Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

Sfratto e zero fondi: l’Ebri verso la chiusura. Rita Levi Montalcini: «Addio al lavoro di una vita», di Valentina Arcovio

Il premio Nobel: eppure la nostra ricerca sul cervello sta dando risultati straordinari. Alla faccia del premio Nobel e dei suoi 101 anni di vita. In Italia succede anche questo: una scienziata del calibro di Rita Levi Montalcini rischia di essere «sfrattata» per mancato pagamento delle bollette. Proprio così. Dopo aver dedicato tutta la sua vita alla ricerca, una sentenza potrebbe metterla alla porta in barba ai suoi tanti riconoscimenti internazionali. Tutto si saprà domani mattina alle 9.00 di fronte a un giudice che dovrà decidere sul ricorso contro lo sfratto presentato dai legali della Fondazione Santa Lucia contro l’European Brain Research Institute (Ebri) fondato dalla Montalcini sette anni fa. «Questo rischia di portare alla distruzione di tutto ciò che ho fatto, dei risultati scientifici ottenuti e del capitale umano eccezionale che lavora all’Ebri», dice la scienziata, accademica dei Lincei. Il motivo del contendere è uno stabile di 25 mila metri quadri situato a sud di Roma, tra via Ardeatina e via della Cecchignola. Uno spazio dotato di laboratori attrezzatissimi, sfruttati dal 2005 – per …

“La menzogna come potere”, di Giuseppe D’Avanzo

Avanzare delle domande a un uomo politico nell´Italia meravigliosa di Silvio Berlusconi è già un´offesa che esige un castigo? L´Egoarca ritiene che sollecitare delle risposte dinanzi alle incoerenze delle dichiarazioni pubbliche del capo del governo sia diffamatorio e vada punito e che quelle domande debbano essere cancellate d´imperio per mano di un giudice e debba essere interdetto al giornale di riproporle all´opinione pubblica. È interessante leggere, nell´atto di citazione firmato da Silvio Berlusconi, perché le dieci domande che Repubblica propone al presidente del consiglio sono «retoriche, insinuanti, diffamatorie». Sono retoriche, sostiene Berlusconi, perché «non mirano a ottenere una risposta dal destinatario, ma sono volte a insinuare l´idea che la persona “interrogata” si rifiuti di rispondere». Sono diffamatorie perché attribuiscono «comportamenti incresciosi, mai tenuti» e inducono il lettore «a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti». Peraltro, «è sufficiente porre mente alle dichiarazioni già rese in pubblico dalle persone interessate, per riconoscerne la falsità, l´offensività e il carattere diffamatorio di quelle domande che proprio “domande” non sono». Come fin dal primo giorno di questo caso …

“Redditi, il 14,5% degli italiani sotto la soglia di «povertà locale»”, di Marco Tedeschi

Il 14,5 per cento degli italiani, cioè 1,4 milioni di persone, dichiara redditi inferiori alla soglia di povertà della città o del paese in cui vive. Emerge da una ricerca del Centro Studio Sintesi di Venezia, che evidenzia come disporre di un reddito in linea con la media nazionale non metta di fatto i cittadini al riparo dal rischio povertà. Perchè – rileva la ricerca – «molto dipende dal costo della vita della città in cui si vive e si lavora». L’indice del rischio di povertà locale – spiega il centro Studi Sintesi di Venezia – esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore a una determinata soglia critica che è variabile da Comune a Comune, in quanto dipende da diversi fattori: come ad esempio i differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare Avere un reddito di 11mila euro a Milano non ha lo stesso valore, neanche sul potere d’acquisto, che ha a Cagliari. Dall’analisi viene …

“Più care, meno utili. Università italiane bocciate in Europa”, di Elisabetta Pagani

Per scegliere il miglior ateneo in cui studiare conviene aprire una bella cartina dell’Europa e prepararsi a comprare un biglietto aereo. Azzeccare il posto più indicato – in un confronto a cinque fra Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia e Germania – non è questione di fortuna: basta mettere sulla bilancia costi e benefici. E così si scopre che per vantare una laurea nel Paese più quotato del Vecchio Continente bisogna volare in Inghilterra. Per essere più «coccolati» dallo Stato, fra borse di studio (ne beneficia il 30% degli iscritti) e aiuti all’affitto (una quota ad ogni studente a prescindere dal reddito), l’opzione da scegliere è Francia. E per un ottimo rapporto qualità-prezzo la risposta è Germania: affitti bassi, rette contenute (in alcuni Länder è addirittura gratis), costo della vita sopportabile e più che incoraggianti possibilità di trovare lavoro subito dopo la laurea. Secondo tutte le classifiche è in Inghilterra che si contano gli atenei migliori. Ma soprattutto, per chi preferisse uno sguardo più concreto, è lì che si trova lavoro più velocemente dopo l’università (dettaglio …

“Università: i bandi per ricercatori aggirano le regole che premiano il merito”, di G. Tr.

Le regole per ridurre il rischio di combine nella nomina dei ricercatori universitari sono in vigore da fine luglio. Ma sembra che solo in pochi se ne siano accorti. Infatti, degli atènei che hanno bandito i nuovi posti, oltre la metà resta fuori dai binari tracciati dalla riforma Gelmini per far vincere la meritocrazia. Alcuni concorsi prevedono ancora il superamento di prove scritte e orali, nonostante le nuove regole impongano di giudicare i candidati solo in base al curriculum e alle pubblicazioni. Altre università, che hanno deciso di seguire le nuove regole, ne hanno poi stravolto il senso. Per esempio, indicando un tetto massimo al numero di pubblicazioni da sottoporre a valutazione, riducendo così le chance proprio per i più brillanti. Le nuove regole per tagliare le gambe ai concorsi truccati ci sono da fine luglio; i soldi c’erano anche prima, da quando nel 2007 il ministero ha messo la mano al portafoglio e ha avviato un programma di incentivi (140 milioni in tre anni) per cofinanziare più di 4mila posti da ricercatore e cambiare …

“Criteri incerti: riforma mancata”, di Tullio Jappelli e Marco Pagano*

La meritocrazia è una forma di governo in cui i ruoli di responsa­bilità sono affidati in base al merito. Nelle università ciò significa che le risor­se e le decisioni dovrebbero esse­re affidate alle persone che hanno conseguito i migliori risultati nel­la ricerca o nella didattica. A fine luglio, nel distribuire i fondi per il 2009 il ministro Gelmini ha di­chiarato che «per la prima volta in Italia una parte dei fondi desti­nati alle università sono stati asse­gnati sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità». Si trat­ta di 523 milioni di euro, una pic­cola quota (7%) del fondo di finan­ziamento ordinario delle universi­tà, che sono stati assegnati, per un terzo, sulla base di indicatori che dovrebbero misurare la quali­tà della didattica e, per due terzi, sulla base di indicatori relativi alla qualità della ricerca. L’innovazione è stata salutata da alcuni come un «passo impor­tante » nella direzione della meri­tocrazia, sia pure «con qualche li­mite » (si veda l’articolo di France­sco Giavazzi sul Corriere del 25 lu­glio). È davvero così? Purtroppo no: la riforma non …

“L’importanza della ricerca di base e il rimpianto” di Edoardo Boncinelli

La scoperta della implicazione di un gene, Hu­we1, nel processo che porta alla formazione di un tipo particolare di glioblastoma, il glioblasto­ma multiforme, assume quindi una particolare importanza, anche per il modo attraverso il qua­le ci si è giunti. Perché? Il cancro, il nome collettivo che comprende tutti i diversi tipi di tumori, è considerato un obiettivo fondamentale della ricerca scientifica di oggi e su questo obbiettivo sono state concen­trate enormi risorse in termini di uomini e di fondi. Il problema è che le ricerche non si fanno da sole e talvolta non bastano neppure soldi e persone, soprattutto se ci si accanisce in manie­ra miope sull’obbiettivo principale. I veri pro­gressi vengono dalla ricerca biologica di base che può condurre, come in questo caso, a scoper­te che sono comunque importanti in sé e che tro­vano poi un’applicazione nella lotta ai tumori. Nel caso specifico poi la scoperta ha a cha fare con la biologia delle cellule staminali del cervel­lo e potrà trovare altre applicazioni in una varie­tà di malattie cerebrali, non necessariamente di natura tumorale. …