlamentari – ha chiuso corsi in italiano per riaprirli in inglese, ha tolto tasse a chi li frequentava e attratto, grazie all´uso crescente della lingua inglese, una poderosa comunità da Pechino. Oggi sono 797 i cinesi aspiranti ingegneri. Due settimane fa il Politecnico di Milano, che ha realizzato un progetto integrato con l´Università Jiao Tong di …

"L'analisi oltre il lamento, le banche diano una mano al Paese" di Rinaldo Gianola

Non c’è dubbio che Mario Monti abbia registrato un formidabile balzo di popolarità l’altro ieri, quando il Senato ha votato il decreto liberalizzazioni colpendo duramente le banche con l’azzeramento delle commissioni sugli affidamenti e gli sconfinamenti. Un colpo così forte e inatteso che i vertici dell’Abi hanno annunciato le dimissioni contro la decisione giudicata «inaccettabile». Forse il governo e il Parlamento rimedieranno nei prossimi giorni a questo «errore» e le banche potranno tornare a imporre le loro commissioni sulle linee di credito. Tuttavia questa vicenda suscita qualche considerazione sull’azione del governo e sul ruolo e il grado di popolarità delle banche nel Paese. Per Monti, sospettato da alcuni di guidare «il governo delle banche e dei poteri forti», il voto del Senato contro le commissioni bancarie è stato un regalo fantastico, una medaglia da appendersi al petto che vale più di mille spot. E se il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, già amministratore delegato di Intesa SanPaolo, esprime comprensione per il disagio dei suoi ex colleghi, il presidente del Consiglio si gode un quarto …

“L’analisi oltre il lamento, le banche diano una mano al Paese” di Rinaldo Gianola

Non c’è dubbio che Mario Monti abbia registrato un formidabile balzo di popolarità l’altro ieri, quando il Senato ha votato il decreto liberalizzazioni colpendo duramente le banche con l’azzeramento delle commissioni sugli affidamenti e gli sconfinamenti. Un colpo così forte e inatteso che i vertici dell’Abi hanno annunciato le dimissioni contro la decisione giudicata «inaccettabile». Forse il governo e il Parlamento rimedieranno nei prossimi giorni a questo «errore» e le banche potranno tornare a imporre le loro commissioni sulle linee di credito. Tuttavia questa vicenda suscita qualche considerazione sull’azione del governo e sul ruolo e il grado di popolarità delle banche nel Paese. Per Monti, sospettato da alcuni di guidare «il governo delle banche e dei poteri forti», il voto del Senato contro le commissioni bancarie è stato un regalo fantastico, una medaglia da appendersi al petto che vale più di mille spot. E se il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, già amministratore delegato di Intesa SanPaolo, esprime comprensione per il disagio dei suoi ex colleghi, il presidente del Consiglio si gode un quarto …

"La rinascita della politica" di Nadia Urbinati

La dialettica politica e partitica mal si adatta ai tempi di emergenza. Il governo Monti è un governo ad interim che per unanime consenso è temporaneo perché di emergenza. Secondo gli scettici della democrazia parlamentare, nei momenti di crisi radicale serve un forte esecutivo che risolva l´impotenza della deliberazione collettiva di decidere con celerità e senza calcoli elettoralistici. In questi mesi di guerra dei mercati finanziari agli stati democratici, la politica è stata messa all´angolo. Il fatto poi che l´Italia abbia avuto per anni un governo a dir poco imbarazzante ha reso il silenzio della politica addirittura desiderabile. Ma la politica deve uscire dall´angolo e tornare a coprire il suo ruolo di governo della società per mezzo della libera competizione di programmi e idee. In un´intervista rilasciata in questi giorni a Repubblica, Gustavo Zagrebelsky ha con chiarezza richiamato l´attenzione sulla provvisorietà di questo tempo e l´urgenza di “riportare in onore la politica,” affinché le forze politiche non siano più ridotte “al mugugno o al mugolio” ma parlino, facciano proposte e sappiano rimettere il futuro, la …

“La rinascita della politica” di Nadia Urbinati

La dialettica politica e partitica mal si adatta ai tempi di emergenza. Il governo Monti è un governo ad interim che per unanime consenso è temporaneo perché di emergenza. Secondo gli scettici della democrazia parlamentare, nei momenti di crisi radicale serve un forte esecutivo che risolva l´impotenza della deliberazione collettiva di decidere con celerità e senza calcoli elettoralistici. In questi mesi di guerra dei mercati finanziari agli stati democratici, la politica è stata messa all´angolo. Il fatto poi che l´Italia abbia avuto per anni un governo a dir poco imbarazzante ha reso il silenzio della politica addirittura desiderabile. Ma la politica deve uscire dall´angolo e tornare a coprire il suo ruolo di governo della società per mezzo della libera competizione di programmi e idee. In un´intervista rilasciata in questi giorni a Repubblica, Gustavo Zagrebelsky ha con chiarezza richiamato l´attenzione sulla provvisorietà di questo tempo e l´urgenza di “riportare in onore la politica,” affinché le forze politiche non siano più ridotte “al mugugno o al mugolio” ma parlino, facciano proposte e sappiano rimettere il futuro, la …