“Gli affari tedeschi dei boss”, di Francesco La Licata
Quasi mille gli affiliati in esilio: è la Germania la nuova patria della ’ndrangheta calabrese. ’Ndrangheta regina delle mafie, più della celebratissima Cosa nostra. Sembra proprio la «Santa» calabrese l’organizzazione criminale più ricca e potente del momento. Traffica in droga, armi e rifiuti tossici e riesce, con relativa facilità, a riciclare e investire gli ingenti ricavati delle numerose attività illecite. Il territorio scelto per riprodurre il «brodo di coltura» calabrese è la Germania, dove le «famiglie» (le cosiddette ’ndrine) si sono insediate sin dagli Anni Ottanta, riproponendo l’identico modello sperimentato nelle varie zone della Calabria. Accantonato il business dei sequestri di persona – ritenuto «dispendioso» per gli affiliati esposti a troppi pericoli e poco remunerativo rispetto al rischio della gestione di un ostaggio – i boss calabresi si sono buttati su attività redditizie che consentono, proprio per la facilità di acquisizione del denaro liquido, l’ingresso nelle attività lecite. E così, secondo il Procuratore di Stoccarda, Helmut Krombecher, soltanto i mafiosi residenti in Svevia «hanno lavato e investito oltre 900 milioni di euro in immobili e …
