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Legge di Bilancio, il mio intervento sul pacchetto di azioni a sostegno del diritto allo studio universitario

Il mio intervento in Aula alla Camera in occasione della discussione sulla Legge di Bilancio 2017. Un intervento tutto dedicato all’importante pacchetto di azioni a sostegno del diritto allo studio universitario inserito nel provvedimento.






In cammino, anche la formazione dei nuovi docenti


E’ stato pubblicato sul blog “In cammino” a sostegno della candidatura di Matteo Renzi a segretario nazionale del Pd, questo mio articolo sul sistema di formazione iniziale e di accesso alla professione dei docenti delle scuole medie e superiori.

Entra in dirittura d’arrivo il nuovo sistema di formazione iniziale e di accesso alla professione dei docenti delle scuole medie e superiori, già prevista dalla legge 107 “Buona scuola”. Dopo il voto favorevole delle Commissioni parlamentari, condizionato dall’accoglimento di alcune, significative, richieste di modifica, basterà attendere l’approvazione definitiva del decreto legislativo da parte del Governo, affinché si passi da un affastellarsi ventennale di norme e iniziative, anche contraddittorie, ad un nuovo sistema organico con procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. Cosa si prevede? Innanzitutto, concorsi per laureati magistrali i cui vincitori, e solo loro, accederanno ad un contratto triennale retribuito di formazione (nuovo percorso FIT), tirocinio e progressivo inserimento nella funzione docente, con valutazioni in itinere e finali delle competenze e delle attitudini professionali degli aspiranti docenti. Un vero cambiamento di paradigma: prima la selezione – strettamente connessa al futuro fabbisogno di docenti – sulla preparazione disciplinare, poi il conseguimento del diploma di specializzazione all’insegnamento, successivamente la formazione sul campo, guidata da tutor ed esperti accademici e scolastici, per l’acquisizione delle competenze culturali, didattiche e metodologiche e quelle proprie della professione di docente (in particolare pedagogiche, relazionali, valutative, organizzative e tecnologiche), ed infine l’accesso diretto al ruolo (senza più anno di prova) per chi supererà positivamente tutti gli step valutativi. Un sistema nuovo, quindi, nel quale lo Stato – per la prima volta – si fa carico della formazione degli insegnanti assumendosene l’onere, anche economico (non dimentichiamo che oggi i costi di iscrizione ai corsi abilitanti oscillano tra i 2.500 e 3.000 euro) e nel quale gli aspiranti docenti, non più costretti a lunghi periodi di precariato, sono retribuiti durante la fase di formazione. Il nuovo percorso rappresenta uno sforzo culturale e politico impegnativo, che tiene finalmente unita la fase della selezione a quella della formazione, come suggerito da anni di analisi e proposte da parte degli esperti e delle istanze dagli ambiti scolastico ed accademico, che nel percorso di formazione triennale opereranno in base ad una collaborazione strutturata e paritetica.
Il nuovo sistema, introdotto nelle sue linee generali dalla legge “Buona Scuola”, entrerà in funzione progressivamente, ma a partire già dal prossimo anno sarà bandito e svolto il primo concorso per una quota dei posti che si renderanno vacanti e disponibili dal 2021-22, tenuto conto che la nuova formazione avrà durata triennale. Come ogni cambiamento profondo, anche questo richiederà una complessa e lunga fase transitoria che deve perseguire i seguenti obiettivi: dare risposte coordinate ed eque a chi ha precedentemente intrapreso la professione di insegnante, in particolare valorizzandone i titoli acquisiti e l’esperienza maturata, e assicurare continuità didattica, organici stabili e docenti preparati in cattedra all’avvio del prossimo anno scolastico.
Sono state previste, quindi, diverse misure. Innanzitutto, sono fatte salve le prerogative dei docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (GAE) e dei vincitori del concorso 2016, inseriti in apposito graduatorie di merito (GM 2016). Nelle aree del Paese dove costoro non siano in numero sufficiente (in particolare al Nord), accederanno ai posti disponibili coloro i quali hanno superato positivamente le due prove previste dall’ultimo concorso 2016 (i cosiddetti “idonei”), ma che non si sono collocati nella fascia dei vincitori. Poi, sebbene l’abilitazione all’insegnamento non sia più prevista dalla nuova normativa, chi già la possiede sarà inserito in una nuova graduatoria regionale di merito, sulla base dei titoli, del servizio e dell’esito di una prova didattico-metodologica: da tale elenco graduato si attingeranno i docenti ai quali assegnare, dall’a.s. 2019/20, un contratto annuale a tempo determinato sui posti vacanti e disponibili, che non siano stati già occupati dai docenti in GAE e GM 2016. Durante questo anno, la loro attività professionale e l’elaborato di un loro progetto di ricerca-azione saranno sottoposti a valutazione in itinere e finale da parte di una commissione mista (cioè composta da personale della scuola e accademico): se gli esiti saranno positivi, il docente accederà al ruolo sullo stesso posto, dando così senso materiale alla continuità didattica. A questi docenti, sarà riservata una quota di posti decrescente nel tempo, correlata a quella destinata ai nuovi aspiranti docenti che si formeranno ed accederanno alla professione con il percorso FIT. Infine, non sono state dimenticate le attese di chi, pur non abilitato, ha maturato almeno 3 anni di esperienza professionale come supplente: a loro sarà riservato un concorso, con cadenza biennale, che li introdurrà al nuovo percorso FIT, ma abbreviato di un anno.
Per la fase transitoria, che si rivolge ad una platea tanto vasta quanto differenziata nelle caratteristiche formative e professionali delle diverse categorie (docenti inseriti in graduatorie ad esaurimento, vincitori ed idonei inclusi in graduatorie di merito, abilitati di lungo o breve corso, supplenti non abilitati), è stata quindi indicata una precisa road map, sulla base di un principio chiaro: sarà immesso in ruolo solo chi avrà superato apposite procedure valutative e, ove necessario, avrà completato la sua formazione professionale. Le prove e i percorsi sono differenziati sulla base delle differenti esperienze e titoli degli interessati, che potranno contare su specifiche riserve di posti per le varie categorie. La legge 107 ha avviato il percorso di progressiva eliminazione del precariato strutturale: con le disposizioni della fase transitoria, si giungerà alla sua conclusione. In cammino, quindi, per lasciarci alle spalle il precariato, per dare certezza di percorso e competenze professionali ai giovani che voglio diventare insegnanti e per fare una Buona scuola a partire dai docenti.

Sanità, con i nuovi Lea vantaggi per la salute di tutti

Quando entrai in Parlamento, nel 2006, se ne stava occupando l’allora ministro della Salute Livia Turco, ma già in quel momento la lista dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, era vecchia di cinque anni. Ci sono voluti, di fatto, 16 anni, ma ora, finalmente, i Lea sono stati aggiornati alle nuove esigenze dei cittadini e all’evoluzione della pratica sanitaria. Il relativo Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) è appena stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Apparentemente sembra solo l’aggiornamento di un aspetto burocratico-amministrativo, mentre invece costituisce una grande innovazione (anticipata, per alcuni aspetti, in alcune Regioni come l’Emilia-Romagna, per preciso indirizzo politico). Infatti, entrano tra le prestazioni del Servizio sanitario pubblico la procreazione assistita, il parto indolore, l’aumento dell’offerta dei vaccini per i giovani e gli anziani, l’aggiornamento del nomenclatore di protesi e ausili, il riconoscimento di malattie croniche invalidanti, come l’endometriosi, e malattie rare, i trattamenti di adroterapia per la cura dei tumori. E’ stato anche costituito un Comitato tecnico permanente che avrà il compito di non lasciare più scorrere tanto tempo, ma di intervenire ogni anno aggiornando i Lea. Un modo concreto di tutelare la salute pubblica, uno dei grandi compiti che uno Stato che vuole continuare a definirsi democratico deve sapersi assumere.

L’impegno di ciascuno di noi nella Giornata dedicata alla memoria delle vittime delle mafie


Domenica scorsa, Sergio Mattarella, nella sua veste istituzionale di Capo dello Stato, e in quella meno usuale e più dolente di parente di una delle vittime, ci ha autorevolmente ricordato, accanto a Don Ciotti e ai volontari di Libera, che la lotta alla criminalità organizzata riguarda tutti quanti noi: nessuno può sentirsi escluso, né singolarmente, né come area geografica. Quindi, la Giornata della memoria per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie deve essere momento di riflessione e impegno per tutti. I processi “Aemilia” e “Black monkey” ci hanno dimostrato, se ancora nutrivamo qualche dubbio, che le mafie son ben installate non solo nelle terre di origine, ma anche al Nord, in Emilia-Romagna in particolare, laddove il tessuto economico è abbastanza ricco da poter considerare profittevole l’infiltrarvisi e prosperare. E’ una mafia che non spara, ma preferisce fare affari. Un volto solo apparentemente meno violento, come, purtroppo, testimonia la vicenda personale e professionale del giornalista modenese d’adozione Giovanni Tizian, figlio di Giuseppe, freddato dalle ndrine nel 1989 perché non aveva ceduto ai diktat della malavita. Giovanni, da giornalista della Gazzetta di Modena, aveva raccontato proprio le infiltrazioni in Emilia-Romagna della ‘ndrangheta nel settore del gioco d’azzardo e delle slot machine. Parlare di quanto succede è quanto di più temuto da chi prospera nel silenzio e nella paura. Ecco le minacce di morte per Giovanni Tizian, la vita blindata sotto scorta, e il processo ai componenti del clan Femia conclusosi con una serie di condanne esemplari. Non solo la magistratura, ma anche la politica si muove su questo fronte. La Regione Emilia-Romagna ha approvato una specifica legge per il contrasto alla criminalità organizzata e la diffusione della cultura della legalità. Questo deve essere anche il nostro impegno: non tacere, informarci, contrastare ogni illegalità: la trasparenza e la legalità sono valori intransigibili.

Donne dell’Est, con le colleghe della Commissione Cultura interroghiamo la Vigilanza Rai

Le scuse del direttore della Rete Rai sono già arrivate, la stessa presidente della Rai Monica Maggioni ha bollato come “inaccettabile” il servizio mandato in onda, e discusso in studio, nel corso della trasmissione “Parliamone sabato”, sulla presunta escalation di gradimento del maschio italiano verso le donne dell’est. La resipiscenza, però, è arrivata solo dopo che, sui social, era partita una caterva di critiche per una trattazione dell’argomento becera e lesiva della dignità delle donne (tutte, italiane e dell’est europeo). Quello che è davvero “inaccettabile” non è tanto che qualcuno abbia avuto un’idea balzana, può capitare, ma che nessuno – né durante la preparazione del programma, né durante il suo svolgimento – si sia alzato per sottolinearne la intrinseca stupidità. Questo significa che in Rai c’è un terreno fin troppo fertile per questo tipo di “scivoloni”, non c’è sufficiente consapevolezza culturale né del ruolo di Servizio pubblico né del rispetto verso l’altro (chiunque sia l’altro: donna, minore, immigrato etc…), valore base di qualunque discorso pubblico. E’ per questa serie di ragioni che, come deputate Pd della Commissione Cultura della Camera, abbiamo deciso di interrogare la Vigilanza Rai su quanto andato in onda su Rai1 e sulla mole di luoghi comuni sessisti che sono stati scaricati sul telespettatore

Dl Terremoto, approvate le norme per l’Emilia


Si sono conclusi nella notte i lavori in Commissione Ambiente e lunedì prossimo il dl Terremoto del Centro Italia approderà in Aula alla Camera. Il provvedimento contiene anche misure che riguardano l’area del sisma emiliano del 2012, grazie ad alcuni specifici emendamenti da me presentati insieme al collega Davide Baruffi. Gli emendamenti approvati consentono di intervenire a vantaggio di cittadini e imprese in situazioni peculiari che si sono verificate in questi anni di ricostruzione post-sisma. Innanzitutto si prevede la possibilità di effettuare pagamenti direttamente alle imprese subappaltatrici, nel caso in cui l’azienda appaltatrice sia sottoposta a concordato, misura a sostegno delle tenuta sociale ed economica del territorio. Sono situazioni a cui abbiamo assistito e che rischiano di compromettere la ricostruzione. A farne le spese sono state soprattutto le imprese subappaltatrici o i fornitori, spesso imprese di piccole dimensioni non in grado di reggere l’urto dei mancati pagamenti da parte dell’impresa appaltatrice sottoposta a concordato. Con un altro emendamento viene introdotta la possibilità di dare in locazione anche a nuclei familiari non terremotati gli immobili danneggiati dal sisma già ripristinati e ristrutturati, visto che questo tipo di fabbisogno è, per fortuna, di molto diminuito negli anni. Di fatto i nuclei familiari terremotati o hanno fatto rientro nelle abitazioni ristrutturate oppure hanno trovato un’altra collocazione in affitto. In questo modo si garantisce la possibilità ai proprietari di affittare comunque i propri immobili, sempre però con il vincolo del canone concordato, in modo da ravvivare il tessuto sociale delle aree colpite dal sisma. Con un altro emendamento, inoltre, si prevede la possibilità per le Amministrazioni di recuperare contributi corrisposti e non dovuti per l’assistenza alla popolazione. Ancora una volta si dimostra come il metodo di lavoro che abbiamo messo a punto in questi anni continua a funzionare. Il raccordo tra cittadini e imprese, Enti locali, Regione e parlamentari, grazie anche all’impegno della sottosegretaria Paola De Micheli, sta consentendo di garantire risposte adeguate alle esigenze espresse dal territorio colpito dal sisma. Mentre altre forze politiche preferiscono gridare, noi lavoriamo per ottenere risultati concreti.

Morbillo no, meningite sì: purtroppo, ci si vaccina sull’onda dell’emozione

E’ erroneamente considerata niente più che “una malattia da bambini”. E’ per questo, forse, che fa meno paura e le famiglie sentono meno impellente la necessità di vaccinare. Purtroppo le complicanze del morbillo sono molte e importanti, fino al possibile decesso. E’ per questo che i dati diffusi ieri dal Ministero della Salute sul picco di casi di contagio verificatosi nei primi mesi dell’anno deve far riflettere tutti, non solo le famiglie che sono le prime chiamate a difendere i propri figli da malattie insidiose. Continua l’onda lunga della diffidenza verso le vaccinazioni, unico strumento in grado di contenere, se non addirittura debellare, malattie pericolose per la salute del singolo e della comunità in cui vive. Si agisce, sempre più, sulla base dell’emozione del momento. Da una parte, quindi, il picco di richieste di vaccinazioni contro la meningite, dopo che i media avevano sottolineato diversi casi di decessi tra giovani e anziani, e, dall’altra, la sottovalutazione del morbillo con una media vaccinale che si attesta a meno 10 punti percentuali sotto la soglia considerata di sicurezza per la comunità. Dobbiamo agire con ponderatezza, senza diffidenze verso le conclusioni della scienza, alle quali purtroppo, complici i social, è riservata la stessa credibilità attribuita alle mistificazioni pseudo-scientifiche. Deve far riflettere, comunque, il fatto che sono proprio coloro che hanno un buon livello di istruzione a maturare un atteggiamento di diffidenza verso la scienza ufficiale, percepita come di potere. Oggi più che mai, occorre fare continua e chiara informazione dal basso per poter superare questo atteggiamento. Mi fa piacere leggere che, ancora una volta, la mia Regione, l’Emilia-Romagna, dopo essere stata la prima a introdurre un obbligo di vaccinazione per i bambini che vogliono frequentare i nidi, stia pensando a un analogo obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, soprattutto quello più a contatto con paziente delle fasce di età più a rischio. Anche questo sarebbe un meritorio passo verso la tutela, non tanto del singolo, la cui libertà di azione viene comunque garantita, ma della comunità nel suo insieme.

Un nuovo sistema di formazione e accesso al ruolo

FINALE EMILIA. INAUGURAZIONE DEL LICEO MORANDI. LA PALAZZINA CON I LABORATORI

La Commissione Cultura della Camera ha approvato il parere (da me approntato nel ruolo di relatrice) sul nuovo sistema di accesso al ruolo e la formazione iniziale dei professori della scuola secondaria (medie e superiori). Si tratta di un passaggio fondamentale che mette in dirittura d’arrivo il nuovo sistema: occorre ora solo l’approvazione definitiva del decreto legislativo da parte del Governo, che si è già espresso in maniera favorevole. Con il nuovo sistema si passa da un affastellarsi di norme e iniziative, durato decenni, a un sistema organico con procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. Concorsi per laureati magistrali i cui vincitori, e solo loro, accederanno a un contratto triennale retribuito di formazione, tirocinio e progressivo inserimento nella funzione docente, che prevede valutazioni, in itinere e finali, delle competenze e delle attitudini professionali degli aspiranti docenti. Un vero cambiamento di paradigma: prima la selezione – strettamente connessa al fabbisogno futuro – sulle competenze disciplinari, poi la formazione sul campo e infine l’accesso al ruolo per chi supererà positivamente gli step valutativi. Introdotto nelle sue linee generali dalla legge “Buona Scuola”, il nuovo sistema entrerà in funzione progressivamente, ma a partire già dal prossimo anno sarà bandito il primo concorso per una quota dei posti (a partire dalle classi di concorso esaurite) che si renderanno vacanti e disponibili dal 2021-22, tenuto conto che la formazione avrà durata triennale. Siamo di fronte a uno sforzo culturale e politico impegnativo, che ha portato a sintesi anni di studi e proposte da parte degli esperti e delle istanze rappresentative del mondo scolastico e accademico. Come ogni cambiamento profondo, anche questo richiederà una complessa e lunga fase transitoria, per dare risposte coordinate ed eque a chi ha già intrapreso il percorso per diventare docente. Innanzitutto sono fatte salve le prerogative di quanti sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e dei vincitori del concorso 2016. Per le aree del Paese dove questi docenti non sono sufficienti, per coprire i posti disponibili (in particolare al Nord) saranno chiamati prioritariamente coloro i quali hanno superato le prove dell’ultimo concorso; poi, sebbene l’abilitazione all’insegnamento non sia più prevista dalla normativa, si terrà conto di chi già la possiede, così come non si dimenticano le attese di chi, pur non abilitato, ha maturato esperienze professionali come supplente. Il parere del Parlamento ha indicato al Governo la road map per questi casi sulla base di un principio chiaro: sarà immesso in ruolo solo chi avrà superato apposite procedure valutative e, ove necessario, avrà completato la sua formazione professionale. Le prove e i percorsi saranno differenziati sulla base delle differenti esperienze e titoli degli interessati, che potranno contare su specifiche riserve di posti per le varie categorie. Il Parlamento ha fatto la sua parte. La parola ora passa al Ministero, alle scuole, alle università, ai docenti, agli studenti. Se tutti insieme vinceremo questa sfida, avremo una scuola e un Paese migliori”.
Ecco il link al parere http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2017&mese=03&giorno=16&view=&commissione=0711#data.20170316.com0711.allegati.all00050