Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Un'economia che produce poca innovazione", di Emanuele Felice e Michelangelo Vasta

Nella letteratura economica esiste oggi un ampio consenso sulla stretta relazione tra i livelli di istruzione di un paese e la sua attitudine verso l’innovazione da un lato, e la capacità di crescere dall’altro. Anche la prospettiva di lungo periodo offre numerose conferme: lo straordinario successo della Germania sul finire dell’Ottocento, all’epoca della Seconda rivoluzione industriale, rispetto all’allora declinante Inghilterra; o più recentemente, l’affermazione dei paesi asiatici che contrasta con la stagnazione dell’Africa. El’Italia?Da quando esiste come stato unitario, il nostro Paese non ha mai brillato in quanto a livelli di istruzione. Nel 1861, al momento dell’unificazione, oltre tre quarti della popolazione era analfabeta: nel 1911 il tasso di analfabetismo era ancora del 40%, livello incommensurabilmente più elevato rispetto ai principali paesi europei. Allo stesso tempo, all’interno delle università prevalevano gli studi umanistici, mentre le scuole tecniche rimanevano relativamente poche. Le classi dirigenti preferivano formarsi nella cultura giuridica e nell’ambito delle professioni, non di rado garantite nei redditi da privilegi corporativi; nella nascente industria, la scarsa domanda di ingegneri era soddisfatta, al più, dai pochi …

"Altro che merito tolgono ai poveri per dare ai ricchi", di Walter Tocci

La politica della Gelmini ha messo in pratica il principio espresso da Roger Abravanel: «Si premiano i migliori indipendentemente dal reddito» (intervista al Corriere della Sera del 11-7-2010). La retorica sulla meritocrazia è stata usata come pretesto per creare un altro carrozzone pubblico – la Fondazione per il merito, con relativo presidente e consiglio di amministrazione – e soprattutto per demolire il diritto allo studio che, secondo lor signori, servirebbe solo a studenti mediocri e figli di evasori. Stiamo ai fatti. Il sistema attuale assegna le borse ai meritevoli anche se privi di mezzi. La misura del merito per avere la borsa è accertata dagli esami sostenuti fin dal primo anno, con un criterio più severo rispetto ai sistemi di Germania e Francia che verificano solo al secondo anno. Applicare esclusivamente – come propone Abravanel nel suo intervento su l’Unità di giovedì scorso – la valutazione del merito con untest standardizzato di ingresso, cosa molto diversa dalle prove di orientamento, sarebbe un’ingiustizia sociale e nessuno in Europa si è sognato di farlo, neppure i governi …

Colloquio con Fulvio Esposito, rettore di Camerino: «Altro che teatrino delle cifre. I precari questione morale», di Mariagrazia Gerina

Qualche responsabilità se le cose stanno così ce l’avranno anche i rettori. C’è voluto un po’ di tempo. Ma il malcontento venato di autocritica sembra cominciare a farsi largo anche tra di loro. «Quello che è mancato da parte dei rettori in questa fase storica è stato far sentire la loro voce forte al paese piuttosto che privilegiare una interlocuzione limitata ai corridoi del ministero», osserva, senza troppi giri di parole, il rettore dell’università di Camerino, Fulvio Esposito: «Senza ricerca questo paese è condannato al sottosviluppo, se costringiamo i nostri talenti migliori ad andare all’estero o a fare altro, quando ci sarà la ripresa, saremo tagliati fuori. E non è con il teatrino della parolina un po’ più dura o della parolina un po’ più morbida che si cambiano le cose». L’università – dice Esposito – in questo momento dovrebbe essere l’oggetto di un discorso alla nazione da parte dei rettori. «Poi il ministro si siede in prima fila e ascolta anche lei». Una delle parole chiave di questo discorso – spiega il rettore di …

Letta: «Tedesco salvato dal Pdl, non da noi», di Vladimiro Fruletti

Il Pd non ha «salvato» il senatore Tedesco, ma il voto in contemporanea con quello sul deputato Papa è stato un «errore» che ha danneggiato il Pd. Così il vicesegretario dei democratici, Enrico Letta, che invita Tedesco a dimettersi anche alla luce degli attacchi contro la Bindi. A giudizio di Letta c’è un clima da antipolitica che il governo e i media di Berlusconi stanno alimentando, ma il Pd non deve chiudersi e anzi deve affrontare con serietà il tema dei costi della politica, dando battaglia sui vitalizi. Il vero pericolo comunque è una lunga agonia del berlusconismo. La spina a Berlusconi va staccata subito, anche a costo di vedere un altro governo di centrodestra, perché danneggia il Paese e lascerà dietro di se’ solo macerie. Onorevole Letta è stato il Pd a salvare il senatore Tedesco? «Noi abbiamo votato coerentemente sì alla richiesta di arresto al Senato così come abbiamo fatto alla Camera per il deputato Papa. La differenza di risultato è dovuta al fatto che al Senato il Pdl da solo ha la …

"Università, in autunno si tornerà sui tetti", di Walter Tocci

In parlamento si torna a discutere della legge Gelmini. Giovedi scorso la commissione cultura ha esaminato il primo decreto attuativo relativo alle procedure di abilitazione dei professori universitari. Arriva con grande ritardo e non è immediatamente attuativo, perché rinvia a successivi provvedimenti proprio le questioni più importanti: criteri di valutazione e settori concorsuali. Un decreto chiama l’altro, ma non sono ciliegie. È una sequela burocratica con l’unico scopo di fare melina e tenere bloccati più a lungo possibile i concorsi – sono passati ormai tre anni – per consentire al sistema di assorbire i tagli di Tremonti. In commissione il Pd ha votato contro la proposta governativa e ha chiesto la presentazione di un nuovo testo contenente tutti gli elementi necessari per un’immediata attuazione delle procedure di valutazione. Ben altro impegno ha mostrato la ministra sul fondo per il merito, imponendo una repentina modifica dopo solo tre mesi della legge 240 per creare un altro carrozzone pubblico, una fondazione con relativi presidente e consiglio di amministrazione incaricata della gestione. Per adesso siamo ancora alla fuffa …

"ll Pd ai rettori: meglio tardi che mai. Ora uniti per campagna-verità", di Marco Meloni*

Se non fosse per la estrema gravità della situazione che descrive, dovremmo accogliere con soddisfazione la nota di ieri della Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Si tratta infatti di concetti e dati che il PD ha ripetuto in questi anni fino allo sfinimento, tra lo scetticismo di quanti si sbracciavano a sostenere in ogni sede le meraviglie della riforma Gelmini, recitando ossequiosi il mantra “risorse in cambio di riforme”. Ad ogni modo, meglio tardi che mai. Purtroppo, nonostante questa nuova consapevolezza della Crui, per l’università italiana sarà difficilissimo riprendersi, dato che le condizioni della finanza pubblica sono ben peggiori rispetto a tre anni fa, quando si avviato il disinvestimento strutturale di cui finalmente ora anche i Rettori prendono atto. Nel frattempo, come nota la Crui, i docenti che vanno in pensione non vengono rimpiazzati (ne avevamo già molti meno del necessario, numeri alla mano), molte migliaia di giovani ricercatori sono abbandonati a loro stessi, con una imperdonabile dispersione di talenti, le risorse per il diritto allo studio sono azzerate. Con esso, è azzerato il …

"Università: ricercatori, si salvi chi può. Gli atenei non assumono più", di Mariagrazia Gerina

Sono l’unica speranza dell’università italiana. Ma la riforma Gelmini li sta espellendo in massa. Chi fugge all’estero, chi lascia la ricerca per un lavoro in azienda… Effetto dei tagli e della burocrazia: le assunzioni sono bloccate. Per bloccare l’approvazione della legge Gelmini sono saliti sui tetti, hanno smesso di insegnare, si sono aggrappati ai monumenti simbolo del paese, hanno assediato il parlamento. La storia, nelle aule di Camera e Senato, si sa come è andata a finire. Ma nelle università, a distanza di otto mesi dall’approvazione della riforma che non avrebbero voluto, che cosa sta succedendo? «Sentinella a che punto è la notte?»: lo abbiamo chiesto prima di tutto a loro, ai ricercatori italiani, precari e non, giovani e meno, che sul destino dell’università in Italia hanno vegliato forse come nessun altro. Che «fine» sta facendo l’università? E che «fine» stanno facendo loro, a cominciare dai precari? Con loro che dovrebbero rappresentare il futuro dell’università la riforma Gelmini sta mostrando il volto peggiore. Altro che le 1500 assunzioni per tre anni promesse durante la discussione …