Anno: 2011

"Rai, Masi: applausi bipartisan", di Maria Zegarelli

Il pubblico «attivo» ospite nei programmi di approfondimento dovrà essere sapientemente dosato o, se volete, equamente schierato, a prescindere da quello che si dirà in studio. Altrimenti, la Rai farà meglio a rinunciarci, come annuncia il direttore generale, Mauro Masi, tornato ieri alla carica con una circolare vincolante. Per dovere di cronaca: a porre la questione del pubblico era stata nei giorni scorsi la sottosegretaria Daniela Santanché che si era vista negare l’ingresso ad Annozero di una sessantina di suoi supporter. Qualche collegamento? Sicuramente una coincidenza. Sta di fatto che ieri mattina la missiva del Dg è stata recapitata ai direttori di Rete e a quelli di Testata della Rai per ricordare che la presenza del pubblico in sala è da ritenere «un elemento di responsabilità precipuamente gestionale e pertanto pienamente riconducibile alla specifica responsabilità dei Direttori di Rete e di Testata (e quindi non può essere attribuita, più o meno tacitamente, a scelte autonome dei conduttori e/o autori di prodotti editoriali)». Bilancia o blindatura? Pubblico pesato con il bilancino dunque, nessun riferimento ad una …

Carpi, Pd in piazza “per la dignità delle donne e del Paese”

Sabato dalle 10 alle 13 raccolta di firme per chiedere le dimissioni del premier. Anche a Carpi le democratiche e i democratici si mobilitano per la dignità delle donne e del Paese, denigrata dal comportamento del Presidente del Consiglio. Sabato 29 gennaio dalle 10 alle 13, saranno in piazza a Carpi per affermare che il Presidente Berlusconi deve dimettersi. Hanno assicurato la loro presenza, tra gli altri, il segretario Davide Dalle Ave, l’on. Manuela Ghizzoni, il Sindaco Enrico Campedelli. “Anche a Carpi – dichiara l’on. Ghizzoni – il Pd si impegnerà nella raccolta di firme per risvegliare le coscienze cittadine, per sollevate un moto di indignazione contro l’incapacità a governare di Berlusconi. Questo governo costringe l’Italia a compiere solo passi indietro, incapace di mettere in campo strategie efficaci per affrontare finalmente i problemi del Paese: la crescita, il lavoro, un fisco giusto, una scuola che funzioni, una democrazia sana. Noi dobbiamo dare una prospettiva di futuro ai giovani. Con l’incapacità a governare e con l’impaccio di interessi personali, Berlusconi è diventato un ostacolo alla rinasciata …

Gambro, il Pd: “Decisione inaccettabile”

Baruffi: “Occorre reagire immediatamente e nel modo più efficace coinvolgendo subito i Comuni, la Provincia, la Regione Emilia-Romagna, il governo nazionale”. La decisione unilaterale di Gambro di delocalizzare o esternalizzare parti significative della produzione dello stabilimento di Medolla è inaccettabile. Questo il giudizio del segretario provinciale del Pd Davide Baruffi sul piano di ristrutturazione comunicato questa mattina dalla direzione della multinazionale. “Si tratta di un piano che non ha in sé nulla di condivisibile – prosegue Baruffi – 400 persone a casa nel giro di un anno, nella migliore delle ipotesi. Una decisione irricevibile, prospettata stamane ai lavoratori, senza alcuna indicazione minimamente credibile di riconversione e assorbimento della manodopera. Uno smottamento che mette a rischio la stessa capacità di tenuta sociale della bassa modenese e della provincia di Modena”. Il Partito democratico non si limita a esprimere solidarietà e vicinanza ai lavoratori e alle famiglie. “Occorre reagire immediatamente e nel modo più efficace – dichiara il segretario del Pd – coinvolgendo da subito i Comuni, la Provincia, la Regione Emilia-Romagna, il governo nazionale. Senza un …

Sul filo della memoria, per ritrovare la strada del futuro (Newsletter n. 1 – gennaio 2011)

Questa Newsletter esce nel Giorno della Memoria, la ricorrenza istituita nel 2000 dal Parlamento italiano per commemorare le vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell’Olocausto. Una scelta non casuale, anche per sconfiggere la nausea prodotta dalle intercettazioni e dalle testimonianze sullo scandalo (anche internazionale) che coinvolge il Presidente del Consiglio – e non si tratta di gossip, perché al centro delle meticolose indagini vi sono imputazioni gravissime, che vanno dalla concussione allo sfruttamento della prostituzione, anche quella minorile – che ha gettato nella vergogna le istituzioni e calpestato la dignità delle donne, insieme a quella del Paese. Ferruccio De Bortoli, in un recente editoriale sul Corsera, paventa il rischio di rimanere schiacciati in un disperato presente e di precipitare in “un senso di vuoto che mette in forse anche la nostra incerta identità italiana” e sottolinea come “nell’indifferenza etica cresc[a]no i pregiudizi, nell’ignoranza si cement[i]no gli odi e i sospetti; nella perdita dei valori della cittadinanza, scritti mirabilmente nella nostra Costituzione, ferment[i]no i germi di nuove violenze; le comunità regredisc[a]no a forme tribali”. Calare questa …

«Sette treni di libertà», di Francesco Sangermano e Valentina Buti

Un sogno. E una legge che rendeva possibile trasformarlo in realtà. Ugo Caffaz, nel 2001 era direttore generale del dipartimento cultura e istruzione della Regione Toscana. Furono lui, l’allora presidente Claudio Martini e l’assessore Paolo Benesperi a dire che, sì, ci potevano, ci dovevano provare. Così nacque il Treno della Memoria. Dall’Italia alla Polonia a bordo di un convoglio per compiere quello che non è solo un viaggio fisico. E nemmeno solo un appuntamento simbolico. Era il 2002 quando per la prima volta il treno lasciò la stazione di Firenze in direzione di Oswiecim (Auschwitz in polacco) e Birkenau. Quasi 1300 chilometri di binari attraverso la neve dell’Austria e della Repubblica Ceca. Quasi due lustri dopo, sono sette i treni partiti dallo Stivale. Firenze, Torino, Milano, Brescia, Bolzano, Fossoli-Carpi, perfino Foggia. A bordo migliaia di ragazzi (studenti e universitari) e i loro professori. Che hanno ripercorso le orme di altre migliaia di giovani che in questo lasso di tempo hanno potuto toccare conmanol’orrore della Shoah. Il Treno li ha portati a camminare nel silenzio assoluto …

Primo Levi «Dal fascismo ad Auschwitz c’è una linea diretta» L’intervista ritrovata, di Marco Pennacini

Il grande scrittore in una conversazione inedita del 1973 con un giovane studente. «Oggi “Se questo è un uomo” lo riscriverei completamente, per mettere in luce le responsabilità italiane nella Shoah». La politica: «Il mio libro? Oggi verrebbe fuori una cosa completamente diversa: metterei in risalto il suo valore politico…» Nel campo: «Immagazzinavamo tutto voracemente, ci interrogavamo a vicenda per sapere ciascuno la storia degli altri» Invenzioni tricolori: «Lo sterminio industriale è tedesco. Ma la violenza a scopo politico in questo secolo è un’invenzione italiana» I giovani: «Queste cose vengono sentite come arcaiche, come i garibaldini, come la rivoluzione francese, qualcosa di molto lontano…» Primo Levi, come mai ha voluto scrivere «Se questo è un uomo»? «Perché ero appena ritornato dalla prigionia, e avevo un tremendo bisogno di raccontare queste cose, un bisogno che diventava ossessione.(…) Nel lager cercavo di immagazzinare tutto, di mettere tutto in una specie di tasca». Allora vedevi già con un occhio più distaccato quel che ti succedeva… «No, non era possibile. Nel lager c’era il problema di sopravvivere. Sì, avevo …

"L’economia nazista e la Shoah dei disabili", di Massimiliano Boschi

Gusci vuoti», «zavorra umana», «vite non degne di essere vissute», sono quelle che il Terzo Reich decise di eliminare a partire dal 1933. Persone che non solo era lecito uccidere, ma addirittura utile. Perché erano un costo per le casse della Germania nazista e perché «inquinavano» la presunta razza ariana. Il retroterra alla giustificazione dell’ eliminazione delle «vite indegne» fu garantito dalla macchina propagandistica del Terzo Reich. Vennero affissi migliaia di manifesti rappresentanti l’immagine di un «minorato» assistito da un infermiere. In alto campeggiava una cifra a caratteri cubitali: «60.000 marchi» di seguito la spiegazione: «Ecco cosa costa una persona che soffre di malattie ereditarie alla comunità tedesca». Per spiegare meglio il concetto arrivarono i libri in cui si sottolineava come «il costo di cura per una persona geneticamente malata è otto volte superiore rispetto a quello di una persona normale. Un bambino “idiota” costa quanto quattro o cinque bambini sani. Il costo per otto anni di istruzione normale è di circa 1.000 marchi. L’istruzione di un bambino sordo costa circa 20.000 marchi. In tutto, …