"Gelmini fa la riforma. Ma ora deve attuarla", di Fabrizia Bagozzi
Non sarà una passeggiata applicare la legge sull’università approvata ieri definitivamente. Dopo due anni, le proteste di un movimento diventato sempre più grande mentre lei tirava dritto e svariati incidenti di percorso – molti dei quali causati da colleghi ministri (Tremonti) e da ex colleghi di partito che pure a questa legge tenevano assai (leggi Futuro e libertà) –, Mariastella porta a casa il pacco dono firmato palazzo Madama. E fuori tempo massimo incassa una riforma che le ha fatto sudare le famose sette camicie e provocato (immaginiamo) ben più di un travaso di bile. Il ddl che porta il suo nome ora è legge, a dispetto di quegli emendamenti dell’opposizione fatti passare per errore da Rosi Mauro e nonostante il cortocircuito fra gli articoli 6 e 29 che si contraddicono l’un l’altro. Cortocircuito che ha fatto di nuovo materializzare sul provvedimento lo spettro della quarta lettura alla camera. Cioè la madre di tutte le disgrazie per questa legge manifesto del governo Berlusconi la cui maggioranza a Montecitorio ormai naviga palesemente a vista. Scongiurata – …
