"Istituti tecnici, la Confindustria coglionata", di Pino Patroncini
Quattro anni fa la riforma della secondaria superiore della Moratti era stata bloccata anche per l’opposizione anche di Confindustria che non gradiva la trasformazione degli istituti tecnici in generici licei tecnologici. In quella occasione gli istituti tecnici, rievocati come i grandi accompagnatori del processo di industrializzazione degli anni sessanta, erano stati persino definiti “i gioielli di famiglia”, i quali, per l’appunto, non potevano essere alienati. Gelmini sapeva tutto ciò. Suo obiettivo fu quindi quello non cadere nello stesso errore di trovarsi praticamente nemici (e che nemici!) in casa. Pensò quindi di accattivarsi le simpatie di Confindustria per i suoi tagli-gabellati-per-riforma coinvolgendo gli industriali nella gestione scolastica da subito, senza attendere la riforma degli organi collegiali a cui stava lavorando la sua amica-rivale Aprea, e istituendo i cosiddetti comitati tecnico-scientifici paritetici tra componenti interne alla scuola e componenti esterne. Di fronte a questa proposta a Confindustria non parve vero di ritornare ai vecchi consigli di amministrazione degli istituti tecnici e professionali degli anni cinquanta e sessanta nella illusione di rinverdire le glorie industriali di quegli anni …
