Anno: 2012

"Non sono tutti uguali. Ma ci vuole più severità", di Vittorio Emiliani

Viene a galla la cattiva politica, l’avidità di una consociazione di “magnaccioni” (Romani ma pure padani), l’inosservanza delle regole, anche minime, l’indifferenza o l’assenza, in più di un caso, delle istituzioni in omaggio alla caricatura egoista del federalismo. Ma paghiamo pure la latitanza di un’opinione pubblica avvertita. La sua rassegnazione davanti al persistere dei cattivi esempi, la estemporaneità dei movimenti, una informazione superficiale e sensazionalista che spesso non discerne e spara nel mucchio. Viene insomma a galla un deficit cronico di democrazia reale. Potevano essere risparmiati all’Italia dei cittadini impegnati che pagano le tasse e ancora fanno politica con spirito di servizio, casi come questo di Francesco Fiorito, capogruppo berlusconiano al Consiglio regionale del Lazio? Poteva venire loro risparmiata una storia che probabilmente ha parecchi risvolti penali, ma che è già inaccettabile per una continua, ostentata, proterva volgarità e indecenza? Credo proprio di sì. Possiamo invertire la rotta se sappiamo individuare mali e rimedi. La democrazia è correzione saggia degli errori. Il decentramento dei poteri e quindi dei finanziamenti è avvenuto allentando i controlli, facendo …

"Non sono tutti uguali. Ma ci vuole più severità", di Vittorio Emiliani

Viene a galla la cattiva politica, l’avidità di una consociazione di “magnaccioni” (Romani ma pure padani), l’inosservanza delle regole, anche minime, l’indifferenza o l’assenza, in più di un caso, delle istituzioni in omaggio alla caricatura egoista del federalismo. Ma paghiamo pure la latitanza di un’opinione pubblica avvertita. La sua rassegnazione davanti al persistere dei cattivi esempi, la estemporaneità dei movimenti, una informazione superficiale e sensazionalista che spesso non discerne e spara nel mucchio. Viene insomma a galla un deficit cronico di democrazia reale. Potevano essere risparmiati all’Italia dei cittadini impegnati che pagano le tasse e ancora fanno politica con spirito di servizio, casi come questo di Francesco Fiorito, capogruppo berlusconiano al Consiglio regionale del Lazio? Poteva venire loro risparmiata una storia che probabilmente ha parecchi risvolti penali, ma che è già inaccettabile per una continua, ostentata, proterva volgarità e indecenza? Credo proprio di sì. Possiamo invertire la rotta se sappiamo individuare mali e rimedi. La democrazia è correzione saggia degli errori. Il decentramento dei poteri e quindi dei finanziamenti è avvenuto allentando i controlli, facendo …

"Vendola alle primarie può aiutare Bersani (e condizionarlo)", di Stefano Folli

Finora alle primarie del centrosinistra c’era un solo candidato estraneo al Pd: Bruno Tabacci. Da oggi, a quanto pare, ce n’è un altro, il fatidico Nichi Vendola che scende in campo dopo lunga incertezza. È un ingresso da attore consumato, anche se rimane tutto da verificare se il suo nome, giunti a questo punto, riuscirà a raccogliere consensi significativi. In ogni caso la candidatura del presidente pugliese certifica che le primarie non riguardano la leadership del Pd, bensì la guida della coalizione. Il che comporta una serie di conseguenze. Ad esempio, Matteo Renzi ha già dichiarato che accetterà l’eventuale vittoria di Bersani e lo sosterrà nella successiva candidatura a Palazzo Chigi. Chissà se Vendola farebbe lo stesso nel caso di un’affermazione di Renzi. È lecito dubitarne parecchio. Del resto, il «corpo estraneo» in queste primarie non è certo Vendola: è proprio Renzi. Autorevoli esponenti del Pd hanno dichiarato in pubblico e in privato che la vittoria del sindaco di Firenze segnerebbe la fine del partito come lo abbiamo conosciuto in questi anni e la conseguente …

"Vendola alle primarie può aiutare Bersani (e condizionarlo)", di Stefano Folli

Finora alle primarie del centrosinistra c’era un solo candidato estraneo al Pd: Bruno Tabacci. Da oggi, a quanto pare, ce n’è un altro, il fatidico Nichi Vendola che scende in campo dopo lunga incertezza. È un ingresso da attore consumato, anche se rimane tutto da verificare se il suo nome, giunti a questo punto, riuscirà a raccogliere consensi significativi. In ogni caso la candidatura del presidente pugliese certifica che le primarie non riguardano la leadership del Pd, bensì la guida della coalizione. Il che comporta una serie di conseguenze. Ad esempio, Matteo Renzi ha già dichiarato che accetterà l’eventuale vittoria di Bersani e lo sosterrà nella successiva candidatura a Palazzo Chigi. Chissà se Vendola farebbe lo stesso nel caso di un’affermazione di Renzi. È lecito dubitarne parecchio. Del resto, il «corpo estraneo» in queste primarie non è certo Vendola: è proprio Renzi. Autorevoli esponenti del Pd hanno dichiarato in pubblico e in privato che la vittoria del sindaco di Firenze segnerebbe la fine del partito come lo abbiamo conosciuto in questi anni e la conseguente …

"Le primarie che vorrei: diritti, giovani e futuro", di Ignazio Marino

Nelle primarie è giusto crederci e io ci credo. Sono un’ottima occasione per elaborare idee, confrontarsi, coinvolgere. E con una società piagata dalla corruzione e una politica che disgusta gli italiani, dobbiamo considerarle uno strumento per non fare precipitare tutti, in particolare i più giovani, nella repulsione per l’impegno civico o, peggio, nel disinteresse totale. Questa volta il voto servirà per scegliere il candidato del centrosinistra alla Presidenza del Consiglio: una donna o un uomo che, se vinceremo le elezioni, deve avere ricca preparazione tecnica ma anche personale autorevolezza nazionale ed internazionale per affrontare la più grave crisi economica dal 1930. Prima ancora di vincere, quel candidato dovrà lavorare per convincere gli italiani ad andare a votare, e a votare centrosinistra, in un clima di antipolitica dilagante. Considerato l’obiettivo, va riconosciuto un coraggio fuori dall’ordinario a coloro che si dichiarano pronti per questa competizione ed è anche per questo che la sfida deve svolgersi sui contenuti, in modo che ogni elettore possa fare la propria scelta sulla base di programmi chiari e non della simpatia, …

"Le primarie che vorrei: diritti, giovani e futuro", di Ignazio Marino

Nelle primarie è giusto crederci e io ci credo. Sono un’ottima occasione per elaborare idee, confrontarsi, coinvolgere. E con una società piagata dalla corruzione e una politica che disgusta gli italiani, dobbiamo considerarle uno strumento per non fare precipitare tutti, in particolare i più giovani, nella repulsione per l’impegno civico o, peggio, nel disinteresse totale. Questa volta il voto servirà per scegliere il candidato del centrosinistra alla Presidenza del Consiglio: una donna o un uomo che, se vinceremo le elezioni, deve avere ricca preparazione tecnica ma anche personale autorevolezza nazionale ed internazionale per affrontare la più grave crisi economica dal 1930. Prima ancora di vincere, quel candidato dovrà lavorare per convincere gli italiani ad andare a votare, e a votare centrosinistra, in un clima di antipolitica dilagante. Considerato l’obiettivo, va riconosciuto un coraggio fuori dall’ordinario a coloro che si dichiarano pronti per questa competizione ed è anche per questo che la sfida deve svolgersi sui contenuti, in modo che ogni elettore possa fare la propria scelta sulla base di programmi chiari e non della simpatia, …

"Il rating della scuola", di Raffaele Simone

In attesa che si diffonda l’idea che tutte le articolazioni della sfera pubblica (sanità, strutture militari, magistrature, amministrazione, fisco, agenzie) vanno sottoposte a valutazione, si è deciso, chissà perché, di cominciare il processo dalla scuola e dall’università, che da qualche anno sono messe in subbuglio da una varietà di iniziative. L’obiettivo è quello di attribuire un rating a tutti gli aspetti di quel mondo: persone, risorse, candidati e commissari, ricerca, strutture… Tutto ciò nella mira di agganciare al rating ottenuto una varietà di decisioni, a partire dai finanziamenti. Gli attori di questo processo sono due, indicati da sigle (scelte con poco senso del marketing) in cui la “V” significa “valutazione”: l’Invalsi si occupa della scuola, l’Anvur dell’università e della ricerca. Altre sigle con “V” designano funzioni diverse: Vqr, Gev, Ava. L’esigenza di valutare la qualità di scuola e ricerca era avvertita da tempo. Credo di essere stato tra i primi a segnalarne l’urgenza per il mondo universitario, come condizione per innalzarne il livello, poco esaltante allora come ora. Naturalmente, però, quando in Italia si parla …