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Bindi: «Caimano, siamo pronti a fermarti», di Giovanni Maria Bellu

«Noi siamo pronti», dice Rosy Bindi, presidente del Partito democratico. Pronti alle elezioni, intende, o anche pronti a contribuire a un governo “di transizione” o meglio “di salute pubblica”. Lo dice prima di tutto ai militanti e agli elettori, ma lo dice anche ai commentatori politici che vedono nella fine del Pdl la parallela fine delle ragioni del Pd: «Non siamo nati perché esisteva Berlusconi e non moriremo con lui. Non siamo nati su un predellino ma stiamo lavorando ormai da quindici anni su questo progetto le cui prime tracce si trovano nello spirito dei costituenti», dice Rosy Bindi.

Il richiamo alle radici non è retorico. Se, infatti, il tonfo del progetto berlusconiano provoca un certo comprensibile “godimento”, il timore che il Caimano ferito sia tentato di dare qualche micidiale colpo di coda alla nostra democrazia è alto. Ed è altissima la posta in gioco. Quel «siamo pronti», dunque, è anche un messaggio al presidente del Consiglio: «Berlusconi deve sapere che siamo pronti, in Parlamento, a isolarlo nella sua irresponsabilità. E, nell’elettorato, a sconfiggere la sua temerarietà».

Insomma, diamo per scontato che anche questa legislatura finirà in anticipo…
«Mi sembra molto improbabile che si arrivi alla scadenza naturale. Non dico che sia impossibile, ma occorrerebbe proprio quella capacità di guida politica che Berlusconi ha dimostrato di non possedere. Dovrebbe di colpo cambiare metodo: capire che non si governa a palazzo Grazioli, ma nel rapporto col Parlamento, con l’opposizione, con le parti sociali… Ma, a giudicare dalle ultime mosse, in testa la cacciata di Fini, il premier mi sembra molto poco lucido…».

E anche molto tentato dalle elezioni anticipate.
«Sì. Ma non è a lui che spetta il compito di sciogliere le Camere. E non credo che Fini e i suoi mentano quando dicono di non volere le elezioni e di essere intenzionati a sostenere il governo. Certo, per il premier sarà dura, ed è anche da questo che nasce il godimento. Se ripenso alla sicurezza che ostentava, al suo non venire mai in aula, a quell’arroganza… mentre ora lo vedo ora andare alla ricerca di voti…».

Ragioniamo sui due aspetti del suo «siamo pronti». A partire dall’ipotesi estrema delle elezioni a novembre. Il Pd è davvero “pronto”? Immagini di spiegarlo a un militante o a un elettore.
«Al militante o all’elettore dico che il Partito democratico ha un suo candidato che è il segretario Bersani, un leader che ha già come suo profilo dominante quello dell’uomo di governo. Se poi si andasse a individuare un candidato di coalizione ci sarebbero le primarie, un grande strumento che ci ha portato bene… Non dimentichiamoci che Berlusconi l’abbiamo già battuto due volte».

Le faccio due nomi che circolano, Vendola o Draghi?
«Vendola dovrà fare le primarie. E Draghi potrà essere uno dei nomi scelti dal presidente della Repubblica».

Altro scenario, più probabile: caduta “a medio termine” di Berlusconi…
«Penso che il capo dello Stato prima verificherà se la maggioranza uscita dalla urne può esprimere un governo. Ma qua si ripropone il problema della capacità di Berlusconi di fare politica e ribadisco il mio pessimismo sulla possibilità di un cambiamento così radicale…».

Governo di “salute pubblica” dunque…
«Sì, ma deve essere chiarissimo un punto. E lo dico a chi, con un riflesso automatico, appena si prospetta un’ eventualità del genere comincia a parlare di “inciuci”. L’obiettivo è l’alternativa, cioè chiudere definitivamente col berlusconismo. L’obiettivo è chiudere con questa cosiddetta Seconda Repubblica che, secondo me, non è altro che il proseguimento malato della Prima. Stiamo attraversando contemporaneamente una crisi di sistema e una crisi politica e sociale senza precedenti, non paragonabile con quella degli anni Novanta. Il caso Fiat sta dimostrando che la crisi porta via anche le sicurezze sociali. In più abbiamo una legge elettorale disastrosa che ha costretto prima noi, poi il centrodestra, ad alleanze disomogenee… È in questo quadro che vedo un governo dove le forze politiche che ci stanno, senza confusioni, senza annullare il passato né pregiudicare il futuro, si assumano un supplemento di responsabilità condivisa».

Ma quale legge elettorale? Anche nel Pd esistono molte visioni.
«Abbiamo già una nostra proposta e, lo dico da presidente, ci siamo espressi nell’assemblea nazionale. Bisogna approfondirla e giungere a una mediazione accettabile. Ma la sintesi è chiara ed è quella che ha illustrato Bersani. Ci vuole una legge che – in una sintesi equilibrata tra il sistema maggioritario e quello proporzionale – consenta agli elettori di scegliere chi va in Parlamento e qual è la coalizione che deve governare. Dire che questo bipolarismo è malato non significa voler tornare al parlamentarismo delle mani libere, ma arrivare un bipolarismo maturo, europeo. Anche i più critici verso il bipolarismo, Casini compreso, sanno bene che il centro o è uno dei poli, oppure si deve alleare con uno dei due poli. Non dimentichiamo che è nella nostra storia Roberto Ruffilli il quale, prima di essere assassinato dalla Brigate rosse, lavorava proprio a una riforma elettorale che aveva alla sua base l’idea di fare di ogni cittadino l’arbitro della scelta della maggioranza di governo».

A proposito di centro, quanto ritiene alto il rischio che la nuova fase politica spinga in quell’area i moderati del Partito democratico?
«Penso che in un momento come questo il Pd debba dedicare le sue energie per rafforzare la sua unità e dare voce a tutti, far sentire tutti a casa propria. A maggior ragione se in una fase di emergenza si va verso alleanze molto larghe. Perché ci si può stare a testa alta anche con alleati “innaturali”, ma a condizione che non ci siano fianchi scoperti. A chi avesse la tentazione di andare via dico che si può lavorare a un progetto politico in modo non subalterno se si sta dentro un grande partito. D’altra parte non mi pare che chi si è allontanato abbia ottenuto grandi risultati».

Parlava di “alleati innaturali”. Intende dire che così come può nascere un governo di salute pubblica, potrebbe nascere addirittura una “coalizione di salute pubblica”?
«Non lo escluderei affatto. È un’ipotesi della quale, al di là delle definizioni, hanno parlato Bersani, Di Pietro e Casini. Certo, dovremmo spiegarlo molto bene agli elettori. Dovremmo chiarire che ci sono forze politiche molto diverse tra loro che non intendono far passare un programma eversivo quale sarebbe quello che Berlusconi, non avendo nient’altro, porterebbe in campagna elettorale. Perché, se guardiamo ai risultati di questi due anni, vediamo un bilancio disastroso, un paese allo stremo. Non ho lanciato la proposta di una commissione d’inchiesta sulla P3 per divertimento ma per arrivare a capire quanto è ramificato l’uso scorretto del potere».

A proposito di “alleati innaturali”. Ritiene che la Lega, che ora tiene in ostaggio Berlusconi, potrebbe rientrare nella categoria?
«Se Berlusconi va a votare, il primo alleato sarà la Lega che non farà fatica ad assecondare le sue pulsioni eversive. In un’eventuale fase transitoria potrebbe essere l’interlocutore per una riforma sul federalismo fiscale solidale e davvero condivisa».

L’Unità 01.08.10

3 Commenti

  1. Andrea dice

    E’ proprio vero che gli elettori di DX o se preferite i fans di B sono confusi.
    Questo governo è talmente abituato a dire una cosa e il giorno dopo a ribadire tutto l’opposto che le persone spesso confondono ruoli e scelte politiche.
    Innanzitutto non è B che scioglie le camere ma Napolitano quindi attenzione non siamo ancora uno stato totalitario alla mercè del più grande consumatore di viagra. Secondo è proprio B che non vuole e non ci pensa neanche a cambiare la legge elettorale per scegliere candidati….meglio pescare tra servi e ancelle.
    Per quanto riguarda l’esito di una eventuale tornata elettorale, non sarei così sicuro. B disse che il governo sarebbe durato 5 anni e “oltre”. Guarda un po’ invece dove si è impantanato……
    Quel che è certo è che si ridurranno i votanti e quindi sarà un danno per tutto il paese….

  2. Il quadro della Rosaria nazionale è decisamente ottimistico , visto che il Pd viene da una interminabile serie di batoste elettorali che lo hanno ridotto ad un partito più a valenza regionale che nazionale; se estrapoliamo le roccheforti del centro il Pd , nel resto d’italia è sotto il 20%.Come al solito , Repubblica docet , non si tiene conto degli elettori , i quali può darsi che votino turandosi il naso , ma tengono gli occhi aperti , per non mettere la croce troppo a sinistra. Mi sembra improbabile che il Centro Dx possa perdere le prossime eventuali elezioni , a meno che non si faccia una legge elettorale ad hoc contro il Cavaliere. Credo che prima di perdere la maggioranza in entrambi i rami del parlamento , Berlusconi faccia sciogliere le camere in modo da tornare al voto con la stessa legge, Magari con la possibilità della preferenza. Con un blocco fra il 35 ed il 40% dei voti il centro dx è praticamente imbattibile , perchè nessuna coalizione seria ( se fanno una ammucchiata come quella del 2006 la gente farà sberleffi) riesce ad ottenere di più . Con buona pace di Rosaria Bindi e dei sinistri .

  3. Gabriele dice

    Io penso che la sinistra, ora PD, ieri PCI e altro, devono rendersi conto della mutata situazione della politica italiana, in seguito a quella internazionale. Il comunismo ,dopo la caduta del muro di Berlino, ha lasciato molti stati in un grave stato di povertà , denunciando il suo fallimento. Ora questi stati stanno recuperardo, facendo anche concorrenza a quelli che non sono stati mai comunisti e che hanno avuto un certo benessere.A mio parere, frutto di questa globalizzazione e di questa concorrenza é che gli stati ex comunisti stanno recuperando benessere anche a scapito degli altri ,che perdendo lavoro ed essendo meno concorrenziali per costi diventano piu’ poveri. In questo contesto di grave crisi ne risente lo scenario politico economico italiano. Se diventiamo piu’ poveri cresce la spinta autonomista nelle regioni piu’ produttive ,piu’ efficenti.
    Il rischio é una vera seccessione sostenuta dalla stessa popolazione, compreso chi è o é stato di sinistra, che non ha nessuna intenzione di spatire la povertà e il parassitismo ,l’inefficenza, la mafiosita degli altri.
    Personalmente penso che gli schemi politici degli anni ’70 non siano piu’ proponibile. Il cosi’ detto proletariato del nord non si identificherà piu’ nelle idee della sinistra italiana , ora rappresentata dal PD, ma sosterrà e sostine al Nord le forze federaliste.
    C’E’ DA MEDITARE. Ho l’impressione che molti antiberlusconiani accaniti lo rimpiangeranno come colui che era ancora riuscito a mantenere l’Italia unita. Il dopo Berlusconismo é molto incerto é ho l’impressimo che al Nord si rischia veramente la seccessione. Meditate.

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