Anno: 2010

«Quel potere del mondo produttivo che rischia di svendere l'università», di Dario Antiseri

L’istituzione dell’abilitazione scientifica nazionale – prevista nel Disegno Di Legge per la riforma dell’Università (Titolo III, art. 8) – appare come la migliore proposta, tra quelle già sperimentate e tra le altre immaginate, per il reclutamento dei professori universitari. Le commissioni giudicatrici attestano l’idoneità scientifica, nei diversi settori scientifico-disciplinari, dei candidati; e successivamente le Università scelgono fra gli «abilitati» coloro che vengono giudicati più adatti per i progetti di ricerca in corso e quelli in programma per il futuro e più idonei per una qualificata didattica. Fondamentale, poi, per l’intera architettura del progetto di riforma, è «l’introduzione di un sistema di valutazione periodica da parte dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione Università e Ricerca) dell’efficienza e dei risultati conseguiti nell’ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne». Ebbene, una volta stabiliti questi due punti si dovrebbe lasciare la più ampia autonomia alle Università nell’articolazione dei loro statuti e nella programmazione dei loro progetti. Ma questa necessaria autonomia viene soffocata in più punti dal Disegno di Legge: risulta eccessivo il potere …

«All'università senza Lingua e letteratura», di Francesco Erbani

Rischiano di sparire i dipartimenti specifici dove studiare Petrarca o Montale. Santagata: “Tutti razionalizzano ma in nessun paese d’Europa succede una cosa così” SI CHIAMERANNO dipartimenti di Lettere antiche e moderne. Oppure di Filologia. Oppure si inventeranno altre denominazioni e forse si scatenerà la fantasia: rischiano comunque di sparire dalle università i dipartimenti integralmente dedicati alla lingua italiana e alla sua letteratura. Potrebbe essere solo una faccenda nominale, ma secondo molti docenti di italianistica, soprattutto degli atenei più grandi, c’è anche sostanza. Ed è per questo che lanciano un allarme: non è possibile, denunciano, che mentre si avvicinano i centocinquant’anni dall’Unità l’accademia spinga in un angolo gli insegnamenti che più rappresentano il patrimonio condiviso degli italiani. Cioè la loro lingua e la loro letteratura. Dice Marco Santagata, studioso di Petrarca e autore di Il filo rosso, uno dei più fortunati manuali per i licei, professore alla Statale di Pisa: «Molti rettori e molti senati accademici stanno anticipando alcune delle norme contenute nella riforma Gelmini, che è ancora in discussione in commissione Cultura al Senato. Fra …

«Per noi la strada è ancora in salita. Non nascondiamo la polvere sotto il tappeto», di Marina Sereni

Non è il risultato che speravamo. Credo che si debba partire da qui, fare un’analisi onesta e rigorosa dei dati che questo voto ci consegna. Non voglio sminuire la conferma al centrosinistra di sette delle tredici regioni che hanno svolto le elezioni, né l’affermazione significativa di alcuni nostri candidati. Ma non saremmo in sintonia con i nostri elettori se non vedessimo alcuni problemi seri. Primo: l’astensionismo è stato particolarmente ampio ma, al contrario di quanto molti si aspettavano, non ha penalizzato in maniera più evidente il centrodestra. E’ un segnale di disaffezione verso la politica e di insoddisfazione verso la qualità dell’offerta politica di entrambi gli schieramenti. Ma, nel centrodestra, la campagna personale di Berlusconi da un lato e il successo straordinario della Lega dall’altro sono riusciti a mobilitare l’elettorato più militante, mentre non ci sono stati fenomeni altrettanto forti nel nostro campo. Insomma non possiamo dire che questo voto è – come noi pensavamo potesse essere – una bocciatura dell’azione di governo. Questo vuol forse dire che l’azione del governo contro la crisi sia …

Intervista a Tullio de Mauro: «L'Italia e la cultura? Separati in casa», di Francesco Erbani

Tullio De Mauro intervistato da Francesco Erbani punta il dito contro la classe politica. I nostri ministri stanno lentamente distruggendo la ricerca, l’insegnamento, l’università Che ne è della cultura degli italiani? Qualcuno afferma che, tra i Paesi avanzati, il nostro, nonostante le buone performance economiche, sia penalizzato da una sostanziale arretratezza culturale. Rispetto alla media europea l’Italia ha una delle percentuali più basse di diplomatie laureati, soprattutto nelle materie scientifiche. Da noi si leggono meno libri e giornali. Per non parlare dello scarso numero di biblioteche pubbliche. Preoccupazione destanoi livelli di analfabetismo, magari, come si dice, «di ritorno». La spesa per la ricerca è, in percentuale rispetto al prodotto interno lordo, quasi la metà della media europea. Il numero dei ricercatori sul totale delle persone impiegate è uno dei più bassi d’Europa e la loro etàtra le più alte. Insomma, più di un motivo per non essere ottimisti. Richiama questi dati Francesco Erbani nella prefazione alla nuova edizionedi un libro-intervista con Tullio De Mauro: La cultura degli Italiani (Laterza, pp. 278, euro 12,00). L’EMERGENZA ITALIANA …

«Le emozioni, la ragione e la realtà», di Mario Calabresi

La distanza tra la parte razionale e quella emotiva del cervello certi giorni appare immensa e insormontabile. Soprattutto se una parte dei cittadini, dei giornalisti e dei politici usa soltanto la prima e una parte consistente degli elettori invece va alle urne guidata dalla seconda. Ieri mattina le analisi del voto e del successo della Lega, che in cinque anni ha raddoppiato i suoi consensi, parlavano di federalismo, di protesta e di voglia di rottura. Le motivazioni di chi ha scelto il partito di Umberto Bossi appaiono invece completamente diverse e si richiudevano in tre parole: serenità, normalità, sicurezza. Questa distanza di percezione e interpretazione ci racconta che anche in Italia politici e analisti fanno riferimento solo ad una parte della nostra mente, quella più fredda, razionale e calcolatrice, cadendo così in errore e restando spiazzati di fronte ai risultati elettorali. Prima delle ultime presidenziali americane, Drew Westen, noto professore di psicologia e consulente politico, lo ha spiegato in un libro di successo. I conservatori, sostiene, sanno fin dai tempi di Nixon e poi di …

«Prodi preoccupato chiede facce nuove "A 71 anni il più giovane sembro io"», di Marco Marozzi

L’ex premier: “Ridare al cittadino la capacità di contare”. “Nei comuni, dove il rapporto è più diretto, teniamo” “E’ stata dura”. Un nubifragio. Poi l’arcobaleno. Bologna accoglie così il ritorno di Romano Prodi. Professore, si sente Noè, votato ancora a salvare l’arca del centrosinistra? “Per l’amor di Dio. Sono arrivato che pioveva da matti. La mia esperienza politica è finita. Servono giovani. Ho 71 anni e ogni tanto rischiano di farmi sentire un ragazzo. Io al massimo ho cercato di dare una mano, mica sono quello che se ne va sull’Aventino. Certo è stata dura e adesso c’è tanto lavoro da fare”. Non si riferisce alle durezze del cielo l’ex premier che due volte su due ha sconfitto Berlusconi alle urne. Guarda alle difficoltà terrene del centrosinistra, persino nella “sua” Emilia-Romagna, sempre meno rossa, meno di altre in Italia. Il Professore venerdì ha voluto chiudere la campagna elettorale a fianco di Vasco Errani, il governatore confermato per la terza volta, pur perdendo oltre il 10 per cento e che è riuscito a trascinare in Consiglio …

"Un decreto troppo evasivo", di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra

Giusto in tempo per le elezioni regionali, è stato varato il decreto incentivi di cui si parlava da mesi. Si tratta di 420 milioni in totale, ma 150 milioni rappresentano un diverso utilizzo di fondi già stanziati. I nuovi 270 milioni dovrebbero arrivare da norme antievasione. Entrate, dunque, incerte per loro natura. Il decreto è poi una somma di microinterventi, distribuiti a vari settori, che difficilmente solleciteranno nuova domanda. Nel complesso, un decreto senza personalità, poco utile sul piano economico, con costi di attuazione da non sottovalutare. E alla fine il decreto incentivi di cui tanto si era parlato in questi mesi ha preso forma … appena in tempo per le elezioni regionali. LA COPERTURA DEL DECRETO Sul sito del ministero dello Sviluppo le cifre del decreto sono così sintetizzate: 300 milioni di incentivi al consumo; 70 milioni di sgravi fiscali per il tessile; 50 milioni per cantieristica e aerospazio. Per un totale quindi di 420 milioni. Attenzione, però, perché dei 420 milioni, più di un terzo (150 milioni) rappresentano un diverso utilizzo di fondi …