Latest Posts

Legge di Bilancio, il mio intervento sul pacchetto di azioni a sostegno del diritto allo studio universitario

Il mio intervento in Aula alla Camera in occasione della discussione sulla Legge di Bilancio 2017. Un intervento tutto dedicato all’importante pacchetto di azioni a sostegno del diritto allo studio universitario inserito nel provvedimento.






Il 16 ottobre tra Austria, l’anniversario del rastrellamento del Ghetto e i progetti delle scuole Ferraris


Oggi, 16 ottobre, il verdetto delle urne in Austria ci consegna l’affermazione dei Popolari, ma soprattutto il boom delle forze xenofobe, quelle che in campagna elettorale hanno invocato la chiusura delle frontiere e la messa al bando degli stranieri. Sempre oggi, 16 ottobre, si ricorda il rastrellamento del Ghetto di Roma del 1943, quando oltre un migliaio di ebrei furono catturati dalle Ss e inviati ai campi di sterminio in Polonia. Tornarono soltanto in 15: il frutto avvelenato delle leggi razziali e di un odio viscerale verso il diverso da sé. Nell’accostare questi due eventi, apprezzo ancora di più il progetto laboratoriale messo a punto dalle scuole modenesi Ferraris. Venerdì questi ragazzi e queste ragazze, accompagnati dai loro insegnanti, verranno a Roma e si metteranno sulle tracce dei bambini ebrei rastrellati nel Ghetto, dove vivevano, dove andavano a scuola, dove furono catturati. La scolaresca ha in programma anche un incontro con i rappresentanti delle istituzioni democratiche: sarà, infatti, ricevuta dalla vice-presidente della Camera Marina Sereni. Un bel progetto, un modo per ribadire i valori democratici di libertà, uguaglianza e solidarietà. Per formare i cittadini di domani. #pernondimenticare

Sulla riproducibilità degli spartiti e delle partiture musicali

Ecco il testo della interrogazione, a mia prima firma, al ministro Franceschini sul tema della riproducibilità degli spartiti e delle partiture musicali. Forse non tutti sanno che il 60% del patrimonio mondiale dei beni musicali è custodito in Italia e il divieto assoluto di riproduzione stabilito dalla legge sul diritto d’autore del 1941 è un ostacolo per chi fa ricerca in campo musicale e musicologico. Occorre trovare una sintesi che tuteli sì le opere e il diritto d’autore, ma che, al contempo, sostenga il lavoro di ricerca.

Al Ministro dei beni e delle attività culturali del turismo –

Per sapere –
premesso che:
Il comma 3 dell’articolo 68 della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto d’autore stabilisce < >;
tale divieto assoluto di riproduzione di spartiti musicali è stato spesso oggetto di interpretazione a causa della natura del bene e delle diverse applicazioni delle norme sul diritto d’autore;
la legge 4 agosto 2017, n. 124 – ha modificato, all’articolo 1, commi 171 e 172, due norme del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (già modificati nel 2014 dal decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, c.d. Art Bonus) semplificando ulteriormente la riproduzione dei beni culturali, in particolare estendendo le ipotesi in cui la stessa non necessita di autorizzazione e ampliando i casi in cui non è dovuto alcun canone; in particolare si inserisce, tra le ipotesi nelle quali non è dovuto alcun canone per le riproduzioni, quelle eseguite direttamente da privati per uso personale o per motivi di studio e si estende, inoltre, la riproduzione libera – a determinate condizioni – ai beni finora esclusi, cioè quelli bibliografici e archivistici, fatta eccezione per i beni archivistici sottoposti a restrizioni di consultabilità in ragione del loro contenuto sensibile;
la nuova normativa parrebbe estendersi anche ai beni bibliografico – musicali, per i quali però esistono problematiche specifiche, in quanto oltre al diritto d’autore essi comportano anche i cosiddetti diritti connessi;
le biblioteche e in generale gli istituti di conservazione di partiture e spartiti musicali rispetto alla riproduzione e ora anche alla libera riproduzione non presentano un indirizzo comune e in seguito all’approvazione delle suddette norme, in vigore dallo scorso 29 agosto, hanno posto diversi dubbi interpretativi;
inoltre, la Circolare n. 14 emanata lo scorso 21 settembre dalla Direzione Generale Biblioteche non fa cenno al bene bibliografico-musicale;
il 60% del patrimonio mondiale dei beni musicali risulta custodito in Italia
:-
Se il ministro interrogato non intenda fornire utili chiarimenti interpretativi delle norme contenute nella legge 4 agosto 2017, n. 124 , al fine di consentire la libera riproduzione di spartiti e partiture musicali – manoscritti e a stampa – alla luce delle restrizioni attualmente vigenti disposte dalla legge 22 aprile 1941, n. 633 – che di fatto dispone il divieto alla riproduzione anche per il materiale bibliografico musicale escluso dal diritto d’autore.
Se il ministro interrogato non valuti l’opportunità di costituire un apposito gruppo di studio per approfondire le diverse istanze – dei ricercatori, degli autori e delle istituzioni di conservazione – e approdare ad una sintesi normativa che tuteli le opere e il diritto d’autore e consenta altresì la massima diffusione delle ricerca in campo musicale e musicologico.

GHIZZONI

La violenza resa ancor più dolorosa da una becera falsa notizia


La pratica del “copia e incolla” senza gli opportuni controlli, questa volta, ha prodotto una vera e propria “fake news”, dolorosa per la vittima, stupefacente per i lettori, fonte di sbigottita incredulità per i magistrati che, pure, avevano fatto il loro dovere professionale con scrupolo. A fine settembre, molti giornali online avevano titolato “Derubricato a mero incidente sul lavoro la violenza contro la dottoressa”. Oggi interviene ufficialmente il procuratore di Catania, il luogo dove è avvenuta la violenza, Carmelo Zuccaro che ribadisce come, in realtà, “i reati contestati all’indagato dal Pm e confermati dal Gip nell’ordinanza cautelare in carcere sono quelli di violenza sessuale aggravata (perché commessa in danno di incaricato di pubblico servizio), sequestro di persona, lesioni volontarie pluriaggravate e danneggiamento”. Come qualcuno, soprattutto un professionista dell’informazione, abbia potuto anche solo pensare che “l’infortunio sul lavoro” possa essere un reato, seppure di minore rilevanza rispetto alla violenza sessuale, rimane un mistero, difficilmente spiegabile con la semplice fretta con cui, normalmente, nelle redazioni online si “cucina” il menù delle news prese dalle agenzie. Fa bene il procuratore Zuccaro a chiedere rettifica, ma fa ancor meglio a chiedere all’Ordine dei giornalisti una più severa vigilanza affinché non vengano diffuse notizie false che rinfocolano, sui social, ulteriore rabbia e rancore nonché sfiducia nelle istituzioni (in questo caso, la magistratura). Alla dottoressa in servizio quella tragica sera alla Guardia medica di Trecastagni va il nostro pensiero, la nostra vicinanza e la nostra solidarietà. Non aveva certo bisogno, dopo tanto dolore, di essere riportata sulle prime pagine dei giornali per “un infortunio professionale” di qualche sprovveduto, anche se questo sì potrebbe sfociare nel penale…

La strage di Lampedusa, memento della necessità di gestire al meglio i rapporti con l’Africa


Sarebbe stata una maglietta intrisa di kerosene e accesa come mezzo di segnalazione a spaventare la massa di eritrei assiepati sull’imbarcazione che, spostandosi improvvisamente, hanno provocato il ribaltamento del mezzo e il tragico naufragio. Morirono in 368, ci vollero giorni ai lampedusani per recuperare dal mare tutti i cadaveri. In 155 furono tratti in salvo. Sono passati quattro anni, da quel 3 ottobre 2013, ma il Paese sembra avere poca voglia di ricordare la strage di Lampedusa. Secondo alcune stime, sarebbero ormai all’incirca 15mila i migranti morti nella traversata del Mediterraneo alla ricerca di un approdo in Europa, soprattutto quella del Nord. Un numero enorme, una strage silenziosa che purtroppo non riscalda le coscienze, già impaurite dalla crisi e propense a leggere la recente ondata di profughi e di richiedenti asilo come una “invasione”. Paura sembra infatti essere la parola chiave. Le incertezze che, nonostante i segnali di timida ripresa, gravano ancora sulle famiglie a quasi dieci anni dall’avvio della crisi globale, pesano nella comprensione e nel governo di un fenomeno che tutti gli analisti ci spiegano non sarà congiunturale. L’Europa, nonostante le sollecitazioni dei Paesi frontalieri come Italia e Grecia, nicchia ancora sulla revisione del Trattato di Dublino che blocca i migranti nel Paese di primo approdo. La redistribuzione delle quote di accoglienza tra i diversi Stati membri è rimasta sulla carta. La strategia messa a punto dal ministro Minniti comincia a dare frutti, ma non spegne i timori, rinfocolati da quelle forze politiche che vogliono farne il cavallo di battaglia delle prossime elezioni politiche. Anche una battaglia di civiltà come la riforma della cittadinanza sta cadendo vittima delle paure, vere o presunte. Da come sapremo gestire i rapporti con l’Africa molto dipenderà anche il futuro dell’Europa. L’Alta rappresentante per le Politiche di sicurezza della Ue Federica Mogherini, pochi giorni fa, nel corso dell’Africa Week organizzato dal Gruppo dei Socialisti e Democratici a Bruxelles, ha ricordato che occorre una strategia con l’Africa, insieme alle sue forze migliori e alle sue energie giovani, e non solo per l’Africa, come sovvenzione senza riscontro dei benefici. Una presa di coscienza della realtà, oggettiva e non esacerbata, già sarebbe un buon passo avanti.

Non si gioca sul significato delle parole, in particolare a scuola

Un uso volutamente distorto di parole – che hanno significati precisi – per sottendere azioni che contrastano con i principi sanciti dalla Costituzione. Ecco perché ho sottoscritto una interrogazione al ministro dell’Istruzione Fedeli e al ministro dell’Interno Minniti, presentata dai colleghi Piazzoni e Zan, sulla iniziativa denominata “Il bus della libertà”, promossa dall’associazione Generazione Famiglia e dalla fondazione CitizenGo. Questo bus sta facendo tappa nelle principali città italiane e dove si ferma rinfocola polemiche. Perché? Il titolo della campagna è “Basta violenza di genere”, quindi sembra fare apparente riferimento alla violenza contro le donne. Chi non sarebbe d’accordo nel dire “Basta alla violenza contro le donne”?! Ma c’è un sottotitolo che chiarisce il senso della campagna: “I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La natura non si sceglie. Stop gender nelle scuole!”. Ecco contro chi si muove questa nuova campagna: non contro chi brutalizza una donna – sconosciuta o compagna di vita – bensì contro chi è omossessuale, transessuale o in cerca di una propria identità sessuale. Tutti costoro sono di fatto “fuori”, ostracizzati perché “contro natura”. Si tratta di un atteggiamento intimidatorio e intransigente che diventa pericolosissimo se trasfuso nella scuola, luogo della crescita e della formazione di un pensiero rispettoso della differenza e dell’altro, qualunque altro, diverso da sé. Tutti possono esprimere il proprio pensiero: è la Costituzione democratica che ce lo garantisce. Ma la stessa Costituzione sancisce anche la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo e il principio di uguaglianza senza distinzione di sesso etc… Per questo dobbiamo stigmatizzare atteggiamenti, posizioni e ideologie che rinfocolano odio e discriminazioni.

Una settimana di riflessione sui lavoratori della ricerca

Si apre una settimana dedicata alla scienza e a chi vuole praticare o già pratica la ricerca. Come accade ormai dal 2005, su impulso della Commissione europea, anche quest’anno, l’ultimo venerdì del mese di settembre sarà teatro, in 250 città europee, della Notte dei ricercatori (link), iniziativa che coinvolge i ricercatori e gli istituti che fanno ricerca di tutta l’Unione europea. Quest’anno, in Italia, l’appuntamento di venerdì 29 settembre sarà anticipato da due conferenza stampa, a Roma, dedicate al primo livello di formazione dei ricercatori, vale a dire il dottorato di ricerca, a cui sono stata invitata a portare il mio contributo. Il primo appuntamento è per domani, martedì 26 settembre (presso la sala stampa della Camera dei deputati), organizzato dall’Adi, l’associazione dei dottorandi e dottori di ricerca italiani (link). Il secondo appuntamento è per giovedì 28 settembre, sempre presso la Camera dei deputati, organizzato dal nascente Comitato per la valorizzazione del Dottorato di Ricerca (link). Entrambe le associazioni, pur con modalità e priorità diverse, puntano a valorizzare il dottorato di ricerca. Sarò ad entrambi gli appuntamenti, per ascoltare e confrontarmi con le proposte che verranno presentate. Sarà anche l’occasione per ricordare, dopo anni di disattenzione, i risultati conseguiti grazie anche all’impegno del Partito democratico, come l’abolizione della tassazione per i dottorandi che non sono assegnatari di una borsa di studio (no tax area stabilita in Legge di bilancio 2016) (link), e il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione (Dis-Coll) per assegnisti e dottorandi di ricerca (stabilita con la Legge delega sul lavoro autonomo) (link).