Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

Nei dipartimenti il futuro dell'università", di Paolo Bertinetti*

Caro direttore, la riforma dell’università prevede che i Dipartimenti, luogo della ricerca, siano anche il luogo della didattica; e che i corsi di laurea facciano capo ai Dipartimenti e non alle Facoltà. Ma queste ultime, magari chiamandole Scuole, potranno (in certi casi dovranno) continuare ad esserci per coordinare la didattica. In alcuni atenei (a Roma in primis, a quanto pare), di fatto i cardini della macchina universitaria continueranno ad essere le Facoltà. Per gattopardismo? Forse. Ma soprattutto perché i corsi di laurea, così come sono previsti dal Ministero, sono stati costruiti (per caratteristiche e per requisiti) con riferimento alle Facoltà. In altre sedi, invece, si vuole cambiare. Le prime vittime del cambiamento rischiano di essere le Facoltà di Lingue. Ci sono voluti decenni perché l’accademia italiana accettasse l’idea che l’insegnamento delle lingue e letterature straniere è cosa di grande importanza. Gli studenti (e le loro famiglie), avendo un punto di riferimento chiaro e dichiarato, cioè le Facoltà di Lingue, hanno risposto in modo massiccio e convinto. Perché veniva proposto un tipo di studio che interessava …

"Se i giovani fuggono dalle università", di Tito Boeri

Il ministro dell´Istruzione, Università e Ricerca è intervenuta più volte nelle ultime settimane sui mass media. In nessuna di queste occasioni ha ritenuto di commentare i dati sul forte calo delle immatricolazioni alle università italiane nel 2011-12. È un silenzio molto eloquente. Assieme ai suoi colleghi di governo, sembra intenzionata ad assecondare il disinvestimento in capitale umano che il nostro Paese sta inconsapevolmente compiendo. Il governo ne è però consapevole: nel Piano nazionale di riforma, predisposto nell´ambito della nuova programmazione economica europea, si pone l´obiettivo di tenere saldamente i livelli di istruzione terziaria da qui al 2020 al di sotto di quelli della Romania, candidandosi ad essere il fanalino di coda dell´Unione in quanto a percentuale di laureati sulla popolazione. È un disinvestimento, dunque, voluto, posto come obiettivo strategico per i prossimi dieci anni. Nei periodi di crisi le iscrizioni ai corsi universitari aumentano perché il tempo dedicato allo studio non viene sottratto ad attività remunerative, dato che non si trova comunque lavoro. È avvenuto anche nella Grande Recessione. Ovunque, tranne che da noi. Negli …

"Così la riforma Gelmini ha fermato le università", di Corrado Zunino

Allarmi e proteste ormai non si contano: la legge – e si sapeva – ha bisogno di molteplici decreti che il governo dimentica: le funzioni della ricerca (tutte), la chiamate di progettisti, associati e docenti sono bloccate. Risparmi? No, paralisi. La Legge Gelmini, oggi, ha fermato le università italiane. A partire dal mondo della ricerca, l’asset più citato, il più fragile in verità. Il motivo principe del motore fermo, e quindi dello spaesamento di matricole, studenti di lungo corso, assegnisti, ricercatori, finanche dei “prof” vicini alla cattedra, dipende dal fatto che la riforma universitaria è un tomo lungo e complesso e i decreti attuativi di cui abbisogna per essere trasformata in sostanza richiederebbero Consigli dei ministri in seduta permanente e non occupati dall’incandescente quotidianità della cronaca nazionale e internazionale. Ci sono tre fonti che oggi consentono di certificare il “blocco universitario”: le voci degli studenti universitari, i blog dei ricercatori (in particolare della Rete 29 Aprile), le proiezioni della Cgil scuola e ricerca. Uno dei nodi universitari è il nuovo ciclo del dottorato di ricerca: …

Non abbiamo un governo. Le polemiche sulla Libia lo dimostrano

Il segretario PD a RaiNews24: “I diversi ministri stessero zitti. Intervento necessario e legale”. E sul nucleare: “Tremonti non sa se ci farà risparmiare o indebitare. Il piano nucleare va respinto”. L’intervento in Libia sta dimostrando che l’Italia è un Paese che “deve partecipare molto per decidere poco”. Lo dice Pier Luigi Bersani intervistato da RaiNews 24 sulla vicenda libica. Secondo il segretario del Pd, ciò si spiega alla luce della “diplomazia berlusconiana fatta di personalismi” che ha “sbilanciato largamente” la politica estera italiana. Altri “hanno avuto rapporti con Gheddafi, ma nessuno ha fatto come l’Italia mettendosi in una situazione di subalternità”. Pier Luigi Bersani ha auspicato che vi sia un dialogo con l’opposizione nelle decisioni sull’operazione in Libia. “Ci vuole una grande fermezza, un grande concerto e una grande condivisione, prima di tutto nella maggioranza e auspicabilmente anche del dialogo con l’opposizione, come ha detto Napolitano serve una responsabilizzazione anche del Parlamento”. Per questo ha aggiunto riferendosi alle polemiche nella maggioranza, “sarebbe meglio in queste ore che i diversi ministri stessero zitti e il …

«I cervelli in fuga all’estero costano 200 milioni l’anno», di Marco Alfieri

Così l’Italia perde competenze, competitività e nuove opportunità di crescita Quattro miliardi di euro. Duecento milioni persi ogni anno nell’arco 1989-2009, solo calcolando il valore economico dei brevetti (301) depositati dai 20 principali scienziati italiani emigrati all’estero. Ma la fuga dei cervelli è un’emorragia ancor più letale della nuda contabilità tenuta dall’Istituto per la Competitività (Icom). Il costo di una generazione di cervelli che vola via staccando la spina è semplicemente incalcolabile. Non importa dove stanno gli italiani nel mondo ma cosa sanno fare, come sono legati tra di loro e che tipo di impatto producono sul paese di origine», spiega Nicola Crosta, capo missione in Cambogia dell’Uncdf, il fondo delle Nazione Unite a sostegno della governance locale e della microfinanza. «Il network è tutto ma va alimentato dalle istituzioni italiane altrimenti è impossibile fungere da ponti verso i nuovi mercati e la nuova conoscenza globali». Di questo hanno discusso nel weekend a Cernobbio, raccolti dall’Aspen Institute Italia, una sessantina tra ricercatori, scienziati, funzionari internazionali, manager, imprenditori e professionisti italiani che lavorano in 31 paesi …

"La giustizia come piace a lui: punire i pubblici ministeri", di Clauda Fusani

Oggi il Consiglio dei Ministri approva 16 articoli che fanno piazza pulita dell’equilibrio fra i tre poteri dello Stato. Una riforma «epocale», come dice il Cavaliere. Con i pm che rischiano di tasca propria. Sedici articoli che rivoluzionano l’assetto dello Stato. Che buttano all’aria quel perfetto bilanciamento tra i tre poteri studiato parola dopo parola nei 137 articoli della Costituzione. «Sarà una riforma epocale»: per una volta ha ragione il presidente del Consiglio. Quella che viene approvata stamani dal Consiglio dei ministri è qualcosa di «epocale» sul fronte della giustizia ma che, ancora una volta, nulla fa per risolvere il vero problema: la lentezza della giustizia. Il succo dei sedici articoli che intervengono sul titolo IV della Carta e, dal 101 al 113 è che i pubblici ministeri, quella parte della magistratura che fa le indagini ed è la pubblica accusa nei processi, viene declassata a «ufficio» con scarsi poteri di indagine e se sbaglia, deve anche pagare di tasca propria. E’ la «punizione» invocata dal premier all’indomani del rinvio a giudizio per il caso …

«"Da soli nelle città medie". La Lega cerca lo strappo», di Fabio Poletti

Tre ore di riunione con tutti i colonnelli della Lega in via Bellerio attorno a Umberto Bossi poi, lo stato maggiore, si è spostato ad Arcore per la cena con Silvio Berlusconi e aprire la trattativa con l’alleato, nonostante l’intervento maxillofacciale cui è stato sottoposto il Presidente del Consiglio. Nel vertice pomeridiano messi i primi punti fermi sulle amministrative di maggio, dove il Carroccio ha la fortissima tentazione di correre da solo dove è più forte – «Ci sono posti dove ce la possiamo giocare», ammette il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni, e la tentazione è forte. La Lega potrebbe presentarsi insieme al Pdl solo nelle grandi città come Milano, Bologna e Torino. Mentre correrà invece da sola nel primo turno delle amministrative in alcuni piccoli o medi comuni, in deroga all’accordo con il Pdl. Solo in Lombardia si vota in 223 Comuni. Quasi sicura è la partita su Milano. Dopo aver fatto melina per settimane, la Lega dovrebbe essere pronta a dare il via libera a Letizia Moratti sindaco, basta che il …