"Da Cavour e Garibaldi a Bossi e Berlusconi", di Eugenio Scalfari
LE CELEBRAZIONI dell’unità d’Italia che avranno il loro culmine nel marzo dell’anno prossimo hanno riportato all’attualità la storia del Risorgimento. Libri, spettacoli, film di ampio respiro, confronto di idee e d’interpretazioni. Ma dietro quest’apparenza c’è una più sostanziosa motivazione che spiega il “revival” risorgimentale ed è il problema del federalismo, fiscale e istituzionale. Questione meridionale e questione settentrionale si sfidano tra loro e infiammano la lotta politica. La prima ha alle sue spalle centocinquant’anni di storia, la seconda è aperta da una ventina d’anni, da quando “Roma ladrona” ha dovuto stringere i cordoni della borsa perché erano venute a mancare le risorse non solo per assistere il Sud ma anche per finanziare nel Nord il tessuto imprenditoriale rinnovando la rete insufficiente e invecchiata delle infrastrutture che costituiscono il sostegno delle piccole e medie imprese. La sfida federalista ha riproposto con rinnovato vigore la lettura del Risorgimento e dei personaggi che ne costituiscono le icone. Tre soprattutto: Mazzini, Garibaldi, Cavour; e due più defilate per la loro posizione istituzionale ma che hanno comunque avuto un ruolo …
