«Non solo Pompei: così il ministro ha umiliato il Belpaese», di Luca Del Fra
Dopo ogni annuncio in pompa magna ecco i tagli, e poi i crolli e nei casi più drammatici anche le inchieste. Fenomenologia del filosofo che ha trasformato il permanente in transeunte… I galantuomini della cricca afflitti dall’inchiesta sulla protezione civile lo chiamavano «quello che lavora con Nastasi». Nessuna definizione scolpisce meglio. Sandro Bondi come ministro dei Beni e delle Attività Culturali (Mbac): un’ombra nascosta dietro il suo capogabinetto – il dinamico e discusso Salvo Nastasi –, mentre l’intero settore culturale italiano si sfarinava, tra la drammatica diminuzione delle risorse economiche pubbliche e gli sperperi. Predicatore di efficienza, nemico giurato dei cosiddetti privilegiati della cultura e quindi ministro assenteista quant’altri mai, Bondi in circa tre anni al Collegio Romano c’è stato poco, mostrando fin da subito un sovrano disinteresse per il suo dicastero. Il che non gli ha impedito di dettare le sue surreali linee guida per il Mbac già dalla primavera del 2008 quando, fresco di nomina e ancor gonfio della vittoria elettorale, al Teatro Argentina di Roma ha incontrato il mondo dello spettacolo per …
