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Atenei telematici, la laurea è "scontata" tra rette convenzionate e bonus crediti", di Manuel Massimo

Nel nostro Paese ce ne sono 11. Si fanno concorrenza stringendo accordi con sindacati, enti, ordini professionali e concedendo vantaggi agli iscritti. Ma nonostante questi sforzi raccolgono appena l’1% degli studenti. Le università telematiche italiane sono undici ma non fanno squadra: ciascuna “gioca per sé” e cerca di massimizzare gli iscritti a spese delle altre. Una lotta senza esclusione di colpi che viene combattuta attraverso due strumenti: le convenzioni e il riconoscimento dei crediti formativi. Protocolli d’intesa vengono siglati con una molteplicità di soggetti eterogenei: sindacati, enti, comuni, ordini professionali, banche, assicurazioni; ciascun ateneo intesse relazioni e propone pacchetti ad hoc per offrire sconti sulla retta d’iscrizione a un’utenza di iscritti potenziali – lavoratori diplomati desiderosi di fregiarsi del titolo di dottore per fare carriera ma con un occhio attento al portafoglio – inclusa la possibilità di riconoscere “fino a un massimo” di 60 crediti formativi (l’equivalente di un anno accademico, ndr) grazie a esami sostenuti in passato o a esperienza “buona per la laurea” acquisita lavorando. Il podio delle convenzioni. Nella speciale classifica delle …

"Mariastella cadente", di Mario Lavia

Può capitare a tutti una serata no. È capitata a lei, Mariastar (copyright Luciana Littizzetto), crollata di schianto l’altra sera a Ballarò. Una novità, perché finora era sempre andata abbastanza bene. Tanto che Mariastella Gelmini è (era?) considerata nell’inner circle, o struttura Delta che dir si voglia, una delle punte di diamante, una sicurezza televisiva, buona parlantina, gradevole presenza, il giusto mix di grinta e arroganza, discreta competenza, un’aura di “nuova politica” a cingerle il visino occhialuto. Ora bisognerà ripensarci: è andata veramente male. Perché non si può balbettare davanti alle cifre squadernate dall’avversario politico (un Enrico Letta solitamente mite ma stavolta davvero indignato per l’altrui ignoranza dei problemi), non si può fare appello alla fede («I tagli? Ma no, Tremonti me l’avrebbe detto»), non si può fare a gara con un Cota qualunque a chi la spara più greve (il governatore piemontese: «Ci sono più bidelli che carabinieri»), non si può invocare l’aiutino del collaboratore appollaiato dietro le spalle (anche perché quello poi se ne approfitta e si mette a gridare, lui che non …

"La scure del governo su scuola e università", di Roberto Ciccarelli

Per carità, non chiamateli tagli alla scuola e all’università, sono solo «minori spese» per 4,5 miliardi di euro nel 2012, 4,5 miliardi per il 2013 e per altri 4,5 miliardi nel 2014. Sono le cifre stampate nella tabella contenuta nel Documento di economia e finanza (Def) che è stato presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’altro ieri a Bruxelles. Li possono osservare tutti su internet, mentre il vicesegretario Pd Enrico Letta li sventola in faccia al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel corso di Ballarò andato in onda martedì su Raitre. Uno scoop clamoroso che ha fatto sorridere un Letta beffardo e pugnace, mentre la Gelmini saltava come un grillo dalla sua poltrona. «Non sono tagli, Tremonti me lo avrebbe detto! Lei Letta, vuole creare inutilmente del panico». Abituata a mettere la polvere sotto il tappeto e a recitare a soggetto, grazie al suggerimento di un occhialuto collaboratore seduto dietro di lei, il ministro Gelmini si è affrettata a dire che queste cifre sono «cifre computate rispetto al 2008». Abbiamo verificato sul sito del ministero dell’Economia …

"Occupazione giovanile. Troppi laureati. La favola reazionaria del ministro Tremonti", di Pietro Greco

I ragazzi italiani con laurea sono il 19% Nella Ue il 30%. È una favola. Reazionaria. È una favola quella che in questi giorni vanno raccontando non solo il (recidivo) ministro dell’Economia, ma anche sociologi ed economisti di grande notorietà, secondo cui nel nostro Paese ci sono «troppi» laureati e che un giovane italiano su tre è disoccupato perché, a causa della sua cultura, rifiuta il lavoro manuale. Che, invece, ci sarebbe. Basta fare una banale analisi comparata – sulla base di dati dell’Ocse o di Eurostat – per verificare, invece, che è esattamente il contrario. In Italia i laureati sono troppo pochi: appena il 13% della popolazione tra i 25 e i 64 anni. Contro il 24% della Germania, il 26% della Francia, il 28% della Spagna, il 31% della Gran Bretagna. Anche i giovani laureati sono troppo pochi: i ragazzi italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con la laurea sono il 19%, contro il 30% degli altri Paesi europei e il 60% della Corea del Sud. Non è …

"Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo", di Elena Dusi

Al top per efficienza gli Istituti di Fisica nucleare e di Astrofisica. Il nostro Paese si difende: è al sesto posto nel mondo per numero di pubblicazioni Non decolla il promettente Iit. Eppur ci siamo. Nonostante uno dei finanziamenti per la ricerca più bassi al mondo (1,14% del Pil), l´Italia è al sesto posto per produzione scientifica. L´ultima classifica della Royal Society britannica ci attribuisce il 3,7% delle pubblicazioni che vengono citate in altri studi al mondo (uno degli indici usati per misurare la qualità della scienza), con gli Usa in testa al 30%. Ma il panorama del paese è tutt´altro che omogeneo, e a scavare tra eccellenze e inefficienze sono andati Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi e del Cnr e Angelo Leopardi, docente di idraulica all´università di Cassino. Il loro articolo “Enti di ricerca e Iit: dov´è l´eccellenza” è stato pubblicato da “Scienza in rete” la rivista online del “Gruppo 2003 per la ricerca scientifica” che comprende alcuni fra gli studiosi italiani col maggior numero di citazioni. Incrociando i dati fra personale, …

«Far ripartire l'università paralizzata dalla Gelmini», di Mariagrazia Gerina

Confronto e dibattito Il Pd e il mondo degli atenei verso la conferenza nazionale del 21 e 22 maggio. Il danno, a distanza di pochi mesi dall’approvazione della riforma Gelmini, è già tale che le università non riescono neppure a bandire i nuovi assegni di ricerca, perché manca il decreto attuativo che chiarisca agli atenei come procedere. In assenza di una nota ministeriale, ci sono atenei che preferiscono bloccare assegni già banditi e altri che non si azzardano a rinnovare i vecchi assegni in scadenza. E lo stesso vale per i nuovi concorsi da ricercatore a tempo determinato o per quelli già banditi ma rimasti a metà. Tutto bloccato, perché, fatta la riforma, nemmeno il governo riesce a raccapezzarsi nel ginepraio di nuove norme e a fare i decreti attuativi. «È facile calcolare che, in assenza, in assenza di opportuni interventi, questo stato di cose provocherà il licenziamento de facto di decine di migliaia di precari entro la fine dell’anno», avverte il Pd. Parte da questo bilancio dei primi disastrosi effetti della riforma Gelmini e …

Università, Pd: Gelmini inutilmente arrogante, la nostra legge favorisce ingresso giovani

“La proposta depositata ieri dal Pd rappresenta la via d’uscita al blocco imposto, di fatto, dalla legge Gelmini all’ingresso dei giovani studiosi negli atenei. Sarebbe stato sufficiente osservare quanto accade nell’università per comprendere l’urgenza e la necessità della nostra iniziativa: stand by per assegni di ricerca, dottorato, nuovi ricercatori. Possiamo permetterci mesi, se non anni, di blocco formativo e professionale a danno dei giovani studiosi? Noi crediamo di no, per il bene del paese. L’ironia della Gelmini sui tetti la rispediamo al mittente. Una risposta inutilmente arrogante, mentre l’università avrebbe bisogno di fiducia e di gesti distensivi”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. ****** UNIVERSITÀ: GELMINI “PROPOSTE PD VECCHIE E FUORI TEMPO MASSIMO” ROMA (ITALPRESS) – “Con la proposta di legge sull’universita’ presentata ieri, il Pd scende dai tetti ed e’ costretto ad ammettere il fallimento del tentativo di radicalizzare lo scontro politico su un tema cosi’ importante come la riforma dell’universita’. Il Pd cerca adesso la rivincita provando a riaprire un percorso parlamentare concluso appena pochi mesi …