Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Università, battaglia sul numero chiuso i test d’accesso approdano alla Consulta", di Salvo Intravaia

Con un’ordinanza depositata lo scorso 18 giugno, su ricorso dell’Unione degli universitari, il Consiglio di stato ha rinviato alla Consulta la decisione su uno degli argomenti più controversi degli ultimi anni in ambito universitario. Il meccanismo attuale — che prevede il numero programmato a livello nazionale per Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e per le Professioni sanitarie (infermieri, ostetriche, fisioterapisti, per citane alcune), ma con graduatorie finali stilate da ogni singolo ateneo — sceglie veramente gli studenti migliori? Li mette tutti nelle stesse condizioni di partenza? O l’ammissione è anche in parte frutto del caso? I giudici di Palazzo Spada nutrono più di qualche dubbio sul meccanismo messo in piedi nel 1999 che, a parità di test, per ogni singola facoltà seleziona gli studenti con punteggi diversi. La contesa ha preso le mosse da un ricorso al Tar dell’Emilia Romagna presentato da un gruppo di studenti esclusi nel 2007/2008 dal corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’università di Bologna perché si collocarono oltre i posti messi a concorso. In quella tornata di quiz successe di …

"Non basta il merito per migliorare il sistema-scuola", di Benedetto Vertecchi

Nel dibattito in corso attorno alla questione del merito c’è un uso di proposizioni assertorie che mal si concilia con il carattere più o meno probabile che si deve riconoscere alle conoscenze educative. Se si seguisse un criterio di maggiore prudenza, si eviterebbe di dare per scontate relazioni che, se pure qualche volta vere, sono anche in molti altri casi false, o di dubbia interpretazione. Così, per esempio, affermare che premiando il merito (ovvero l’emergere nella popolazione di allievi con livelli particolarmente elevati di profitto) si attivano processi che migliorano il funzionamento delle scuole è un’affermazione di senso comune della quale non si può dire che sia vera, né che sia falsa. Quel che è certo, è che continuare ad accreditare tale senso comune non contribuisce ad accrescere la qualità del sistema educativo, perché ripropone vecchie logiche di conoscenza dei fenomeni che, non da oggi, avrebbero dovuto essere abbandonate e sostituite da argomenti più razionali, capaci di dar conto delle conoscenze che negli ultimi decenni la ricerca educativa ha gradualmente acquisito. I sistemi scolastici costituiscono …

"La scienza delle donne. In Italia subiamo il ritardo culturale", di Maria Novella De Luca

Non è soltanto una questione di genere. Femminile nello specifico. È, piuttosto, in Italia, «un ritardo culturale e globale» nei confronti della scienza, e soprattutto dell’insegnamento delle materie scientifiche. Ragazze o ragazzi, non importa. Lucia Votano, 63 anni, fisica nucleare, è dal 2009 il primo direttore donna dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. E con la stessa chiarezza con cui spiega perché i neutrini ci aiutano a capire l’universo, dimostra che la diffidenza nei confronti delle lauree scientifiche nasce ben prima dell’università, ma già sui banchi di scuola, fin da bambini. Votano, lei parla di ritardo culturale… «Provo a fare un esempio. Una persona ben istruita si vergognerebbe molto a dover ammettere di non conoscere, mettiamo, Petrarca. Mentre la stessa persona potrebbe con un sorriso affermare di non capire nulla di matematica e fisica, senza sentirsi per questo meno colta. Perché ancora oggi in Italia la Scienza è relegata in un ambito laterale sia dell’insegnamento che della cultura in generale». Ragazze, ragazzi: i dati segnalano però che il numero delle scienziate è assai inferiore a …

"Merito, il profumo della divagazione", di Walter Tocci

Nell’ultimo anno sono diminuite del 10% le immatricolazioni all’università. Un risultato clamoroso, inaspettato e preoccupante. Da dieci anni quel dato era sempre in crescita e sembrava possibile recuperare lo storico ritardo della nostra dotazione di laureati, circa la metà rispetto all’Europa. Di questa emergenza nazionale si dovrebbe occupare il ministro dell`Università, se non avesse la testa altrove. Secondo il suo disegno di legge la priorità è nelle Olimpiadi degli studenti. Simpatica iniziativa che già oggi viene realizzata in autonomia dalle scuole e dal volontariato. Perché deve essere statalizzata? Non c`è alcun motivo pratico, c`è solo una reminiscenza da Littoriali, come dice lo storico Piero Bevilacqua. Altrettanto inutile è l`articolo che premia gli studenti migliori nell`accesso all`università per il semplice motivo che la norma esiste già, col decreto legislativo 21/200 8, e anzi è stato proprio il ministro a chiedere al Parlamento di non applicarla con il decreto milleproroghe. Si propongono nuove leggi sul merito mentre si bloccano quelle esistenti. È più facile distrarre l`opinione pubblica con la chiacchiera sul primo della classe piuttosto che chiudere …

"I frutti amari di un'economia senza controllo", di Carlo Buttaroni *

COSÌ L’ARRETRAMENTO DELLA POLITICA E LA LOGICA DEL PROFITTO HANNO PORTATO ALLA RECESSIONE Nel 1989, con la fine della guerra fredda, non c’è stato solo un cambio di equilibri nella geografia politica mondiale. Ha cominciato progressivamente a prendere forma un sistema economico nel quale il mondo è diventato un unico campo operativo. Questo processo ha preso il nome di globalizzazione. Un fenomeno che ha preso velocità e forza dal progresso tecnologico e dalle nuove scoperte in campo scientifico, e che si è affermato nella dissolvenza dei vecchi confini politici e delle barriere ideologiche che, sino allora, avevano condizionato anche i rapporti economici tra i diversi Paesi. In nessun’altra epoca gli attori in campo hanno avuto un raggio d’azione così ampio e una libertà così vasta. Come sia stata esercitata questa libertà, almeno dal punto di vista degli effetti che ha prodotto, è sotto gli occhi di tutti. E la promessa che il mercato globale si sarebbe autoregolato scevro da condizionamenti, trovando il suo punto d’equilibrio naturale, è stata drammaticamente mancata. La globalizzazione ha posto più …

"La beffa delle tasse “illegali” ecco la classifica degli atenei che chiedono più del dovuto", di Salvo Intravaia

“Fuori legge 36 università su 61”. E gli studenti ricorrono ai Tar L’UNIONE universitari l’anno scorso, proprio su questo argomento, ha conseguito una vittoria “pesante” in Lombardia. Su ricorso dell’Udu, il Tar della Lombardia ha infatti condannato l’università di Pavia a restituire agli studenti quasi 2 milioni di euro non dovuti. Un precedente che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema di istruzione terziaria in Italia. Se infatti — come appare probabile — altri atenei dovessero essere condannati a restituire il maltolto agli studenti, gli stessi potrebbero avere difficoltà anche a pagare gli stipendi. Il meccanismo è semplice: il Dpr numero 306 del 1997 stabilisce che l’ammontare complessivo delle tasse universitarie versate da tutti gli studenti iscritti non può superare il 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario erogato dallo stato. Un assegno che, col passare degli anni, viene utilizzato quasi esclusivamente per pagare gli stipendi a professori, ricercatori e personale non docente. Ma, sia per effetto dei tagli al Ffo imposti negli ultimi tre anni dalla riforma Gelmini, sia per il continuo incrementare …

"Il concorso è superato, ma all'Ateneo il posto dov'è?", Mariagrazia Gerina

Un migliaio di vincitori del Sud attendono l’assunzione. Colpa dei vincoli di bilancio imposti alle Università dopo le prove. Il nodo dei finanziamenti che non arrivano mai. Quando hanno sentito il ministro Profumo annunciare che gli atenei torneranno a bandire concorsi per aprire le porte a una nuova generazione di professori universitari, hanno pensato ancora una volta che davvero l’Italia è uno strano paese. Come se bastasse un concorso o una abilitazione nazionale per invertire il corso delle cose e far ripartire il tanto sospirato ricambio generazionale. «Non basterà», ripetono. Loro lo sanno bene. Perché un concorso l’hanno vinto. Chi per diventare ricercatore a tempo indeterminato, chi professore associato, chi ordinario. Quella sventagliata di concorsi, banditi dagli atenei di tutta Italia, doveva essere l’ultima chiamata prima della riforma Gelmini. Solo che, anni dopo aver superato con successo la prova, una buona parte dei vincitori attende ancora di essere chiamato a prendere servizio: 475 ordinari, 600 associati e una cinquantina di ricercatori, precipitati nel limbo. Il merito non c’entra nulla. C’entrano solo i vincoli di bilancio …