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"Dopo la Lega", di Pierluigi Castagnetti

La vicenda di Lusi e quella della Lega sono oggettivamente diverse, ma hanno in comune alcuni elementi che vanno affrontati di petto, e subito. Ne indico quattro: la corruzione della classe politica (per fortuna non tutta) figlia di una progressiva corrosione etica, la insostenibile perdurante assenza di un ordinamento che disciplini la vita dei partiti, il grande potere di chi gestisce le risorse dei partiti conseguenza anche del punto precedente e, infine, la eccessiva dotazione di risorse pubbliche a disposizione. Questi sono peraltro i punti di crisi del sistema che – nel momento in cui sono esplosi in termini tanto clamorosi – hanno contribuito ad allontanare ancora di più l’interesse dei cittadini per la politica, per non parlare di un esplicito rifiuto. Chi pensava infatti che tutto potesse risolversi con la riduzione dei compensi ai parlamentari non coglieva il dato sistemico della crisi in cui si trova la politica. A onor del vero il Pd non è collocabile tra questi. Bersani infatti da tempo parla della necessità di porre mano contestualmente alla riforma elettorale, a …

"Fondi ai partiti. Oggi la proposta di Pd, Pdl e Terzo Polo", di Simone Collini

Oggi la proposta di legge sui rimborsi ai partiti di Pd, Pdl e Udc. Corte dei conti disponibile ai controlli. Cancellieri: «Alle forze politiche ogni espressione sul tema». L’ipotesi del via libera in commissione. Subito nuove norme per assicurare maggior controllo e trasparenza sull’utilizzo dei rimborsi elettorali, ma poi il confronto dovrà proseguire su un più complessivo riordino del sistema politico. Pd, Pdl e Terzo polo hanno concordato un percorso in due tempi, per la riforma dei partiti. Dopo l’intesa raggiunta da Pier Luigi Bersani, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini sulla necessità di accelerare sulle nuove regole riguardanti i bilanci delle forze politiche, gli sherpa delle tre froze politiche che sostengono il governo hanno iniziato a mettere nero su bianco un testo che entro stasera incasserà il via libera definitivo, per poi essere discusso da domani anche con gli altri partiti. Ma il lavoro portato avanti in queste ore da Antonio Misiani e Gianclaudio Bressa (per il Pd), Rocco Crimi e Massimo Corsaro (per il Pdl), Bendetto della Vedova (per Fli) e Giampiero D’Alia …

"Qualche euro in più in busta paga", di Rinaldo Gianola

Con la Borsa in ribasso del 5% in un solo giorno e lo spread tra Btp e Bund tedeschi che risale fino alla soglia d’allarme di 400 punti la domanda che emerge è se abbiamo sbagliato tutto, se dobbiamo attenderci un’altra correzione dei conti pubblici, se la baraonda della crisi non finisce mai. Naturalmente prendiamo per buone le assicurazioni del presidente Mario Monti che esclude qualsiasi manovra aggiuntiva nel corso dell’anno, ma non possiamo negare, tuttavia, che la situazione resterà ancora al limite dell’emergenza nei prossimi mesi come indicano previsioni e analisi di autorevoli fonti italiane e internazionali. La sensazione più chiara, lampante, che deriva dalla mole finanziaria e dall’impatto sociale delle manovre, decise dall’agosto scorso ad oggi prima da Tremonti-Berlusconi e poi dall’esecutivo dei tecnici, è che il malato è debole, troppo debole e rischia di non farcela. Famiglie e imprese, che pur non si sono tirate indietro quando sono state chiamate a sopportare pesanti sacrifici, hanno bisogno di una mano, di un alleggerimento della pressione fiscale, di liberare un po’ di risorse da …

"Il dubbio dei padani", di Curzio Maltese

«Luisaaa, dove hai messo la scopa?». Sono arrivati a Bergamo dalle casette a schiera della Brianza. SONO ARRIVATI dai centri commerciali, dai villini coi nanetti in giardino, con la ramazza in mano e nel cuore uno stato d´animo finora sconosciuto al buon leghista, fra tanti sentimenti e risentimenti evocati in vent´anni di psicopolitica verde: il dubbio. Il dubbio che li abbiano fregati con la Padania libera, l´ampolla sacra, le scampagnate a Pontida, Braveheart e le cornamuse celtiche, il federalismo che non s´è mai visto e la rivolta fiscale mai partita, i ministeri al Nord e insomma tutto l´inventario immaginifico bossiano. «Tutto per imbertarsi una montagna di quattrini alla faccia nostra. Altro che devoluscion e deregulescion. Regalescion, ladrescion. Ma io non ci posso credere». Non ci possono credere in tanti, almeno qui, fra brava gente che in questi anni si è cibata di Radio Padania e feste di partito, comizi arroventati e dibattiti al bar dello sport, senza mai essere sfiorata dai dubbi insinuati dalla «stampa romana» a proposito dei maneggi del cerchio magico e dell´ampio …

"Made in Iktaly", di Massimo Gramellini

L’Ikea delocalizza in Italia. Nel mondo al contrario in cui ci tocca vivere la multinazionale scandinava sposta un pezzo consistente della sua produzione dall’Estremo Oriente alla Padania detrotizzata. Pare infatti che, nonostante tutte le statistiche ci diano per spacciati, nessuno abbia ancora imparato a fare i rubinetti come noi. E i cassetti della cucina. E i giocattoli per le camere dei bambini. La qualità sanno crearla anche altri. La produzione in serie, pure. Ma la qualità in serie, quella rimane una specialità della casa. Non siamo soltanto il Paese dei partiti famelici, dei funzionari corrotti e di mamme più parziali degli arbitri (la Family di Gemonio insegna che in molte madri italiane c’è un’Agrippina disposta a qualsiasi nefandezza pur di spingere avanti il proprio debosciato Nerone). All’estero si ostinano a riconoscere l’esistenza di un’altra Italia in cui noi abbiamo smesso di credere. L’Italia del lavoro ben fatto, del buon gusto, del bel vivere e del meglio pensare. Se avessi il potere assoluto per cento minuti farei piazza pulita dei mestieri che non possono più darci …

"Quando il cittadino diventa un clandestino", di Barbara Spinelli

Risale a più di dieci anni fa un articolo di Paul Krugman – uno dei più profetici – sul collasso della compagnia energetica Enron. La Grande Crisi che traversiamo fu preceduta da quel primo cupo segnale, e in esso l´economista vide, sul New York Times del 29 gennaio 2002, la forma delle cose future. Quella storia di finta gloria mischiata a frode era ben più decisiva dell´assalto al Trade Center, che l´11 settembre 2001 aveva seminato morte e offeso la potenza Usa. «UN GRANDE EVENTO – era scritto – cambia ogni cosa solo se cambia il modo in cui vedi te stesso. L´attacco terrorista non poteva farlo, perché di esso fummo vittime più che perpetratori. L´11 settembre ci insegnò molto sul wahabismo, ma non molto sull´americanismo». La vicenda Enron mise fine all´età di innocenza del capitalismo, svelando le sregolatezze e il lassismo in cui era precipitato. I sacerdoti di quell´età erano prigionieri di dogmi, e nessuna domanda dura scalfiva la convinzione che questo fosse il migliore dei mondi possibili. Fu come il terremoto di Lisbona, …

"Il vero allarme è sulla crescita", di Massimo Riva

Una riapertura pessima dei mercati dopo la parentesi pasquale con le Borse in calo in tutta Europa e un record negativo di Milano a meno cinque per cento, mentre il fatidico “spread” è risalito di colpo oltre quota quattrocento. Ma stavolta sarebbe davvero un serio errore di prospettiva leggere questi scivoloni come l´ennesimo avvertimento a rincarare la dose dei tagli alla finanza pubblica. Il mini-tsunami finanziario di ieri per unanime e planetaria convinzione nasce tutto da fattori connessi all´economia reale. È da questo terreno, infatti, che stanno arrivando segnali particolarmente allarmanti che investono le due principali potenze mondiali. Negli Usa si sta aprendo la stagione dei primi rendiconti trimestrali delle aziende e le previsioni sono nettamente di profitti in calo. Da Pechino poi giunge la conferma che il temuto rallentamento della grande locomotiva cinese è ormai un dato di fatto reso esplicito dalla frenata delle importazioni. Se fino a ieri dinanzi alle brusche altalene sui mercati era possibile almeno in parte consolarsi con la tesi dell´irrazionalità dei movimenti speculativi, ora la questione sta cambiando pericolosamente …