Anno: 2010

Bindi: «Caimano, siamo pronti a fermarti», di Giovanni Maria Bellu

«Noi siamo pronti», dice Rosy Bindi, presidente del Partito democratico. Pronti alle elezioni, intende, o anche pronti a contribuire a un governo “di transizione” o meglio “di salute pubblica”. Lo dice prima di tutto ai militanti e agli elettori, ma lo dice anche ai commentatori politici che vedono nella fine del Pdl la parallela fine delle ragioni del Pd: «Non siamo nati perché esisteva Berlusconi e non moriremo con lui. Non siamo nati su un predellino ma stiamo lavorando ormai da quindici anni su questo progetto le cui prime tracce si trovano nello spirito dei costituenti», dice Rosy Bindi. Il richiamo alle radici non è retorico. Se, infatti, il tonfo del progetto berlusconiano provoca un certo comprensibile “godimento”, il timore che il Caimano ferito sia tentato di dare qualche micidiale colpo di coda alla nostra democrazia è alto. Ed è altissima la posta in gioco. Quel «siamo pronti», dunque, è anche un messaggio al presidente del Consiglio: «Berlusconi deve sapere che siamo pronti, in Parlamento, a isolarlo nella sua irresponsabilità. E, nell’elettorato, a sconfiggere la …

Franceschini: "Il Cavaliere sfugge al Parlamento", di Antonella Rampino

Dario Franceschini, il Pd ha deciso di parlamentarizzare la crisi. Sperate in una crisi di governo, che di certo non può verificarsi a Parlamento chiuso. Lei è il presidente del gruppo parlamentare alla Camera: ce la farete a tenerla aperta, e fino a quando? «Per capire perché abbiamo deciso di parlamentarizzare la crisi dobbiamo guardare non avanti, ma indietro: sarebbe stato possibile immaginare, anche solo qualche anno fa, il principale partito di governo che si spacca, la nascita di nuovi gruppi parlamentari, il presidente del Consiglio che chiede le dimissioni del presidente della Camera come se fosse di sua proprietà, senza che di tutto questo non si parli in Parlamento?». Non starà pensando che Berlusconi ha cacciato apposta Fini alla vigilia delle vacanze estive… «Ma no. Purtroppo, da sempre Berlusconi rifiuta le normali regole della democrazia. Sfugge al Parlamento perché sfugge al confronto politico. Ne ha paura. Il Senato e la Camera, comunque, la prossima settimana restano aperti. Di fronte a una crisi di questa portata non c’è vacanza». State puntando a mettere ai voti …

"I riti balneari da Prima Repubblica", di Filippo Ceccarelli

Diceva Bettino Craxi, sudato e sbuffante: «Il generale Agosto farà il resto». Era un affidamento cinico e speranzoso: quando arrivavano le ferie, ai tempi della Prima Repubblica, il potere prendeva atto della propria relatività consegnandosi provvisoriamente a rinvii, proroghe, differimenti, dilazioni, oltre alle buone e più spesso alle cattive intenzioni. L´antica sapienza democristiana, di norma incalzata da qualche gran intestina o con gli alleati (anche prima di Craxi), esaltò questo genere di soluzioni di ordine stagional-decantatorio che comunque, fin dall´inizio degli anni sessanta, finirono per codificarsi addirittura in una forma di esecutivo. Con il che, previa consultazione del prezioso dizionario «Le parole della politica» del Di Capua (Ebe, 1973), incastonato in un groviglio spinoso di aggettivi e altre variabili lessicali, «amico», «carsico», «fantoccio», «istituzionale», «tecnico», «di bandiera», «di necessità», «di salute pubblica» e via compilando, si trova l´irresistibile formula del governo, appunto, «balneare»: perciò stesso «destinato a vivere – è scritto – solo per la stagione estiva, in attesa di essere sostituito da un governo politico di coalizione». Con facilità s´immagina quanto il presidente Berlusconi …

"Trentaseiesima “fiduciata” mentre qualcuno ha cantato vittoria…troppo presto", di Pippo Frisone

Il governo ha ottenuto anche alla Camera la sua 36ma fiducia sul maxiemendamento relativo alla manovra di bilancio. Con 321 sì e 270 no e 4 astenuti. Tra un “refuso” e l’altro, l’allegato che contiene le modifiche apportate in sede di conversione al testo originario, ritocca quasi tutti i 54 articoli. Sono almeno 300 i commi e gli articoli che vengono emendati, riscritti o abrogati. Si arriva addirittura ad inserire ben 34 modifiche in un solo articolo (art.14). Così il decreto-legge n.78 del 31.5.10, fortemente voluto da Tremonti, pur tenendo fermi saldi di bilancio , col rientro del deficit dal 5% attuale al 2,7%, è costretto a cambiare pelle sotto i colpi delle potenti lobby interne ed esterne all’attuale maggioranza, Confindustria e Sindacati amici compresi. Quanto al trattamento riservato ai dipendenti pubblici non si era mai giunti a tanto! Bloccata per un triennio la contrattazione, ritoccata la previdenza con l’innalzamento dell’età delle donne del pubblico a 65 anni, passaggio dalla buonuscita al TFR, riduzione del salario accessorio. Ed è giallo sugli scatti di anzianità nella …

Strage di Bologna, Governo non ci sarà. Sul palco soltanto il prefetto

La commemorazione del trentennale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 80, che causò 85 morti e 200 feriti, sarà senza ministri: per la prima volta in trenta anni, sarà il prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia a parlare a nome del Governo, ma solo nella cerimonia prevista alle 8.30 in Consiglio comunale, dove non ci sarà pubblico se non selezionato, prima del corteo che raggiungerà Piazzale Medaglie D’Oro. Dal palco, in stazione, la commemorazione sarà affidata, invece che ai politici, a due ragazze nate nell’80 in rappresentanza della memoria storica di quell’evento. Ed è già polemica. L’Italia dei Valori, per voce della coordinatrice dell’Emilia Romagna Silvana Mura, condanna con forza la scelta del governo di non essere presente, augurandosi che non sia dettata dagli eventi politici degli ultimi giorni. «Si tratta – scrive Mura – di un clamoroso atto di viltà nei confronti dei parenti delle vittime di una delle più gravi stragi della storia italiana. Non è la prima volta che il governo Berlusconi affronta l’appuntamento con malcelato fastidio – prosegue la …

"Titolo V nella scuola: l’araba fenice?", di Fabrizio Dacrema

La vicenda dell’attuazione del Titolo V della Costituzione nella scuola ci fornisce un ulteriore esempio di come in Italia decentramento e federalismo rappresentino solo materia di propaganda politica. Da ormai dieci anni la riforma costituzionale ha attribuito a Regioni ed Enti Locali nuovi poteri e competenze in materia di istruzione, per dieci anni si sono fatte commissioni di lavoro, convegni e documenti sull’attuazione delle nuove norme, ma tutto è rimasto fermo. Anzi, si potrebbero fare molti esempi di come in concreto molti provino a tornare indietro, in particolare questo governo, che ha addirittura provato a commissariare le Regioni per obbligarle a fare il dimensionamento della rete scolastica nei tempi e nei modi decisi dal Ministero, non riuscendoci, certo, anche perché questa competenza era già stata trasferita alle Regioni fin dal 1998 con il Dlgs 112. Ma il fatto stesso che ci abbiano provato la dice lunga sulla convinzione federalista della destra, Lega compresa, che, infatti, non ha mai battuto ciglio di fronte al centralismo di ritorno del governo e ha respinto anche l’emendamento Bastico finalizzato …

"Se le elezioni diventano più di una ipotesi", di Stefano Folli

Quarantotto ore dopo la spaccatura, le elezioni anticipate sono più di un’ipotesi. A molti sembrano lo sbocco naturale di un pasticcio politico creato da un calcolo precipitoso. Altro che governo rafforzato. Più che al rilancio di un esecutivo più saldo, pare di assistere alle convulsioni di fine regno. Il problema non è se la legislatura vedrà il 2013, ma il come e il quando si arriverà al voto. Un itinerario impervio in cui a decidere la rotta non è Palazzo Chigi, bensì il capo dello stato. D’altra parte, i sedici anni di storia del centrodestra, gli anni del bipolarismo, si sono giocati in buona misura sul rapporto tra Berlusconi e Fini. Ora che quel rapporto è andato in polvere comincia un’altra vicenda, non sappiamo se più o meno fortunata. Di certo la risposta del presidente della Camera al suo ex alleato equivale a una dichiarazione di guerra. Non stupisce, naturalmente, visto che stiamo assistendo a una scissione. Ma accusare il presidente del Consiglio di tendenze “illiberali” cos’è se non l’annuncio di un conflitto senza esclusione …