«Quel potere del mondo produttivo che rischia di svendere l'università», di Dario Antiseri
L’istituzione dell’abilitazione scientifica nazionale – prevista nel Disegno Di Legge per la riforma dell’Università (Titolo III, art. 8) – appare come la migliore proposta, tra quelle già sperimentate e tra le altre immaginate, per il reclutamento dei professori universitari. Le commissioni giudicatrici attestano l’idoneità scientifica, nei diversi settori scientifico-disciplinari, dei candidati; e successivamente le Università scelgono fra gli «abilitati» coloro che vengono giudicati più adatti per i progetti di ricerca in corso e quelli in programma per il futuro e più idonei per una qualificata didattica. Fondamentale, poi, per l’intera architettura del progetto di riforma, è «l’introduzione di un sistema di valutazione periodica da parte dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione Università e Ricerca) dell’efficienza e dei risultati conseguiti nell’ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne». Ebbene, una volta stabiliti questi due punti si dovrebbe lasciare la più ampia autonomia alle Università nell’articolazione dei loro statuti e nella programmazione dei loro progetti. Ma questa necessaria autonomia viene soffocata in più punti dal Disegno di Legge: risulta eccessivo il potere …
