Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Le amicizie pericolose del commissario Marchetti", di Jolanda Buffalini

Vatti a fidare degli amici. Uno si affida per trovare casa e si ritrova nella lista della nuova tangentopoli. La lista è quella dell’imprenditore Anemone, dove compare il nome dell’ingegner Luciano Marchetti, pensionato con il grado di direttore regionale dei Beni culturali nel Lazio, ma ancora attivo come subcommissario all’emergenza in Abruzzo e commissario straordinario a Roma per la Domus Aurea. Gli amici del subcommissario sono Angelo Balducci, «persona simpatica e che stimo, al di là degli addebiti, che comunque devono essere provati», ha dichiarato l’ingegner Marchetti. L’architetto Federica Galloni che, di fresca nomina, ha preso il posto di Marchetti nel Lazio (e anche lei nella lista). Francesca Nannelli, compagna di Marchetti e funzionaria ai Beni culturali, distaccata da Firenze a Arcus, la Spa del ministero. Un intreccio che riconduce tutti a un rapporto preferenziale con la Protezione civile, con la ditta Anemone e con le proprietà ecclesiastiche. Il nome dell’architetto Galloni compare nella lista perché ha ristrutturato l’appartamento di via del Governo Vecchio a Roma che l’ingegnere ha preso in affitto da Propaganda Fide, …

"Enti di ricerca prime vittime della manovra. ISFOL occupato", di Laura Matteucci

L’anno scorso, per concorrere a finanziare il mancato incasso dell’Ici, ne prosciugarono il fondo istituzionale. Quest’anno, per partecipare alla manovra contro la crisi che non c’è mai stata e, semmai, è alle spalle, lo vogliono chiudere tout-court. La ricerca sacrificata per denaro: poco, tra l’altro, visto che la maggior parte dei finanziamenti per questo genere di attività arrivano da Bruxelles, dove la sensibilità per il lavoro intellettuale è più viva. L’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) rischia di essere tra le prime vittime della manovra, insieme ad altri enti statali di ricerca, quali lo Ias (che si occupa di affari sociali) e l’Isae (che invece si occupa di analisi economiche). I dipendenti, da ieri, stanno occupando la sede di Roma: sono 630 persone, 270 delle quali con contratti a tempo determinato che verrebbero lasciate a casa, mentre per gli altri si prospetta un futuro con Sacconi al ministero del Lavoro, oppure di mobilità verso altri enti. L’assemblea dei dipendenti ha già chiesto un incontro immediato a Sacconi,ma soprattutto vuole «il ritiro …

«400 genitori di bambini e ragazzi dislessici contro il negazionismo su DSA», di Laura Ceccon

Le esternazioni “negazioniste” sulla dislessia e i DSA (disturbi specifici di apprendimento), tornano alla ribalta ogni qualvolta la legge nazionale in discussione faccia un piccolo passo in avanti. Solitamente sono espresse sui media da “gente comune” che riprende con toni da crociata le note campagne denigratorie contro la psichiatria ed in particolare contro l’ADHD mettendo nel calderone, senza alcun distinguo, anche i DSA. Stupisce però vedere scritte le stesse identiche affermazioni (pubblicate da un quotidiano a fine aprile) a firma del Prof. Giorgio Israel, consulente del Ministero dell’Istruzione, ma si sa non è il titolo né l’occupazione a garantire la qualità. Come genitori di bambini dislessici, disgrafici, disortografici e discalculici, in pieno accordo con le precisazioni espresse dal Prof. Giacomo Stella fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia (pubblicate dallo stesso quotidiano ma stranamente con immediato diritto di replica concesso al Prof. Israel), ribadiamo che i nostri figli non sono malati né tantomeno anormali o “handicappati”. Sono ragazzi intelligenti che hanno semplicemente modalità di apprendimento che, non passando attraverso i classici automatismi, necessitano di metodologie didattiche personalizzate. Ma …

"Università: riforma a scatola chiusa", di Giulio Peruzzi*

Nella sua audizione alla Commissione istruzione del Senato (una rara apparizione concessa il 12 maggio) il ministro Gelmini ha sciorinato una serie di cifre in larga parte discutibili, se non palesemente errate. Inoltre, senza accorgersi che molti Paesi del mondo, pur nella difficile congiuntura economica,hanno incrementato i finanziamenti al settore, Gelmini ha giustificato i tagli effettuati e quelli in arrivo appellandosi alla crisi economica. Non ha dato nessuna certezza sulla consistenza del finanziamento futuro delle Università che, a oggi, si aspettano un taglio indiscriminato di 1,3 miliardi di euro per il 2011. Infine ha sostenuto più volte che “conservatori” (sic!) sono coloro che si oppongono al suo disegno di legge di riforma universitaria (che andrà in Aula ai primi di giugno) e che lo stesso ddl è «stato il frutto di una lunga concertazione con gli operatori del comparto» (sic!). È indubbia l’esigenza di intervenire in modo incisivo e organico sull’Università, invertendo una tendenza al declino assai preoccupante per il Paese. È altrettanto chiaro che molti dei problemi che affliggono il nostro sistema universitario sono …

"Il paese faina che disprezza l'università", di Antonio Scurati

Nel silenzio più totale, nell’indifferenza generale, è in discussione in Parlamento un disegno di legge di riforma dell’università da cui dipenderà il futuro del nostro Paese. Lo scopo dichiarato dai riformatori (il governo) è di ridurre gli sprechi e razionalizzare le risorse, la conseguenza reale sarebbe – stando agli oppositori (quasi l’intero mondo accademico) – di condurre il sistema universitario pubblico al collasso nel giro di pochissimi anni. Il sistema universitario ha le sue colpe, ed è scarsamente difendibile, ma la cura sarebbe, in questo caso, un’eutanasia mascherata. Chi ha ragione? E’ una battaglia tra riformisti e conservatori, tra risanatori e difensori di privilegi corporativi, oppure tra difensori dell’università pubblica e suoi curatori fallimentari? «Senza alcun onere aggiuntivo». La risposta sta tutta in questa formula burocratica, una formula che ricorre più di venti volte nel testo di legge per la riforma dell’università. Si può riformare un’istituzione grande e complessa come quella universitaria senza investire ma, al contrario, tagliando ulteriormente i già scarsi investimenti? La risposta agli interrogativi precedenti dipende da quest’ultimo e la risposta è …

"I giovani in cattedra", di Marco Meloni*

«L’Italia non è un paese per giovani». «L’Italia è un paese bloccato». Si tratta di affermazioni a metà tra luogo comune e realtà ineluttabile, che la nostra università rappresenta in modo davvero emblematico. Nel 2007 Salvatore Settis scriveva: «Qualità della ricerca e degli studi e ricambio generazionale nella docenza sono problemi che non stiamo affrontando, che si vanno incancrenendo a ogni giorno che passa». Il Pd, dall’assemblea di oggi, vuole metterli in testa alle proprie priorità. Un’università di qualità serve all’economia dell’Italia, e serve a far incrociare i talenti con le opportunità. Non possiamo accettare che solo il 10% dei giovani con il padre non diplomato riesca a laurearsi. Nel Regno Unito sono il 40%, in Francia il 35%. Non possiamo dirci progressisti se non promuoviamo, con le idee e con i fatti, la mobilità sociale. Ha ragione Irene Tinagli: la diminuzione delle immatricolazioni (-17.000 nell’ultimo anno) è molto preoccupante. I giovani italiani non credono più nell’università come spazio per la crescita professionale e la mobilità sociale. È la fotografia dell’Italia di oggi: una società …

"Controriforma, così i ricercatori perderanno la voce", di Rino Falcone*

Negli ultimi tempi sta emergendo con forza e su differenti ambiti della vita del Paese il tema dell’autonomia. Su un primo fronte, con spericolati argomenti, si aggrediscono autonomie fondamentali come quelle che tutelano la funzione della magistratura e dei mezzi di comunicazione di massa. Su un altro fronte si dibatte del percorso politico, istituzionale e finanziario che dovrà portare all’effettiva applicazione del federalismo nel nostro Paese. L’attenzione sembra riguardare il costo dell’operazione, ma anche qui il nodo è l’autonomia. Questa volta però il Governo sembra mosso da una volontà d’ampliamento degli spazi autonomi e non sembra molto preoccupato della necessità di adeguare contropoteri d’equilibrio e responsabilità (come mostrato nelle polemiche recenti sui beni demaniali da affidare ai Comuni e ai rischi per la loro tutela). Molto interessante, poi, il caso del nuovo modo di concepire l’autonomia dell’Università e delle Istituzioni di alta cultura e ricerca. La riforma universitaria Gelmini riduce significativamente l’autonomia introdotta in passato, trasformando tra l’altro ilCdA in un organo di governo partecipato per almeno il 40% da esterni all’Ateneo. Ancora più inverosimile …