Anno: 2012

"Milano e la follia della tragica grandeur", di Michele Serra

Tra i milanesi e i lombardi che ancora si occupano della cosa pubblica (non pochi, nonostante tutto) la fase terminale del lungo potere di Formigoni suscita, più ancora che scandalo, una specie di muto sgomento. NEL caparbio arroccarsi a Palazzo, nel rifiutarsi di prendere atto che le mura crollano, nei toni stizziti e immotivatamente offesi dell’indiscusso protagonista del dramma in corso, balena un raggio di follia di non facile lettura in una città pragmatica e spiccia, che al potere ha sempre chiesto di non essere troppo ingombrante e di essere possibilmente efficiente. Magari onestà e trasparenza non sono attitudini altrettanto richieste: non dalla totalità dei milanesi e dei lombardi, perlomeno, viste qualità e quantità degli scandali in corso, tutti fondati su una vistosa compartecipazione tra Palazzo e società. Ma perfino nel malaffare, dalle manfrine spicciole su appalti e subappalti alle grandi spartizioni finanziarie, Milano genera raramente quelle schiume da basso impero che lordano il sottopotere romano. I suoi scandali fanno poco colore e poco folklore, così da far risultare fuori ordinanza, e parecchio incongrui, le …

"Milano e la follia della tragica grandeur", di Michele Serra

Tra i milanesi e i lombardi che ancora si occupano della cosa pubblica (non pochi, nonostante tutto) la fase terminale del lungo potere di Formigoni suscita, più ancora che scandalo, una specie di muto sgomento. NEL caparbio arroccarsi a Palazzo, nel rifiutarsi di prendere atto che le mura crollano, nei toni stizziti e immotivatamente offesi dell’indiscusso protagonista del dramma in corso, balena un raggio di follia di non facile lettura in una città pragmatica e spiccia, che al potere ha sempre chiesto di non essere troppo ingombrante e di essere possibilmente efficiente. Magari onestà e trasparenza non sono attitudini altrettanto richieste: non dalla totalità dei milanesi e dei lombardi, perlomeno, viste qualità e quantità degli scandali in corso, tutti fondati su una vistosa compartecipazione tra Palazzo e società. Ma perfino nel malaffare, dalle manfrine spicciole su appalti e subappalti alle grandi spartizioni finanziarie, Milano genera raramente quelle schiume da basso impero che lordano il sottopotere romano. I suoi scandali fanno poco colore e poco folklore, così da far risultare fuori ordinanza, e parecchio incongrui, le …

C'era una volta la Lega

Oggi sono di lotta e di cadrega. Lo scandalo alla Regione Lombardia, il Pirellone assediato, l’ombra della ‘ndrangheta: non è mai abbastanza per arrendersi. Duri e puri. Lontani dagli scandali dei palazzi romani, predicavano la secessione, l’amore incondizionato per la Padania, leggendario territorio bagnato dal fiume sacro Po. Come delle incarnazioni di William Wallace anche loro, cuori impavidi, urlavano libertà. Erano i leghisti, i verdi paladini della sicurezza incontaminata del Nord. Oggi Lega fa rima con “cadrega”, ovvero poltrona: non certo un modello Ikea ma uno scranno rosso . Lo scandalo nella Regione Lombardia è un esempio della conversione. Si comincia la mattina dopo l’arresto dell’assessore regionale Domenico Zambetti con le dichiarazioni del segretario lombardo Matteo Salvini che annuncia in uno stato ancora onirico di essere “orgoglioso dei nostri consiglieri e assessori perché disposti a dimettersi, dimostrando così che non siamo attaccati alle poltrone. Vorrei che fosse chiaro a tutti – aggiunge forse alzando il kilt scozzese in segno di sfida – che per noi la puzza della ‘ndrangheta dentro l’istituzione Regione è insopportabile”. Non …

"Quei minori «rapiti per legge» che non fanno notizia", di Carla Forcolin*

Tutta l’Italia si indigna o finge di indignarsi davanti al filmato che ci mostra un bambino di 10 anni, conteso dai genitori, mentre viene preso con la forza all’uscita da scuola e caricato in una macchina della polizia. Leonardo si oppone disperatamente al suo trasferimento forzato in una struttura di Cittadella, al suo allontanamento dalla madre, dalla zia, dai suoi compagni … Ma non viene ascoltato, viene preso a viva forza. Non entro in merito alle decisioni della Corte d’Appello del Tribunale dei Minorenni di Venezia, non ho gli elementi per farlo, ma non posso non vedere in questo bambino, che tutta l’Italia ha visto combattere una lotta impari contro i poliziotti che lo hanno prelevato all’uscita della scuola, tutti i bambini rapiti per legge. E per bambini «rapiti» intendo coloro che sono costretti a cambiare famiglia, ambiente e tutta la loro vita contro la loro volontà. Non solo i bambini contesi tra madre e padre, ma anche i bambini posti in affidamento e poi costretti a lasciare la famiglia affidataria, per finire in qualche …

"Quei minori «rapiti per legge» che non fanno notizia", di Carla Forcolin*

Tutta l’Italia si indigna o finge di indignarsi davanti al filmato che ci mostra un bambino di 10 anni, conteso dai genitori, mentre viene preso con la forza all’uscita da scuola e caricato in una macchina della polizia. Leonardo si oppone disperatamente al suo trasferimento forzato in una struttura di Cittadella, al suo allontanamento dalla madre, dalla zia, dai suoi compagni … Ma non viene ascoltato, viene preso a viva forza. Non entro in merito alle decisioni della Corte d’Appello del Tribunale dei Minorenni di Venezia, non ho gli elementi per farlo, ma non posso non vedere in questo bambino, che tutta l’Italia ha visto combattere una lotta impari contro i poliziotti che lo hanno prelevato all’uscita della scuola, tutti i bambini rapiti per legge. E per bambini «rapiti» intendo coloro che sono costretti a cambiare famiglia, ambiente e tutta la loro vita contro la loro volontà. Non solo i bambini contesi tra madre e padre, ma anche i bambini posti in affidamento e poi costretti a lasciare la famiglia affidataria, per finire in qualche …

"L’altolà del Colle impatta sulla riforma. Nel mirino c’è il premio di coalizione", di Rudy Francesco Calvo

Il capo dello stato insiste sulla legge elettorale, ma frena su possibili alleanze eterogenee. Giorgio Napolitano è contento a metà. Il capo dello stato ha ricordato a ogni occasione utile al parlamento la necessità di riformare la legge elettorale. Per questo, l’adozione di un testo base da parte della commissione affari costituzionali al senato è un fatto «positivo». Lo ha scritto lui stesso in una lettera inviata al presidente dell’assemblea di palazzo Madama, Renato Schifani. Sul merito, però, non mancano le perplessità del Quirinale. Napolitano, infatti, nel suo messaggio insiste su «nuove regole che consentano agli elettori di compiere scelte determinanti per la composizione del parlamento», ma anche «di evitare il ricorso a incentivi e vincoli tali da indurre a vasti raggruppamenti elettorali di dubbia idoneità a garantire stabilmente il governo del paese ». L’allarme, lanciato ieri anche da Europa, di una legge elettorale che impedirebbe la formazione di una maggioranza stabile in parlamento preoccupa il capo dello stato. Con i numeri previsti attualmente da tutti i sondaggi, infatti, il premio di maggioranza del 12,5 …

"L’altolà del Colle impatta sulla riforma. Nel mirino c’è il premio di coalizione", di Rudy Francesco Calvo

Il capo dello stato insiste sulla legge elettorale, ma frena su possibili alleanze eterogenee. Giorgio Napolitano è contento a metà. Il capo dello stato ha ricordato a ogni occasione utile al parlamento la necessità di riformare la legge elettorale. Per questo, l’adozione di un testo base da parte della commissione affari costituzionali al senato è un fatto «positivo». Lo ha scritto lui stesso in una lettera inviata al presidente dell’assemblea di palazzo Madama, Renato Schifani. Sul merito, però, non mancano le perplessità del Quirinale. Napolitano, infatti, nel suo messaggio insiste su «nuove regole che consentano agli elettori di compiere scelte determinanti per la composizione del parlamento», ma anche «di evitare il ricorso a incentivi e vincoli tali da indurre a vasti raggruppamenti elettorali di dubbia idoneità a garantire stabilmente il governo del paese ». L’allarme, lanciato ieri anche da Europa, di una legge elettorale che impedirebbe la formazione di una maggioranza stabile in parlamento preoccupa il capo dello stato. Con i numeri previsti attualmente da tutti i sondaggi, infatti, il premio di maggioranza del 12,5 …