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"Gelmini fa la riforma. Ma ora deve attuarla", di Fabrizia Bagozzi

Non sarà una passeggiata applicare la legge sull’università approvata ieri definitivamente. Dopo due anni, le proteste di un movimento diventato sempre più grande mentre lei tirava dritto e svariati incidenti di percorso – molti dei quali causati da colleghi ministri (Tremonti) e da ex colleghi di partito che pure a questa legge tenevano assai (leggi Futuro e libertà) –, Mariastella porta a casa il pacco dono firmato palazzo Madama. E fuori tempo massimo incassa una riforma che le ha fatto sudare le famose sette camicie e provocato (immaginiamo) ben più di un travaso di bile. Il ddl che porta il suo nome ora è legge, a dispetto di quegli emendamenti dell’opposizione fatti passare per errore da Rosi Mauro e nonostante il cortocircuito fra gli articoli 6 e 29 che si contraddicono l’un l’altro. Cortocircuito che ha fatto di nuovo materializzare sul provvedimento lo spettro della quarta lettura alla camera. Cioè la madre di tutte le disgrazie per questa legge manifesto del governo Berlusconi la cui maggioranza a Montecitorio ormai naviga palesemente a vista. Scongiurata – …

Riforma Gelmini è legge. Finocchiaro: Una foglia di fico", di Maria Zegarelli

Con 161 sì, 98 no e 6 astenuti nella votazione di ieri al Senato la riforma dell’Università è legge. Come da programma ieri la Riforma dell’Università firmata Gelmini è legge: è stata approvata con 161 sì, (Pdl, Lega e Fli) 98 no (di Pd e Idv) e sei astenuti (Udc, Api, Svp e Union Valdotaine), che al Senato valgono come voti contrari. Il dibattito in Aula è finito così come era iniziato: con un clima infuocato tra maggioranza e opposizione, da una parte la necessità di approvare il ddl senza modifiche per scongiurare la quarta lettura alla Camera (diventata ormai un incubo per il premier) e dall’altra il tentativo di migliorare una legge sbagliata e contraddittoria. Maggioranza incattivita, malgrado il clima natalizio, tanto da spingere la capogruppo Pd Anna Finocchiaro ad alzare la voce e interrompere il suo intervento. Gongola il governo che ha salutato il voto finale come un evento storico. «Credo che sia una bella giornata per il Paese e le università italiane», il commento della ministra Gelmini che ha ringraziato il premier, …

La "riforma" Gelmini è legge

Nonostante le pacifiche manifestazioni studentesche in tutta Italia la riforma dell’università è stata approvata, sebbene fino a ieri la destra la considerava limitata. Meloni: “Questa legge non modifica lo status quo e non tocca alcun privilegio corporativo, mentre affossa il diritto allo studio”. Napolitano ha cercato il dialogo con gli studenti, il governo no. La Finocchiaro interrompe la dichiarazione di voto . La Riforma Gelmini sull’università è legge, nonostante le numerosissime proteste in tutto il Paese, nonostante la dura opposizioni nelle Camere del Partito democratico e dell’Idv. L’aula del Senato ha infatti dato il via libera definitivo al testo approvato con 161 si, 98 no e 6 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti, anche se al Senato conta come voto contrario, Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Sono di ieri le ultime manifestazioni di piazza a Roma e in molte città d’Italia ancora una volta contro il Ddl università, contro i tagli a tutto il mondo della conoscenza della formazione e della ricerca. …

Lassù qualcuno li ascolta. Napolitano incontra i ragazzi

Il Capo dello Stato riceve una delegazione di dodici studenti: «Fate un salto di qualità». Ai giovani, alle loro difficoltà, ai loro desideri ed anche ai loro sogni il presidente della Repubblica ha da sempre prestato la particolare attenzione che è giusto riservare a chi rappresenta il futuro del paese. E così ieri pomeriggio, sul finire di una battagliera ma serena giornata di protesta, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta al Quirinale, nello studio del presidente, quello dove Napolitano lavora tutti i giorni e da cui osserva lo svolgersi della vita, a tratti molto difficile, delle istituzioni e della gente comune. In cui riceve le istanze più diverse e decide i suoi interventi. JEANS, FELPE, SCIARPE Al Colle sono arrivati in dodici. In rappresentanza di un movimento molto vario ma che sta assumendo una sua identità pur nell’oggettiva difficoltà di rappresentare istanze comunque diverse. Sciarpe colorate, jeans, felpe, berretti. IL look dei giovani che neanche la solennità dell’incontro ha fatto cambiare. Un paio sono arrivati in taxi, forse per non presentarsi affannati ad un …

""Voi nella zona rossa, noi liberi" la sfida pacifica dei ragazzi in una città inutilmente blindata" di Curzio Maltese

Niente incidenti, fiori e dolci ai manifestanti. Roma per tutta la giornata è stata divisa in due: specchio della condizione del Paese La vigilia gli studenti di fisica l´hanno trascorsa guardando “Noi credevamo”: poi dibattito con Martone. Mohammed B., travolto dal crollo di un solaio della facoltà di Scienze Politiche. Una delegazione di studenti, che si è staccata dal corteo appena è arrivata la notizia, gli ha portato dei fiori. Qualcuno dei sinistri violenti, che dovrebbero essere trattati come i terroristi, lo conosceva e piangeva. C´è più verità sull´università italiana in questo fatto di cronaca che nel dibattito televisivo dell´ultima settimana. La più grande università d´Italia e d´Europa, la seconda o terza al mondo per numero d´iscritti, non ha i fondi per finire i lavori, ma non può permettere che i soffitti crollino sulla testa degli studenti. I cantieri sono diventati eterni, lavorano a basso regime con operai immigrati e sottopagati, che muoiono sotto Natale, nel silenzio, senza disturbare lo shopping. Fra un dibattito e l´altro, il governo in tutti questi mesi non ha ancora …

"Una legge senza futuro. La sfida del PD alla «riforma» Gelmini", di Marco Meloni*

Il Senato della Repubblica trasformato in votificio. Il dibattito, fuori e dentro il Parlamento, macchiato da una sequela di luoghi comuni, forzature, bugie. Gli studenti e i ricercatori? Facinorosi o, al massimo, ingenui che protestano contro i propri interessi. L’opposizione? Disfattista e gemellata con i baroni. I docenti che dissentono? Oligarchici e privilegiati. Questi giorni sono la migliore sintesi del confronto pubblico sul ddl Gelmini. L’occasione «di riflettere sul valore da attribuire alla scienza e alla cultura, e di confrontare su questo tema i diversi ideali delle forze politiche e sociali » – così Matteucci definiva il dibattito sull’università nel 1970, in un articolo ora ripubblicato su Il Mulino – è andata persa: poca attenzione ai contenuti, chiusura faziosa da parte di un governo arrogante. Signore e signori, la riforma è servita, prendere o lasciare: studenti e ricercatori, partiti e Parlamento, siete pregati di ripresentarvi in sede di adozione dei decreti attuativi (che in effetti sono oltre 50!), afferma il ministro. “Merito”, “talenti”, “valutazione” sono parole ormai prive di senso, foglie di fico per coprire …

"Votazioni sprint, pasticcio al Senato La vice leghista sbaglia e dà per approvati 4 emendamenti Pd-Idv", di Giovanna Casadio

Nonostante le proteste Rosi Mauro non si ferma. Schifani costretto a ripetere il voto. Due articoli si contraddicono Gelmini: rimediamo con il decreto milleproroghe. La prova provata sta su Youtube. Rosi Mauro ritiene sia il momento di procedere come un caterpillar, nonostante l´aula del Senato in tumulto. «Emendamento 6.21: chi è favorevole, chi è contrario, approvato; 6.23… approvato; 6.26 approvato». «Sospendi la seduta», le gridano dai banchi dell´opposizione. «Io proseguo nelle votazioni, vergogna», si infastidisce lei, alzando la voce. Anche i funzionari le suggeriscono la calma. Ma la vice presidente leghista – coccarda verde sul bavero della giacca; sempre accanto a Bossi nelle uscite pubbliche padane – vuole accelerare sulla riforma Gelmini. Propone votazioni a raffica, proclama i risultati. Non si rende conto di avere dato l´ok a quattro emendamenti di Pd e Idv. Finisce in autogol. Quando Schifani si siede sul suo scranno e riprende la presidenza dell´aula, annulla le quindici votazioni fatte. «Sono da rifare», decide. Democratici e dipietristi non ci stanno. «Il nostro gruppo non parteciperà alla ripetizione delle votazioni già effettuate», …