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“Ricercatori Ispra: «Sul tetto fino a Natale»”, di Carlotta De Leo

ROMA – Di mattina, il vento forte minaccia di strappare via la tenda piantata sul tetto. Di sera, ci pensa la pioggia torrenziale ad allagare la terrazza e a bagnare i sacchi a pelo. Ma i ricercatori dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ) non demordono e restano sul tetto del loro ente per protestare contro i «licenziamenti» dei 500 precari. «Ormai siamo qui da sette giorni e sette e nottie se necessario rimarremo fino a Natale – spiega Michela Mannozzi, ricercatrice e rappresentante del coordinamento precari dell’Usi Rdb Ricerca -. Non abbiamo alcuna intenzione di scendere fin quando non saranno regolarizzati tutti i precari dell’Istituto, proseguiremo la battaglia in cima al tetto fin quando non ci sarà una soluzione politica alla vicenda». NUOVO GAZEBO IN LEGNO – Uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto «ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento, abbiamo appena dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da …

“Il dilemma dei laureati”, di Chiara Saraceno

La prima cosa che sperimenta un giovane italiano laureato che cerca e trova lavoro all´estero è un senso di liberazione. Pur nelle difficoltà quotidiane della lingua, della mancanza di reti sociali di sostegno (almeno agli inizi), della perdita delle abitudini e contesti più noti e vicini, ciò che colpisce favorevolmente è l´esistenza di regole trasparenti, di meccanismi di selezione espliciti. Si percepisce di essere valutati e pesati per quanto si sa dimostrare di valere e sapere, non innanzittutto per le filiere cui si appartiene. Queste contano anche fuori Italia, si badi bene. Ma difficilmente possono prevalere del tutto sul merito e la competenza. Un giovane ricercatore che lavora da anni in un istituto tedesco mi ha detto che non riesce a immaginare di poter provare a tornare in Italia per fare carriera. Gli manca il know how culturale e psicologico, inclusa la capacità di resistenza alle umiliazioni. Né ha voglia di apprenderlo. Conosco molti studiosi, ma anche ingegneri o chimici che lavorano nell´industria, tecnici che lavorano nelle televisioni e così via, che sono riusciti ad …

Ricerca, Ghizzoni (Pd): E’ giallo su fondi per ricercatori, Gelmini spieghi

“Comincia a tingersi di giallo il futuro del decreto sui giovani ricercatori”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni che aggiunge: “avevamo salutato favorevolmente le notizia di un immediato decreto Gelmini per la ripartizione tra gli Atenei degli 80 milioni di euro per l’assunzione dei giovani ricercatori, ma già dobbiamo ritornare sui nostri passi: ancora oggi, nonostante gli impegni presi, di quel decreto non c’è traccia. E’ sparito nel nulla. Lo sblocco di quei fondi – conclude Ghizzoni – è urgente e fondamentale per la nostra ricerca e permetterebbe l’assunzione di nuovi ricercatori” ****** Pubblichiamo dui seguito il comunicato stampa dell’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) Comunicato stampa del 30 Novembre 2009 Che fine ha fatto il decreto per i giovani ricercatori? Il 13 novembre il Senato della Repubblica ha trasformato in un semplice ordine del giorno l’emendamento per sbloccare 80 milioni di euro destinati all’assunzione a tempo indeterminato di 2.000 ricercatori. In quell’occasione il Ministro Gelmini ha dichiarato che non si trattava di un taglio alla …

“Chiudono i centri di ricerca. In Italia è strage di ‘cervelli'”, di Roberto Mania

ROMA – Questa non è una fuga di talenti, questa è una sottrazione di cervelli. Una rinuncia al futuro. Perché c’è in atto una decimazione silenziosa di ingegneri, tecnici, ricercatori. Produttori di conoscenze, di innovazione, di ricchezza immateriale nella presunta epoca del post-industrialismo. In questo terribile 2009 sono saltati quasi 20 mila posti di lavoro nell’information technology, dove si concentra, tra gli addetti, la più alta percentuale di laureati rispetto agli altri settori: il 30 per cento. Sono un pezzo importante di quei colletti bianchi creativi così decisivi nel far decollare, solo qualche anno fa, il nostro “quarto capitalismo” di medie imprese internazionalizzate, quando ancora non si immaginava la tempesta dei sub-prime. Ora i nostri “cervelli” sono diventati esuberi. Come i metallurgici dell’Alcoa, i siderurgici della Dalmine, i metalmeccanici della Fiat di Termini Imerese e dell’Alfa di Arese, della Antonio Merloni di Fabriano e Nocera Umbra, le tute blu specializzate nel distretto bresciano dei tondini. “Abbiamo dato i natali a Guglielmo Marconi e Antonio Meucci – dice Emilio Lonati, segretario nazionale della Fim-Cisl – eravamo …

“Per non fare danni i politici devono studiare le scienze”, Emanuele Novazio

Intervista a Richard Muller Scienziato ed ecologista. Il guru della fisica: anche Al Gore sbaglia. Attenti alle scoperte che fanno audience. Professor Muller, in «Fisica per futuri presidenti» lei sostiene che avere le giuste conoscenze scientifiche è indispensabile per prendere corrette decisioni politiche. Perché? «Perché viviamo in un mondo tecnologico nel quale si prendono decisioni su armi nucleari, cambiamenti climatici, spazio. Non basta affidarsi a consiglieri scientifici: un leader deve tener conto di realtà diplomatiche, economiche, finanziarie. E deve avere competenze in tutti questi settori». Lo stesso vale per la bioetica, per esempio quando si deve decidere sulle cellule staminali o sull’alimentazione forzata a malati terminali? «Per me questi sono prima di tutto quesiti etici, non scientifici. Altra cosa, per intenderci, dai cambiamenti climatici». Lei concorda con chi paventa scenari catastrofici a meno di interventi radicali? «È giusto preoccuparsi del riscaldamento globale. Ma Al Gore esagera col suo allarme. Il riscaldamento globale è pari a mezzo grado Celsius, secondo una valutazione scientifica condivisa. Non ha potuto avere tutti gli effetti che Gore sostiene abbia avuto». …

“Ricerca, ecco una bozza che sa di beffa”, di Pietro Greco

Il Ministro Mariastella Gelmini ha presentato ieri all’Accademia dei Lincei una prima bozza del Programma Nazionale della Ricerca per il quinquennio 2009-2013. Si tratta di una buona notizia in sé. Anche nel merito – malgrado alcune lacune – il piano presenta, a una prima lettura, indubbi aspetti positivi. L’analisi è corretta. Si parla del ritardo italiano sia in termini di investimenti pubblici sia, ancor più, di vocazione per la ricerca del nostro sistema produttivo. Si parla della necessità di colmarlo: puntando sul merito per quanto riguarda la ricerca pubblica e sul cambiamento della specializzazione produttiva per quanto riguarda il sistema economico. Ci sono alcune dimenticanze. Viene sottovalutata l’importanza della ricerca di base o, come si dice oggi, curiosity driven. Non si dice nulla sugli ostacoli che impediscono ai giovani cervelli di altri paesi di venire in Italia. Manel complesso il Programma si muove nella giusta direzione. Il che non è affatto scontato, se solo ci si ricorda dei documenti proposti nei passati governi Berlusconi dal ministro Letizia Moratti. Persino nel metodo l’iniziativa va salutata con …

“Allo sbaraglio o dimenticati. La formazione di 22mila medici”, di Paolo Casicci

Di notte reggono da soli interi reparti, con rischi altissimi per dei tirocinanti. Di giorno restano con le mani in mano, e in pochi conseguono la specializzazione avendo accumulato la giusta esperienza. È un quadro con troppe ombre quello che emerge dall’inchiesta di Federspecializzandi, la sigla più rappresentativa dei 22 mila iscritti a una scuola di medicina post-laurea. Da Trieste a Palermo, il cahier de doléances dei futuri chirurghi, radiologi, anestesisti, oncologi…, è fittissimo. Regolamenti disattesi, attività didattica insufficiente, scarsa attenzione da parte dei tutor, gli strutturati che dovrebbero seguirli da vicino. E soprattutto poche occasioni per svolgere le attività cliniche, se non da soli e con enormi responsabilità. “Ma il vero paradosso” spiega il segretario dell’associazione, Domenico Montemurro, “è che si impara poco lavorando tantissimo: il 46% dei giovani medici dichiara di passare in corsia tra le 50 e le 70 ore alla settimana, quando il contratto ne prevede in tutto 38 tra teoria e pratica”. Il ricorso ai tirocinanti è massiccio soprattutto di notte e nei giorni festivi, quando gli strutturati abbandonano la …