Anno: 2011

"Una maggioranza artificiale ostaggio della Lega", di Arnaldo Sciarelli

Il triangolo dialettico di Giorgio Napolitano – incontro per gli auguri di Natale, discorso di fine d’anno, intervento a Reggio Emilia – consente ai politici italiani di capire che il presidente ha le idee chiarissime su come affrontare il presente, duro e complicato, e programmare un futuro tentando di leggerne la complessità e le variabili. Certo è che non mollerà di un centimetro la difesa dell’Unità nazionale, della Carta costituzionale e dell’interesse generale che questa maggioranza artificiale di governo, piaccia o non piaccia, non riesce a fare. Al di là delle obiettive difficoltà economiche di origine internazionale, da una parte c’è un devastante conflitto di interesse, dall’altra la presenza, inimmaginabile e volgare in uno stato di diritto, di un partito statutariamente secessionista che è purtroppo nel governo del nostro paese e che consente, quindi, per motivi numerici, il perdurare del predetto conflitto. E tutto ciò deriva, fa bene ripetere, da una legge elettorale che consente alla minoranza coesa del berlusconismo di diventare maggioranza e al 60% dell’opposizione non coesa di diventare minoranza. Ecco perché questo …

«Liste di ebrei. L’antisemitismo continua a esistere», intervista ad Amos Luzzatto di Umberto De Giovannangeli

L’ex presidente delle comunità ebraiche italiane: «Provo rabbia e indignazione per i nomi sul sito neonazista ma non sorpresa. Le radici del razzismo sono ancora forti». Il monito. «Da tempo sollecito l’opinione pubblica a non considerare la Shoah come memoria di un oscuro passato». I ricordi. «Ero piccolo quando passavano le camicie brune e si diceva: in Italia non può accadere nulla di terribile». Rabbia. Dolore. Inquietudine. Tutto, tranne che sorpresa. Perché non smetterò mai di denunciare che le radici politiche, storiche e culturali dell’antisemitismo continuano ad esistere e a ramificare». Ad affermarlo è una delle figure più autorevoli e rappresentative dell’ebraismo italiano: Amos Luzzatto, già presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. (Ucei). Professor Luzzatto, a cosa è improntata la sua prima reazione alla notizia del sito neonazista statunitense che ha pubblicato una lista di ebrei italiani? «Rabbia. Indignazione. Inquietudine. Tutto ma non sorpresa. Da molto tempo sollecito l’opinione pubblica, in particolare in questi giorni in cui si ricorda la Shoah, a non comportarsi come se si trattasse della memoria di un oscuro passato che …

"La passione delle armi", di Massimo Cavallini

L’abuso delle pistole è un elemento viscerale dell’America profonda. E nessuno vuole davvero affrontarlo. Miami. Sherlock Holmes usava partire, per sciogliere il mistero d’ogni omicidio, dal primo degli elementi a disposizione: l’arma del delitto. Ed assai utile (elementare Watson) è seguire questa basilare linea di condotta anche nel caso del massacro nel Tuscany Village di Tucson, Arizona. Non, ovviamente, per scoprire un assassino il cui allucinato sorriso ci fulmina da giorni dalle prime pagine dei giornali, ma per cogliere la più cruda ed essenziale tra le verità che l’attacco armato contro la deputata Gabrielle Giffords racconta dell’America ed all’America. LE CRONACHE della strage ci hanno fin dal primo istante detto, a tal proposito, due cose. La prima: che quell’arma – la stessa usata, il 16 aprile del 2007, nel massacro del Virginia Tech, 32 morti ammazzati – era una Glock 19, pistola semiautomatica per l’occasione alimentata da uno speciale caricatore che le ha consentito – che ha consentito all’omicida – di sparare, in rapidissima successione, 31 colpi. E – seconda cosa – che quell’arma era …

Così i tribunali suppliscono al deficit della «politica vera», di Luigi Manconi

La soluzione ideale sarebbe una legislazione prudente e non invasiva rispettosa della sfera più intima della persona ma in questo momento una simile legge è irragiungibile. Le parole di Pio XII Nel ’57 il Papa parlava di «soppressione del dolore» consentita. Il felice tempismo, se così si può dire, della sentenza del tribunale di Firenze che ha accolto la richiesta di nomina di un “amministratore di sostegno” per far rispettare le Direttive anticipate di volontà di un cittadino segnala uno dei molti paradossi italiani. Mentre il centrodestra affida al ddl sul Testamento biologico – sciaguratamente presentato come una sorta di “test sui valori” – il compito invero assai poco valoriale di puntell re il proprio traballante governo, la volontà dei cittadini va in tutt’altra direzione. E trova ascolto, provvidenzialmente, nei tribunali. Provvidenzialmente, anche se sarebbe preferibile una diversa soluzione: ovvero una legislazione prudente e non invasiva, limitata nelle sue facoltà e non prescrittiva, rispettosa della sfera più intima della persona e del principio dell’autonomia individuale. Ma una simile legge, con gli attuali rapporti di forza …

"Bersani per la conta, non per lo scontro", di Rudy Francesco Calvo

Con la direzione di oggi, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani proseguirà la via intrapresa con la lettera pubblicata sul Messaggero la scorsa settimana: rilanciare una piattaforma autonoma del partito, da proporre a tutte le forze di opposizione, di sinistra e moderate, per preparare un fronte comune in caso di elezioni anticipate. Un’ipotesi che per il Nazareno resta in campo, nonostante le prese di posizione di Casini e Fini in questi giorni, soprattutto se oggi la Consulta dovesse bocciare la legge sul legittimo impedimento, lasciando Berlusconi senza uno scudo giudiziario. Bersani non rinuncerà quindi alla strategia che ha portato avanti finora, ma affiancherà ad essa un impegno più deciso a favore della costruzione di un profilo chiaro del partito. «Non faremo il giro delle sette chiese per vedere se qualcuno apre le porte – ha spiegato ieri il leader dem – per noi i problemi sono tali che serve una convergenza di forze per andare oltre il berlusconismo. Noi proporremo un progetto, ognuno poi si assumerà le proprie responsabilità». Sono parole che, se ripetute …

"Basta opacità. Il Pd deve scegliere da che parte stare", di Cesare Damiano

Sulla Fiat i democratici hanno discusso, come deve avvenire in un partito aperto. Ma poi bisogna arrivare a sintesi chiare e condivise su questi che sono i veri contenuti, altro che alleanze. Oggi e domani si svolge a Torino il referendum tra i lavoratori Fiat sull’accordo di Mirafiori. Nel Pd, attorno a quest’intesa, si è sviluppato un dibattito forte che ha visto emergere un arco di posizioni, alcune delle quali contrapposte. In un partito democratico è normale che questo avvenga. Non è normale, invece, che non si arrivi ad una posizione di sintesi riconosciuta. Su questo tema la direzione del partito si deve esprimere. Definendo il proprio giudizio sui contenuti dell’intesa, sul rispetto dell’esito del referendum e, soprattutto, delineando un indirizzo chiaro su temi come la rappresentanza sindacale messa in discussione nell’accordo di Mirafiori e sul diritto di sciopero, a proposito del quale vanno chiarite tutte le possibili ambiguità interpretative: il suo esercizio non può essere impedito al singolo lavoratore. Al di là della questione Fiat, il punto è che il Pd si trova oggi …

"La fuga del sovrano", di Giuseppe D'Avanzo

Quale che sia oggi la decisione della Consulta sulla costituzionalità del «legittimo impedimento», Berlusconi può starsene tranquillo ché l´uso privatistico del Parlamento ha raggiunto il suo scopo. La prescrizione che si è acconciata da solo, azzopperà i tre processi che lo vedono imputato di corruzione (Mills), frode fiscale (diritti tv Mediaset), appropriazione indebita (Mediatrade). Intendiamoci, se fosse un imputato qualunque – «un imputato in scadenza termini», come dicono gli addetti – il tribunale stringerebbe i tempi e (per esempio) il “processo Mills”, che ha davanti un anno di tempo prima di “morire”, forse riuscirebbe a chiudersi anche in Cassazione. Così non sarà perché le intimidazioni del Sovrano, le aggressioni del sistema politico, governativo e mediatico che controlla lasciano il segno e provocano nelle toghe indecisioni e timidezze che attardano il cammino del processo più delle gimkane organizzate dagli avvocati. Dunque, il premier si salverà ancora, anche se i cinque giudici su sette che si occupano di lui, trasferiti ora ad altri incarichi, dovessero essere “applicati” (come probabilmente accadrà) fino alla fine dei processi. Da questo …