I ricercatori contro il ddl Gelmini «Apra la carriera se no addio lezioni», di Nino Luca
«Rifiuteremo gli incarichi». Mercoledì porteranno le loro proposte al Miur. In tanti se ne vanno dall’Italia per cercare una speranza di lavoro. Li chiamano «cervelli in fuga» oppure «cacciati». Ma adesso anche i cervelli di quelli che sono rimasti cominciano a «fumare» e a minacciare di fare sciopero. Stiamo parlando dei precari e dei ricercatori dell’università italiana. I primi protestano perché si ritrovano senza prospettive di lavoro e i secondi perché da anni ormai aspettano i concorsi per diventare associati. Aspettando e sperando, entrambe le categorie contestano il disegno di legge del ministro Gelmini sulla riforma accademica, già approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri del 16 marzo. Nell’attuale università i ricercatori (24.138 per l’Istat nel 2008, costituiscono circa il 40% del corpo docente) si occupano anche della didattica che invece dovrebbe essere di competenza dei professori associati e degli ordinari. A proclamare lo stato di agitazione è l’organo di rappresentanza nazionale, il Cnru (coordinamento nazionale Ricercatori universitari): «Invitiamo tutti i ricercatori universitari a non accettare incarichi per affidamento e supplenza per il prossimo …
