Anno: 2012

"Professori, il ministro ci ripensi o il PD dia battaglia", di Luigi Berlinguer

I professori italiani guadagnano 1.200 euro al mese ad inizio carriera. Dopo nove anni conseguono un primo scatto di circa 80 euro. Dall’ultimo rapporto Ocse emerge che gli stipendi degli insegnanti in Europa sono aumentati, in termini reali, del 7%. In Italia sono diminuiti dell’1%. Gli scatti biennali sono fermi e, sempre in questi ultimi anni, sono stati tagliati molti posti di insegnamento. Contemporaneamente è aumentato il carico di lavoro per ciascun docente (con il disagio, per molti, di svolgere lezioni in più istituti). Da ultimo molti insegnanti di ruolo hanno perso la cattedra e sono diventati sovrannumerari. Alcuni andranno a fare gli insegnanti di sostegno. Ho citato alcuni elementi di forte criticità che evidenziano l’enorme disagio di una categoria. Le norme contenute nella legge di stabilità vanno a collocarsi in questo clima di altissima tensione che si intreccia con un profondo stato di frustrazione. Le attuali 18 ore settimanali di lezione frontale sono già un lavoro molto pesante (anche all’estero, laddove esistano, sono più o meno le stesse). Non è un caso che il …

"Professori, il ministro ci ripensi o il PD dia battaglia", di Luigi Berlinguer

I professori italiani guadagnano 1.200 euro al mese ad inizio carriera. Dopo nove anni conseguono un primo scatto di circa 80 euro. Dall’ultimo rapporto Ocse emerge che gli stipendi degli insegnanti in Europa sono aumentati, in termini reali, del 7%. In Italia sono diminuiti dell’1%. Gli scatti biennali sono fermi e, sempre in questi ultimi anni, sono stati tagliati molti posti di insegnamento. Contemporaneamente è aumentato il carico di lavoro per ciascun docente (con il disagio, per molti, di svolgere lezioni in più istituti). Da ultimo molti insegnanti di ruolo hanno perso la cattedra e sono diventati sovrannumerari. Alcuni andranno a fare gli insegnanti di sostegno. Ho citato alcuni elementi di forte criticità che evidenziano l’enorme disagio di una categoria. Le norme contenute nella legge di stabilità vanno a collocarsi in questo clima di altissima tensione che si intreccia con un profondo stato di frustrazione. Le attuali 18 ore settimanali di lezione frontale sono già un lavoro molto pesante (anche all’estero, laddove esistano, sono più o meno le stesse). Non è un caso che il …

"Il ministro e quella visione arcaica dell'educazione", di Benedetto Vertecchi

E’ probabile che nulla fosse più lontano dalle intenzioni di chi reca la responsabilità del sistema scolastico dell’idea di aprire un dibattito sullo stato della scuola e sulla necessità di una sua riforma (o di una refondation del’école, come in questi mesi si usa dire in Francia). Eppure, è ciò che è accaduto, tanto da far apparire irreale il ripiegamento sulla questione dell’aumento dell’orario settimanale di lavoro nelle secondarie dalle 24 ore annunciate alle 18 ore consuete. Non si può, dopo aver sollecitato un punto così sensibile com’è quello dell’organizzazione del lavoro far finta di niente. Niente è come prima. L’incauta sortita sull’orario di lavoro ha sollecitato, implicitamente, gli insegnanti a riflettere su ciò che fanno prima, durante e dopo le 18 ore che costituiscono il loro impegno formalmente riconosciuto. Non si venga a dire che solo una parte degli insegnanti impegna un tempo aggiuntivo considerevole per essere in condizione di svolgere in modo adeguato l’attività didattica. Sarebbe il solito argomento sulla base del quale si apprezza, anche in modo enfatico, qualche caso specialmente virtuoso …

"Il ministro e quella visione arcaica dell'educazione", di Benedetto Vertecchi

E’ probabile che nulla fosse più lontano dalle intenzioni di chi reca la responsabilità del sistema scolastico dell’idea di aprire un dibattito sullo stato della scuola e sulla necessità di una sua riforma (o di una refondation del’école, come in questi mesi si usa dire in Francia). Eppure, è ciò che è accaduto, tanto da far apparire irreale il ripiegamento sulla questione dell’aumento dell’orario settimanale di lavoro nelle secondarie dalle 24 ore annunciate alle 18 ore consuete. Non si può, dopo aver sollecitato un punto così sensibile com’è quello dell’organizzazione del lavoro far finta di niente. Niente è come prima. L’incauta sortita sull’orario di lavoro ha sollecitato, implicitamente, gli insegnanti a riflettere su ciò che fanno prima, durante e dopo le 18 ore che costituiscono il loro impegno formalmente riconosciuto. Non si venga a dire che solo una parte degli insegnanti impegna un tempo aggiuntivo considerevole per essere in condizione di svolgere in modo adeguato l’attività didattica. Sarebbe il solito argomento sulla base del quale si apprezza, anche in modo enfatico, qualche caso specialmente virtuoso …

"Salvate Monti dalla sua agenda", di Massimo Giannini

L’agonia interminabile della Seconda Repubblica ha prodotto un paradosso evidente, ma ormai sempre più stridente. Un’alternativa politica palesemente impresentabile (il centrodestra) o non ancora compiutamente spendibile (il centrosinistra) ha reso necessario il governo tecnico di Mario Monti. Per oggi, e secondo molti anche per domani. Ma mentre la credibilità personale del presidente del Consiglio si consolida, nei partiti e nel Paese crescono a dismisura l’insofferenza e l’avversione verso le politiche del suo governo. Come si giustifica questo cortocircuito? E come si può reggere una contraddizione così forte? La spiegazione è una sola: Monti è ormai sempre più separato dalla sua Agenda. Questa operazione di “chirurgia politica” l’hanno già fatta gli italiani, con l’innato buon senso del quale nonostante tutto sono ancora provvisti. I sondaggi di questi mesi sono eloquenti. Nonostante le difficoltà della fase, Monti riscuote un tasso di fiducia che resta altissimo. L’Atlante Politico di Demos dà il premier al 55,2%, Ipr al 53, Euromedia al 43,9 e Swg al 42. Secondo Ipsos il 54% degli italiani dà un giudizio positivo sul presidente. Tuttavia, …

"Salvate Monti dalla sua agenda", di Massimo Giannini

L’agonia interminabile della Seconda Repubblica ha prodotto un paradosso evidente, ma ormai sempre più stridente. Un’alternativa politica palesemente impresentabile (il centrodestra) o non ancora compiutamente spendibile (il centrosinistra) ha reso necessario il governo tecnico di Mario Monti. Per oggi, e secondo molti anche per domani. Ma mentre la credibilità personale del presidente del Consiglio si consolida, nei partiti e nel Paese crescono a dismisura l’insofferenza e l’avversione verso le politiche del suo governo. Come si giustifica questo cortocircuito? E come si può reggere una contraddizione così forte? La spiegazione è una sola: Monti è ormai sempre più separato dalla sua Agenda. Questa operazione di “chirurgia politica” l’hanno già fatta gli italiani, con l’innato buon senso del quale nonostante tutto sono ancora provvisti. I sondaggi di questi mesi sono eloquenti. Nonostante le difficoltà della fase, Monti riscuote un tasso di fiducia che resta altissimo. L’Atlante Politico di Demos dà il premier al 55,2%, Ipr al 53, Euromedia al 43,9 e Swg al 42. Secondo Ipsos il 54% degli italiani dà un giudizio positivo sul presidente. Tuttavia, …

"La fabbrica del veleno", di Giovanni Valentini

E adesso? Che cosa diranno i signori dell’acciaio, i profeti dello sviluppo a tutti i costi, i nemici dell’ambiente e della salute collettiva di fronte all’agghiacciante rapporto dell’Istituto superiore di Sanità? Il senso della decenza — se non quello dell’etica — vorrebbe che riconoscessero i propri errori e si assumessero le loro responsabilità. I dati diffusi pubblicamente dal ministro Balduzzi non ammettono repliche. Non solo documentano il lugubre record della mortalità a Taranto e in provincia rispetto al resto della Puglia. Ma dimostrano in modo irrefutabile la correlazione fra i veleni emessi dallo stabilimento dell’Ilva e l’incidenza dei tumori nella popolazione locale, uomini, donne e bambini. Un disastro ambientale e sanitario che grida vendetta. Ma basterebbe fare un po’ di giustizia, come i magistrati di Taranto stanno cercando faticosamente di fare, almeno per fermare la catastrofe e impedire che produca altri danni, altre vittime, altre morti. Ecco, adesso, la vera emergenza. Fin dall’inizio di questa vicenda, aperta da una coraggiosa iniziativa giudiziaria, stiamo assistendo invece a un indegno talk-show di polemiche, a un rimpallo di …