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"La formula che scova il nepotismo all’Università", di Lorenzo Salvia

Marie Curie vinse il Nobel insieme al marito Pierre, e qualche anno dopo lo stesso premio andò alla loro figlia Irene, sempre con il consorte. In famiglia il talento era di casa. Non sempre accade lo stesso dietro quei cognomi che, a scorrere la rubrica telefonica delle università italiane, si ripetono pagina dopo pagina. «Measuring nepotism: the case of italian academia» è il titolo della ricerca di Stefano Allesina, cervello in fuga che da Carpi è volato a Chicago, dove si occupa di modelli matematici applicati all’ecologia. Misurare il nepotismo, calcolare il peso dei baroni. D’accordo, ma come? Spulciando la banca dati del ministero dell’Istruzione, questo ricercatore di 35 anni ha controllato quante volte lo stesso cognome si ripete dentro le nostre 94 università. Un lavoro lungo ma in fondo semplice, «statisticamente rozzo» come spiega lui stesso al telefono. Perché avere lo stesso cognome non vuol dire per forza essere parenti, visto che ci possono essere casi di omonimia. E perché le vie del nepotismo sono infinite, con la possibilità di concedere la spintarella ad …

Decreto legislativo sul dissesto finanziario e commissariamento degli atenei: il nostro no

Nella giornata di ieri, la Commnissione Cultura della Camera ha espresso parere favorevole sulla schema di decreto legislativo che disciplinerà la nuova procedura sul dissesto finanziario delle università e sul commissariamento degi atenei. Le motivazioni del voto contrario del Partito Democratico sono state raccolte in un “parere alternativo” a quello della maggioranza, che potete leggere di seguito. PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO PRESENTATO DAI DEPUTATI GHIZZONI, TOCCI, NICOLAIS, MAZZARELLA, BACHELET, COSCIA, DE BIASI, DE PASQUALE, DE TORRE, LEVI, LOLLI, PES, ROSSA, RUSSO, SIRAGUSA La VII Commissione, presa visione, con preoccupazione, dello schema di decreto legislativo recante la disciplina del dissesto finanziario delle università e del commissariamento degli atenei in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e secondo i principi e i criteri direttivi stabiliti dall’articolo 5, comma 4, lettere g), h), i) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, premesso che: a salvaguardia delle attività didattiche e di ricerca, dei diritti degli studenti e dei docenti nonché dei finanziamenti statali, entro il quadro costituzionalmente garantito …

"Università, caos concorsi sui siti", di Flavia Amabile

Quello del ministero non è aggiornato, altri atenei usano procedure inutilizzabili. La riforma Gelmini lo diceva chiaramente all’articolo 9: i bandi dei futuri concorsi non dovranno più essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale ma «sul sito dell’ateneo e nei siti del Ministero e dell’Unione Europea». L’obbligo spetta alle università. Ad un certo punto fra i ricercatori gira voce di nuovi concorsi a Bologna e a Cagliari. Il sito del ministero dell’Istruzione realizzato più di dieci anni fa colpisce per la grafica decisamente antiquata ma è anche drammaticamente fermo a bandi che scadono nel marzo 2011. Non è stato aggiornato nemmeno nelle voci di ricerca, congelato come se gli ultimi mesi non fossero mai trascorsi. Meglio non fidarsi. Gli aspiranti ricercatori ma anche gli aspiranti prof ordinari e associati che volessero essere informati sui nuovi bandi non hanno alternativa: spulciare almeno una volta a settimana i siti di tutti gli atenei d’Italia, ben 81. In realtà al ministero fanno sapere di non aver aggiornato il sito perché in questi mesi non sono arrivate segnalazioni di nuovi concorsi …

"Chi ha paura delle scienze", di Antonio Gnoli

Luciano Maiani, Presidente del Cnr (ma il mandato è scaduto e si attende da un momento all´altro la nuova nomina), ha l´aria distesa, dopo le polemiche che hanno investito il suo ente. Davanti a un folto numero di ricercatori presenterà una pubblicazione (Highlights 2009/2010) nella quale sono stati raccolti qualcosa come 200 articoli – apparsi su riviste scientifiche internazionali – che mostrano lo stato della ricerca in Italia. Un fiore all´occhiello che sembra smentire le tante preoccupazioni che investono la scienza italiana. Maiani ha anche vinto – insieme a Shaldon Lee Glashow e John Iliopoulos – l´European Physical Society (appena sotto il Nobel). Il riconoscimento internazionale gli è stato dato per una scoperta che risale ai primi anni Settanta: l´individuazione di un nuovo tipo di quark che arricchiva il mondo delle particelle: «Una nuova particella scoperta ci aiuta a capire meglio l´universo e le sue interazioni», osserva. Ma per quanto riusciamo a conoscere sappiamo sempre troppo poco dell´universo. Non è frustrante per un fisico? «Al contrario. C´è un´eccitazione che nasce dalla consapevolezza che l´universo è …

"Tutti i premi della fisica italiana", di Pietro Greco

Da Bracco a Maiani i nostri scienziati stanno collezionando grandi riconoscimenti all’estero. Hanno imparato l’arte di «fare di più con meno» Angela Bracco, responsabile del Gruppo 3 dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è stata eletta nei giorni scorsi alla presidenza del Nuclear Physics European Collaboration Committee (NuPECC). Luciano Maiani, fisico teorico e attuale presidente del Consiglio Nazionale delle Richerche (Cnr), è stato appena premiato dalla European Physical Society (Eps), la Società europea dei fisici, dunque dai suoi colleghi: «per il contributo dato alla teoria dei quark nel quadro dell’unificazione delle interazioni elettromagnetiche e deboli». Maiani è stato premiato insieme a Sheldon Lee Glashow e John Iliopoulos. I tre nel 1970 avevano scoperto il «meccanismo Gim» (dalle iniziali dei loro cognomi) che aveva consentito loro di prevedere l’esistenza del quark charm. La stessa Società europea di fisica ha assegnato il premio «Giuseppe e Vanna Cocconi» e al suo collega Paul Richards, per gli «straordinari contributi allo studio delle anisotropie della radiazione cosmica di fondo, con gli esperimenti Boomerang and Maxima basati sull’uso di palloni aerostatici». Ancora: …

"Rette più alte del 13%, a Bari l´ateneo che costa meno", di Corrado Zunino

Caro laurea al Nord il record a Medicina. Negli anni del federalismo scolastico, e l´autonomia universitaria delle ultime stagioni ha accentuato le differenze tra gli atenei, studiare al Sud e in una facoltà umanistica costa un terzo rispetto a un´iscrizione a chirurgia a Milano. Gli studenti del Nord pagano rette più alte del 13% rispetto alla media nazionale per la prima fascia (chi dichiara un reddito al di sotto dei 6mila euro) e il 32% in più se si considera l´importo massimo da versare (chi dichiara oltre i 30mila euro). L´ultima rilevazione della Federconsumatori, che prende in considerazione le tasse pagate nel 2010 nelle due università più frequentate in nove regioni italiane, l´ateneo più caro risulta Parma: 865 euro l´anno in media per la fascia più bassa, 1.222 euro per l´iscrizione a una facoltà scientifica da parte di uno studente di famiglia abbiente. A seguire, la Bicocca di Milano: 737 euro (la media) per la fascia inferiore, che diventano 3.819 euro per un´iscrizione scientifica in quinta fascia. E poi l´Università di Verona: da un minimo …

"L'Italia che non investe in ricerca bocciata dalle classifiche europee",di Luigi Offeddu

Se è vera la formuletta, allora siamo fritti: «Chi più scopre, più cresce e meglio vive» . Traduzione: la buona salute economica di un Paese si misura anche da quanti sono i suoi inventori e ricercatori, da quante risorse lo Stato dedica alla ricerca scientifica e allo sviluppo tecnologico. Perché davanti a certe ultime statistiche dell’Unione Europea, la formuletta diventa veleno. Eccole qui: nel 2011 l’Italia dedicherà l’ 1,1 per cento del suo Prodotto interno lordo alle spese destinate, appunto, alla ricerca e allo sviluppo; la Germania o la Danimarca, più del doppio (rispettivamente: 2,3%e 2,4%); la Svezia, più del triplo (3,3%); la Finlandia, quasi il triplo (3,1%); Israele, quasi il quadruplo (4,2%); altri ancora, comunque distaccati da noi: Francia (1,9%), Olanda (1,6%), (Belgio 1,7%), Repubblica Ceca (1,4%), Irlanda (1,4%), Portogallo (1,2%), Slovenia (1,4%), Spagna (1,3%). Per non parlare dei colossi extraeuropei: Giappone (3,3%), Corea del Sud (3%), Usa (2,7%). Certo, i numeri vanno letti e interpretati, e da soli non spiegano tutto. Ma le parole, allora? Sempre le statistiche della Commissione europea certificano che …