"Bisogna ridare il giusto valore al titolo di studio", di Giacomo Vaciago
C’è ancora tempo fino al 24 aprile per partecipare – sul sito del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca – alla consultazione pubblica sul “valore legale del titolo di studio”, un tabù non minore di quello dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E per motivi molto simili: manca il coraggio di confrontarsi con le altrui best practices, pur sapendo che solo grazie alla loro emulazione troveremo la necessaria spinta per tornare a crescere. Venendo al tema della consultazione, decisa dal Consiglio dei ministri il 27 gennaio scorso, ricordiamo anzitutto che il “valore legale” in questione ha due significati: 1) il titolo di studio è stato conseguito nel rispetto della legge; 2) il titolo viene utilizzato per finalità (accesso alle professioni e al pubblico impiego) e con modalità definite dalla legge. Ciò vale ovviamente per ogni “titolo” di cui la legge regola sia il conseguimento sia l’uso: dal passaporto alla patente di guida. In altre parole, non ha molto senso dire che si vuole “abolire” qualcosa che intanto esiste in quanto c’è una legge che lo …
