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"Ispra, tutto rimandato. I ricercatori non scendono", di Felicia Masocco

Ci sono volute 42 notti sul tetto e la scadenza di altri 230 contratti, ma alla fine il ministro Prestigiacomo ha aperto un tavolo per i precari dell’Ispra. È convocato per lunedì. Nell’attesa loro restano sul tetto. Ha aspettato un mese e mezzo per pronunciarsi, alla fine il ministro Stefania Prestigiacomo ha detto la sua sull’Ispra, l’istituto per la ricerca e la protezione ambientale cui il suo ministero, di concerto con il Tesoro e la Funzione Pubblica, ha tagliato le prospettive e, nel 2009, 480 contratti.
Dopo 42 notti passate dormire sul tetto dell’istituto, ieri una delegazione di ricercatori è stata ricevuta dalla titolare dell’Ambiente, la quale si è difesa snocciolando una serie di cifre e smentendo di aver abbandonato la ricerca, accusa che le viene mossa da ogni dove. A riprova della buona volontà, la convocazione per lunedì prossimo di un tavolo tecnico al ministero per tentare una soluzione. Sarà l’occasione per i ricercatori di presentare le loro cifre che differiscono da quelle del governo. Almeno fino ad allora, dal tetto non scenderanno e continueranno la protesta anche con altre iniziative. Perché di concreto ieri non si è intravisto nulla, né nell’incontro con Cgil, Cisl e Uil e Anpri, né con l’Usi-Rdb che è la sigla di riferimento per i ricercatori saliti sul tetto. Secondo una nota ministeriale non ci sarebbe stato «nessun abbandono», «piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca». Questo il quadro fornito dal ministero: al momento del commissariamento, fine luglio 2008, l’Ispra contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione, giudicata da Prestigiacomo, «una forte anomalia visto che il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro», è stato predisposto un piano triennale per ridurre l’area del precariato e portare a 400 le assunzioni a tempo indeterminato.
In pratica se quasi 500 ricercatori nel 2009 non hanno avuto il rinnovo del contratto, è a fin di bene. È un po’ contraddittorio ma è quanto si legge nella nota dell’Ambiente che precisa, l’obiettivo era «potenziare l’Ispra, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale». I ricercatori non sottovalutano l’aver ottenuto una sede di confronto, ma non si fanno soverchie illusioni: «Il primo incontro con Prestigiacomo e il capo dipartimento della funzione pubblica ha mostrato la volontà di affrontare le problematiche – dice EmmaPersia,
coordinatrice dell’Usi-Rdb-. In particolare il ministro ha affermato di voler agire per la professionalità. Lunedì le porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche , oltre a quelle giù offerte dalle istituzioni locali, sperando che vengano
esaminate adeguatamente». A sottolineare «l’inconcludenza» dell’incontro di ieri è Ignazio
Marino. «Il ministro parla di valorizzazione e promozione della ricerca, ma davanti agli occhi dei ricercatori dell’Ispra ci sono solo la certezza dei licenziamenti e il miraggio di un tavolo tecnico», taglia corto il senatore Pd in sintonia con i colleghi Roberto della Seta e Francesco Ferrante. «Il ministro -continua Marino – stabilizzi i precari o, ancora meglio, ne valuti il merito bandendo urgentemente un concorso nel quale vengano presi in considerazione i titoli scientifici delle centinaia di ricercatori che, dalla notte di San Silvestro, sono tecnicamente licenziati».
In attesa di lunedì, continua la protesta sul tetto dell’istituto nel quartiere Casalotti, dovrebbe invece rientrare lo sciopero della Usi-Rdb Ricerca, sono infatti in corso le procedure di conciliazione.
Un’assemblea cittadina per parlare della ricerca e dei controlli ambientali è in programma per la fine della prossima settimana.
L’Unità 05.01.10

1 Commento

  1. La Redazione dice

    “Non si spenga la nostra protesta”, di Emma Persia

    Dal tetto dell’ISPRA rivolgiamo un appello a Voi di Articolo21, affinchè attraverso la vostra azione mediatica, non si spenga la nostra protesta perché: la ricerca precaria è una ricerca sotto ricatto, e non fa bene al paese. La crisi della ricerca pubblica ambientale italiana non è solo nell’espulsione dagli enti, in particolare dall’ISPRA (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) di centinaia di lavoratori, ma sopratutto nel danno che in questo modo viene fatto alla collettività e al territorio, senza più controlli adeguati e studi che rivelino il reale stato dei nostri mari, dell’aria che si respira nelle nostre città, di un intero paese a rischio frane e dissesto idrogeologico, sempre più concreto con i cambiamenti climatici che portano piogge meno frequenti ma più violente. Questo è il ruolo di un istituto come l’ISPRA, questi i motivi per cui dovrebbe essere potenziato e rilanciato, non ridimensionato come invece si cerca di fare, allontanando i suoi ricercatori e tecnici giovani, smantellando i laboratori, chiudendo le sedi o riducendole in stato di abbandono. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dice di essere interessata alla ricerca e alla protezione ambientale: se è così lo dimostri, rimuovendo tutti gli ostacoli, dall’emorragia di personale a quella di fondi, che impediscono all’ISPRA di svolgere al meglio il suo ruolo di controllore pubblico della salute del nostro territorio, che porta necessariamente con sé quella dei cittadini che lo abitano.

    http://www.articolo21.org

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