Fusignano (RA) – Chiusura campagna elettorale
c/o il Granaio – Fusignano TAGLI E RITAGLI… LA SCUOLA SFORBICIATA…
c/o il Granaio – Fusignano TAGLI E RITAGLI… LA SCUOLA SFORBICIATA…
c/o Liceo Canossa-Via Makallè,18 Reggio E. “La scuola e la politica a confronto: riforma “epocale”? con: On. MANUELA GHIZZONI parlamentare PD ing. FABIO FILIPPI cons. regionale PdL
Modena Piazza Grande I parlamentari PD incontrano i cittadini per spiegare le ragioni delle battaglie parlamentari, per dar conto del lavoro svolto per il territorio ed ascoltare opinioni e consigli
L’On. Manuela Ghizzoni, capogruppo in Commissione Istruzione del PD, interviene con un’interrogazione parlamentare sui contributi ‘volontari’ e i tagli alla scuola: “I cosiddetti contributi volontari sono ormai diventati balzelli quotidiani per supplire alle carenze dello Stato”. “Come hanno spiegato i genitori degli studenti nel corso della manifestazione di sabato” – afferma la parlamentare Manuela Ghizzoni – “la scuola rischia di andare a rotoli. Oltre ai tagli forsennati del Governo, le famiglie, con i loro contributi volontari, pagano perfino le supplenze, sostituendosi di fatto allo Stato”. “Su questo aspetto in particolare, ho presentato un’interrogazione in Parlamento – sottolinea la capogruppo del PD in commissione Istruzione – perché da alcuni episodi a livello nazionale emerge come vi sia l’intenzione di scaricare sulle famiglie una parte consistente delle spese riguardanti il salario accessorio dei docenti e del personale e le stesse supplenze brevi”. “Tale situazione, che si protrae ormai nel tempo, determina una gravissima difficoltà nell’ordinario funzionamento delle scuole – ha proseguito l’On. Ghizzoni – costringendole a dover far ricorso al finanziamento volontario delle famiglie per poter affrontare …
L’8 marzo scorso, forse per rassicurare gli italiani, il Presidente della Repubblica ha fatto alcune considerazioni singolari, sul coraggio e la politica. Ha detto che «in un contesto degradato, di diffusa illegalità, essere ragazzi e ragazze perbene richiede talvolta sacrifici e coraggio»: in questi casi estremi sì, «è bello che ci sia» questa virtù. Ma in una democrazia rispettabile come la nostra, «per essere buoni cittadini non si deve esercitare nessun atto di coraggio». Profonda è infatti negli italiani «la condivisione di quel patrimonio di valori e principi che si racchiude nella Costituzione». Legge e senso dello Stato sono nostre doti naturali: il che esclude il degrado della legalità. I toni bassi sono lo spartito di sì armoniosa disposizione. Il fatto è che non siamo in una democrazia rispettabile, e forse il Presidente pecca di ottimismo non solo sull’Italia ma in genere sullo stato di salute delle democrazie. Certo, non s’erge un totalitarismo sterminatore. Ma Napolitano avrà forse visto il terribile esperimento mostrato alla televisione francese, qualche giorno fa. Il documentario si intitola Il Gioco …
Centinaia di ricercatori minacciano di non salire in cattedra dal prossimo anno: se così fosse rischiano di restare scoperti molti corsi universitari. Da Torino a Bari e in un´altra decina di città si fa strada una nuova protesta: lo sciopero bianco della didattica. Contro il disegno di legge Gelmini di riforma dell´università sono i più giovani, cioè i ricercatori, a mobilitarsi minacciando la “serrata”. Sono quei docenti che per poco più di mille euro al mese coprono quasi la metà dei corsi di laurea in tutti gli atenei. La minaccia è scritta nero su bianco, approvata dalle assemblee di diverse facoltà: «Smetteremo di insegnare dal prossimo anno accademico, non prenderemo parte alle commissioni di laurea o alle sedute degli organi collegiali, ci limiteremo a fare ricerca come indica il nostro contratto finché il governo non ritirerà la legge». Dalla Federico II di Napoli, dove la contestazione è partita a fine di dicembre e dove i ricercatori hanno già smesso di insegnare da gennaio, hanno risposto all´appello, facoltà dopo facoltà, anche Torino, Genova, Firenze, Pisa, Siena, …
In città si lavora ancora per la messa in sicurezza degli edifici Un anno dopo il sisma: il centro è morto, negozi chiusi, macerie Ci siamo dimenticati dell’Aquila, o almeno abbiamo pensato che da quelle parti le cose andassero, se non bene, molto meglio. Abbiamo visto in tv la consegna delle casette antisismiche, la gente sorridente, abbiamo sentito la canzone che dice domani è già qui, e di nuovo la vita sembra fatta per te. Così ci siamo distratti. Ma L’Aquila è una città fantasma, e il domani chissà quando arriverà. Il centro – che sono 170 ettari, e che di fatto è tutta L’Aquila: il resto sono 63 frazioni sparse qua e là – è morto. Non c’è una sola casa abitata. Quelle poche rimaste agibili non possono riaprire perché mancano i servizi – l’acqua, il gas – e perché c’è sempre il rischio che crolli qualche edificio accanto. Quattro milioni di tonnellate di macerie attendono di essere portate via. Si lavora, non è che non si lavori: ma gli operai, i vigili del …