Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Ispra, tutto rimandato. I ricercatori non scendono", di Felicia Masocco

Ci sono volute 42 notti sul tetto e la scadenza di altri 230 contratti, ma alla fine il ministro Prestigiacomo ha aperto un tavolo per i precari dell’Ispra. È convocato per lunedì. Nell’attesa loro restano sul tetto. Ha aspettato un mese e mezzo per pronunciarsi, alla fine il ministro Stefania Prestigiacomo ha detto la sua sull’Ispra, l’istituto per la ricerca e la protezione ambientale cui il suo ministero, di concerto con il Tesoro e la Funzione Pubblica, ha tagliato le prospettive e, nel 2009, 480 contratti. Dopo 42 notti passate dormire sul tetto dell’istituto, ieri una delegazione di ricercatori è stata ricevuta dalla titolare dell’Ambiente, la quale si è difesa snocciolando una serie di cifre e smentendo di aver abbandonato la ricerca, accusa che le viene mossa da ogni dove. A riprova della buona volontà, la convocazione per lunedì prossimo di un tavolo tecnico al ministero per tentare una soluzione. Sarà l’occasione per i ricercatori di presentare le loro cifre che differiscono da quelle del governo. Almeno fino ad allora, dal tetto non scenderanno e …

"Sos ricerca, lo Stato taglia i fondi e le imprese corrono in soccorso", di Valentina Arcovio ed Emanuele Perugini

Con solo l’1% del Pil siamo tra gli ultimi in Europa, ma qualche speranzaarriva ora dalle aziende che hanno speso 9.545 milioni sui 18.231 totali. Lo Stato taglia e le imprese tamponano. Fino a qualche tempo fa era davvero impensabile immaginare che i privati investissero in Ricerca & Sviluppo molto più di quanto facessero le istituzioni pubbliche. Eppure, si deve proprio a loro la piccola fiammella che brilla, seppur debolmente, in quel tunnel buio in cui è stata relegata la ricerca in Italia. Si deve a quei 9.545 milioni di euro, sui 18.231 milioni totali, che le imprese investono in R&S se oggi c’è ancora la speranza di poter risalire lentamente nella classifica dei paesi più virtuosi. «Le imprese italiane – commenta Nicoletta Amodio, dirigente Ricerca e innovazione di Confindustria – credono di più nella ricerca. Lo dimostrano i recenti dati Istat. Negli ultimi anni i loro investimenti sono cresciuti significativamente, merito degli sgravi fiscali ma anche di una maggiore maturità del settore». Tant’è che il 90 per cento della spesa delle imprese in R&S …

“Pensione anticipata? No, grazie”, di Eugenio Fatigante

Scatta, insomma, un’altra misura che penalizzerà non poco i più giovani. Per questo il sindacato (specie la Nidil-Cgil) ha chiesto più volte, ma invano, un rinvio. C’era una volta la pensione d’anzianità. Lo strumento della pensione anticipata, che tanto ha contribuito negli anni passati ad appesantire i conti della previdenza, sta diventando sempre più desueto. È crollato, infatti, il numero delle persone che lasciano il lavoro in anticipo, prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. I dati anticipati ieri dall’Inps all’agenzia Ansa dicono che, nei primi 11 mesi dell’anno, le nuove pensioni d’anzianità sono state 91.925. Ovvero il 53% in meno rispetto al 2008 quando, nell’intero anno, furono 196.522. Immediate le ripercussioni in termini di bilancio: questo dato è «il migliore dal 2002», ha detto il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e – assieme ad altri fattori – consentirà all’istituto di chiudere il 2009 con un avanzo finanziario di 6-7 miliardi di euro (ma «il risultato – ha aggiunto – potrebbe essere anche molto superiore»). Numeri che stanno a dimostrare, sempre secondo Mastrapasqua, che le …

“L’Università guidi il dopo crisi”, intervista a Francesco Profumo di Andrea Rossi

Professor Francesco Profumo, rettore del Politecnico, che 2010 ci aspetta? «Sarà ancora un anno difficile, nonostante i segnali di ripresa, ma bisogna scacciare la paura. Si deve continuare a investire, senza l’assillo di un ritorno immediato, guardando più in là, cosa che in Italia riesce spesso difficile» Ma nel 2009 in provincia di Torino hanno chiuso quasi mille imprese. «Vero. Il 2010 sarà l’anno della rivincita se sapremo delineare l’uscita dalla crisi e immaginare che mondo troveremo dopo». E che mondo sarà? «Tanti lavori scompariranno. Tante piccole aziende, senza innovazioni, non sapranno reggere la concorrenza globale. Ma nasceranno anche nuove opportunità. Sarà fondamentale puntare sulla formazione continua: chi sta per entrare nel mondo del lavoro, chi ha perso il posto e deve ricollocarsi. L’Università può esercitare un ruolo trainante». Ma gli atenei, già in difficoltà, non dovrebbero concentrare tutte le risorse sui propri studenti? «In un periodo “normale” il sistema economico-produttivo potrebbe garantire quel minimo di innovazione necessaria. Ma qui siamo dentro uno tsunami. E allora le università devono mettere le proprie competenze e persone …

Universita’: Franco, “Su riforma Gelmini parte proprio male”.

La Gelmini si inventa una realtà che non esiste. Parte male il confronto con l’opposizione. Non esiste un Pd buono, quello di Bersani-Letta, e un Pd cattivo, quello di Veltroni-Franceschini. Il Pd è unito nel volere una riforma che rilanci l’università italiana, il che vuol dire più ricerca, migliore didattica, più diritto allo studio, spazio a nuovi ricercatori, investimenti”. Lo dice la senatrice del Pd Vittoria Franco, componente della Commissione Istruzione di Palazzo Madama di cui è stata presidente, a proposito di un’intervista al ministro Maria Stella Gelmini sulla riforma dell’università oggi sul Corriere. “Il ministro Gelmini – prosegue Vittoria Franco – smetta i panni della maestra che bacchetta a destra e a manca. Ha bacchettato perfino il relatore di maggioranza alla sua riforma dell’università in Commissione al Senato, il senatore del Pdl Valditara, che ha osato avanzare qualche osservazione critica, e lo ha accusato di essere ‘un docente’. Sulla riforma i docenti dovrebbero starsene zitti, anche quando sono senatori e sono dunque chiamati ad esaminarla e votarla? “La ricerca nell’università – continua ancora Vittoria …

«ISPRA. Vigilia di lotta anche per i ricercatori ambientali», di Sara Farolfi

Dal tetto di via Casalotti si vede nitidamente lo stato in cui versa la ricerca italiana. Ci sono saliti apposta su quel tetto, un mese esatto fa, i ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), «perchè tutti sappiano che cosa si sta distruggendo». Si sono inventati di tutto, Marco, Michela, Andeka, Emma, Ivan e tutti gli altri che da un mese hanno fermato le loro vite, dottorati e matrimoni, contro «il terrore di essere invisibili». Hanno stampato magliette, realizzato un video, scritto lettere e stampato comunicati, mentre una webcam segue giorno dopo giorno la loro protesta (www.nonsparateallaricerca.org). Dentro al tendone che campeggia sul tetto hanno addobbato anche un piccolo albero di natale, anzi due, a quello classico ne hanno affiancato uno precario. Hanno raccolto la solidarietà del quartiere, ma non una parola da parte del ministero dell’ambiente di cui l’Ispra costituisce il supporto tecnico scientifico. Anche questa è l’Italia. Un paese con 8 mila chilometri di coste che butta alle ortiche la ricerca sul mare (e non solo quella naturalmente). Un …

«Dannati ricercatori», di Caterina Perniconi

Da un mese i precari dell’Ispra protestano sui tetti: la paura dello sgombero, il gelo. E un Natale con nulla da festeggiare “Scendete o sgomberiamo”. La chiamata era arrivata all’Ispra nel pomeriggio di lunedì, un consiglio suonato come un avvertimento. Un mese esatto dopo essere saliti sul tetto, e qualche ora dopo un incontro inconcludente con i vertici del ministero dell’Ambiente, ai ricercatori dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale è stato “suggerito” di andare a trascorrere il Natale a casa, dalle loro famiglie, e magari di portare un regalo col loro ultimo stipendio. Perché dal 31 dicembre, 230 di loro non avranno più un contratto, e altrettanti sono stati interrotti a giugno. “Appena ricevuta la chiamata ci siamo riuniti per capire a chi potevamo rivolgerci per farci ascoltare e scongiurare uno sgombero – spiega Massimiliano Bottaro, uno dei coordinatori della protesta – ma era una serata difficile, a Roma stava piovendo e dovevamo anche occuparci di come ripararci. Alla fine mi sono attaccato al telefono e ho cercato di rintracciare tutti i …