Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Medicina, un test da rifare", di Pietro Garibaldi

La facoltà di medicina sembra essere quella che garantisce migliori opportunità di occupazione ai giovani italiani. Merito della scelta di introdurre il numero chiuso. Ma non per questo il meccanismo del test di ingresso garantisce che siano i candidati più brillanti ad accedere alla facoltà. Perché le graduatorie sono valide per i singoli atenei. Basterebbe una graduatoria nazionale, con la possibilità per gli studenti più meritevoli di scegliere la sede che preferiscono. La bassa crescita del paese dipende infatti anche da una cattiva allocazione dei talenti. La disoccupazione giovanile a luglio del 2011 è ancora al 27 per cento. Nemmeno i giovani laureati se la passano tanto bene. Secondo l’ultimo rapporto Almalaurea, la disoccupazione tra i laureati triennali è aumentata lo scorso anno dal 15 al 16 per cento. In tempi di crisi e con tassi di disoccupazione così elevati, per un neo diplomato la ricerca di una facoltà che garantisca davvero un lavoro è una scelta cruciale. IL PRIMATO DI MEDICINA Tra le facoltà italiane, sembra che medicina sia quella che garantisca la migliore …

"Il principio di solidarietà: dal volontariato un nuovo modello di cittadinanza", di Andrea Draghetti

Il volontariato non si sostituisce allo Stato, ma è il co-protagonista in un Paese chiamato a ripensare il suo modello di sviluppo e di coesione sociale – Dibattito sul volontariato alla Festa Nazionale di Pesaro Il 2011 è l’Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva, un tema importante ed una occasione sostanzialmente persa dal Governo Berlusconi ed in particolare dal Ministro Sacconi, troppo presi dai loro slogan (meno Stato, più società, aiuta chi aiuta, la retorica sul dono) per mettere al centro di questo anno il protagonismo e l’esperienza del mondo del volontariato. Il Partito Democratico, al contrario, ha pensato questo appuntamento come una opportunità, uno spazio di confronto con alcuni protagonisti rappresentativi del variegato mondo associativo nel quale milioni di italiani svolgono attività di volontariato e di alcune importanti realtà istituzionali, con i quali provare a ragionare su una dimensione di cittadinanza attiva e corresponsabile nell’ambito delle comunità locali e della situazione del nostro Paese. Non si tratta, quindi, di una mera sostituzione di uno Stato che si ritira, ma …

«Nella classe dirigente del futuro», di Gianni Toniolo

L’assistente di volo che, istruita da improvvidi esperti di pubbliche relazioni, annuncia che «l’atterraggio è avvenuto in orario» non mi rende orgoglioso del mio Paese. La puntualità dei voli dovrebbe essere normale, sta diventando più frequente, ma non mi pare un evento da celebrare. Ho gustato il bel film Il primo incarico, opera prima di Giorgia Cecere, ma non mi ha reso orgoglioso di essere italiano: trovo scontato che un grande Paese, con una non forte tradizione cinematografica, produca anche opere di ottimo livello. Un giovane e dinamico rettore sta rilanciando la mia Alma Mater, ne ha completato lo statuto, primo tra gli atenei italiani, ne ha messo in sicurezza il bilancio. Mostra che, malgrado i lacci e lacciuoli non diminuiti dalla legge Gelmini, si possono fare in poco tempo molte cose. Ne sono felice, ma questo non mi rende orgoglioso di essere italiano: non è il solo esempio di università che funziona e mi pare normale che così debba essere. Lo stesso vale per la Venice International University nell’isola di San Servolo, luogo di …

"La ricerca perduta", di Pietro Greco

Alla fine anche gli ultimi nodi sono venuti al pettine. In un solo anno, tra il 2008 e il 2009, la produzione scientifica dell’Italia è crollata del 22,5% passando da 52.496 articoli pubblicati si riviste internazionali con peer review ad appena 40.670. Ponendo fine a una crescita, ininterrotta e senza pari in Europa, che durava da trent’anni. Che aveva consentito alla scienza italiana di mascherare, attraverso la produttività dei singoli (altro che fannulloni) le fragilissime basi del sistema e di assorbire, persino, l’«effetto Cina». È questa, in estrema sintesi, la novità contenuta nell’articolo «Is Italian science declining?» (La scienza italiana è in declino?) che Cinzia Daraio, docente di Economiae organizzazione aziendale all’università di Bologna, e l’olandese Henk Moed del centro di studi scientifici e tecnologici dell’università di Leida, hanno pubblicato sulla rivista, con peer review, «Research Policy», che si occupa, appunto di politica della ricerca. I due ricercatori hanno preso in esame una serie di indicatori bibliometrici dal 1980 al 2009.E hanno constatato come, in questi 30 anni, il sistema di ricerca italiano abbia avuto …

"La ricerca perde pezzi Italia maglia nera d'Europa", di Corrado Zunino

In un anno dodicimila pubblicazioni in meno: per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica arretra, rivela uno studio olandese. Abbiamo ricercatori resistenti e talentuosi, capaci di una produttività da fabbrica tessile cinese. Ma il sistema della ricerca italiana — scientifica e umanistica — è crollato. Ora ci sono i numeri, offerti dal lavoro di una docente di economia e organizzazione aziendale all’Università di Bologna e di un esperto bibliometrico (uno statistico che studia le pubblicazioni scientifiche) olandese. Il “paper” di Cinzia Daraio e Henk Moed reso noto da Research Policy ci dice che per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica dell’Italia ha smesso di crescere e dà segnali di arretramento. Esperimenti e scoperte, nuova conoscenza prodotta nelle biblioteche universitarie e nei nostri centri di ricerca. Arretra, tutto questo, come quota percentuale dell’intera produzione mondiale e in termini assoluti come numero di articoli scientifici pubblicati. Sul piano quantitativo le pubblicazioni italiane hanno conosciuto un percorso di crescita dal 1980 (erano 9.721) al 2003 (sono diventate 39.728, quattro volte tanto). Nei cinque anni …

"Esiste un solo modo per uscire dalle crisi: investire in ricerca", di Roberto Vacca

La Commissione europea classifica i 27 Paesi dell’Unione in base all’innovazione espressa da un indice (fra 0 e 1), funzione di 24 indicatori (lauree, investimenti in ricerca, brevetti, % di imprese innovative). La media europea è 0,53. La Svezia è a 0,75. L’Italia a 0,42, occupando il sedicesimo posto su 27, dopo Portogallo ed Estonia. Da noi gli investimenti pubblici in ricerca sono 0,58 % del Pil (0,77 della media europea) e quelli privati 0,65%del Pil (0,52 della media). Non sono scarsi solo gli investimenti, ma la cultura. Solo il 19% degli italiani completa l’educazione terziaria. La media europea è 32 %, Francia 43 %, Irlanda 49 per cento. Siamo nell’era dell’informazione, ma la misura del successo di un Paese in base alla diffusione di Pc, cellulari e altri gadget è piuttosto rozza. Attualmente cresce il divario fra alta tecnologia e cultura media. I supercomputer si usano per scopi banali. I decisori pubblici e privati non investono in ricerca e sviluppo, né creano scuole di eccellenza. I mass media propagandano tecnologia per scopi insulsi. Una …

"Nomi validi per il CNR. C'é il trucco?", di Pietro Greco

Mariastella Gelmini ha nominato i nuovi presidenti di una serie di Enti Pubblici di Ricerca che ricadono sotto la tutela del Miur. Dispiace moltissimo per la mancata riconferma di scienziati di straordinario valore, come Luciano Maiani, presidente uscente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), o Tommaso Maccacaro, presidente uscente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Maoccorre dire che nel complesso il ministro Gelmini ha operato una buona scelta: sia perché ha rispettato le indicazioni della comunità scientifica, sia perché ha scelto persone di provato valore. Ci riferiamo, in particolare, a Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino e nuovo presidente del Cnr; a Giovanni (Nanni) Bignami, membro di svariate e prestigiose Accademie e nuovo presidente dell’Inaf; a Domenico Giardini, docente al Politecnico di Zurigo e nuovo presidente dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia); a Enrico Alleva, dirigente di ricerca dell’istituto Superiore di sanità e nuovo presidente della Stazione Zoologica «Anton Dohrn» di Napoli. È la prima volta che un Ministro del Miur di un governo Berlusconi ha operato scelte nella nomina dei vertici degli Enti …