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“Monito di Prodi al governo:l’auto decisiva per il Paese”, di Luigina Venturelli

Al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera – che solo pochi giorni fa, all’ennesima domanda sulle minacce di un possibile abbandono Fiat dell’Italia e sulle iniziative eventuali prese dall’esecutivo, rispondeva laconico: «Non ci sono stati ancora contatti, ma è possibile che ci siano» – ieri probabilmente saranno fischiate le orecchie. La lettura mattutina dei quotidiani sulla prima pagina del Messaggero gli riservava, infatti, un severo richiamo firmato da Romano Prodi: «È giunto il momento in cui il governo si debba assumere la responsabilità di ricercare con Fiat e sindacati una strada comune per ricostruire una presenza italiana forte e concorrenziale» nel settore dell’automobile. AUTO A MARCIA INDIETRO Difficilmente l’analisi dell’ex presidente del Consiglio avrebbe potuto essere più lucida e più spietata. Per la morbidezza dei toni utilizzati nell’editoriale, che a Sergio Marchionne riconosceva addirittura di aver preso «una decisione magistrale» riguardo alla fusione dell’azienda con Chrysler. Per la durezza dei numeri con cui parlava dell’attuale «effetto di senescenza che fatalmente conduce alla morte di un’impresa», ovvero il continuo calo della quota di mercato della casa …

"Monito di Prodi al governo:l’auto decisiva per il Paese", di Luigina Venturelli

Al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera – che solo pochi giorni fa, all’ennesima domanda sulle minacce di un possibile abbandono Fiat dell’Italia e sulle iniziative eventuali prese dall’esecutivo, rispondeva laconico: «Non ci sono stati ancora contatti, ma è possibile che ci siano» – ieri probabilmente saranno fischiate le orecchie. La lettura mattutina dei quotidiani sulla prima pagina del Messaggero gli riservava, infatti, un severo richiamo firmato da Romano Prodi: «È giunto il momento in cui il governo si debba assumere la responsabilità di ricercare con Fiat e sindacati una strada comune per ricostruire una presenza italiana forte e concorrenziale» nel settore dell’automobile. AUTO A MARCIA INDIETRO Difficilmente l’analisi dell’ex presidente del Consiglio avrebbe potuto essere più lucida e più spietata. Per la morbidezza dei toni utilizzati nell’editoriale, che a Sergio Marchionne riconosceva addirittura di aver preso «una decisione magistrale» riguardo alla fusione dell’azienda con Chrysler. Per la durezza dei numeri con cui parlava dell’attuale «effetto di senescenza che fatalmente conduce alla morte di un’impresa», ovvero il continuo calo della quota di mercato della casa …

"Più poteri al capo del governo deputati e senatori tagliati del 20% e addio al bicameralismo perfetto", di Giovanni Casadio

L´obiettivo è di rafforzare la rappresentanza e favorire la governabilità. La bozza gode di una vasta maggioranza. I neo-maggiorenni voteranno per palazzo Madama. Trovato l´accordo su regole bipartisan dopo vent´anni di scontri sulle modifiche istituzionali. Il Senato federale non c´è. È stato lasciato a decantare negli uffici dei segretari di Pdl, Pd e Udc Alfano, Bersani e Casini, a cui è stato consegnato il documento sulle riforme istituzionali da varare prima della fine del governo Monti. Saranno loro, che si incontreranno probabilmente a metà settimana, a dire l´ultima parola sulla cosiddetta Camera delle Regioni. Gli sherpa – Violante, Adornato, Quagliariello, Pisicchio, Bocchino – hanno ultimato il lavoro giovedì scorso e trovato l´intesa bipartisan sulle nuove regole per la prima volta dopo vent´anni di scontri. Le definiscono «il minimo indispensabile senza inseguire il meglio possibile». Quindi, taglio dei parlamentari (508 deputati e 254 senatori), un bicameralismo “eventuale”, più poteri al premier, sfiducia costruttiva, una forma di “potere d´agenda” del governo che potrà chiedere alcune corsie veloci senza bisogno di ricorrere a decreti o alla fiducia. Ma …

“Più poteri al capo del governo deputati e senatori tagliati del 20% e addio al bicameralismo perfetto”, di Giovanni Casadio

L´obiettivo è di rafforzare la rappresentanza e favorire la governabilità. La bozza gode di una vasta maggioranza. I neo-maggiorenni voteranno per palazzo Madama. Trovato l´accordo su regole bipartisan dopo vent´anni di scontri sulle modifiche istituzionali. Il Senato federale non c´è. È stato lasciato a decantare negli uffici dei segretari di Pdl, Pd e Udc Alfano, Bersani e Casini, a cui è stato consegnato il documento sulle riforme istituzionali da varare prima della fine del governo Monti. Saranno loro, che si incontreranno probabilmente a metà settimana, a dire l´ultima parola sulla cosiddetta Camera delle Regioni. Gli sherpa – Violante, Adornato, Quagliariello, Pisicchio, Bocchino – hanno ultimato il lavoro giovedì scorso e trovato l´intesa bipartisan sulle nuove regole per la prima volta dopo vent´anni di scontri. Le definiscono «il minimo indispensabile senza inseguire il meglio possibile». Quindi, taglio dei parlamentari (508 deputati e 254 senatori), un bicameralismo “eventuale”, più poteri al premier, sfiducia costruttiva, una forma di “potere d´agenda” del governo che potrà chiedere alcune corsie veloci senza bisogno di ricorrere a decreti o alla fiducia. Ma …

"Italiani al lavoro fino a 67 anni record europeo nella previdenza", di Roberto Mania

Stiamo diventando il paese europeo più virtuoso per le pensioni. Per la prima volta la Commissione di Bruxelles non ha più raccomandazioni destinate all´Italia. Di più: il nostro modello sta diventando un esempio per il vecchio continente. Nel 2020 gli italiani, uomini e donne, andranno in pensione con almeno 66 anni e undici mesi. Meglio della Germania di Angela Merkel (65 anni e nove mesi) che sta dettando le rigidissime regole per l´equilibrio dei conti pubblici per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani; meglio della piccola Danimarca (66 anni), dove è nata quella flexsecurity che anche noi vorremmo adottare. Nel 2060, legando l´età per la pensione alle speranze di vita, raggiungeremo per entrambi i sessi addirittura i 70 anni e tre mesi. Un record. Tutti gli altri paesi si fermeranno prima. Sta scritto nel Libro Bianco della Commissione europea (“Un´agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili”) appena pubblicato. L´EFFETTO “RIFORMA FORNERO” Le nostre performance sono dovute all´ultima riforma pensionistica, firmata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha deciso di accelerare senza più tentennamenti …

“Italiani al lavoro fino a 67 anni record europeo nella previdenza”, di Roberto Mania

Stiamo diventando il paese europeo più virtuoso per le pensioni. Per la prima volta la Commissione di Bruxelles non ha più raccomandazioni destinate all´Italia. Di più: il nostro modello sta diventando un esempio per il vecchio continente. Nel 2020 gli italiani, uomini e donne, andranno in pensione con almeno 66 anni e undici mesi. Meglio della Germania di Angela Merkel (65 anni e nove mesi) che sta dettando le rigidissime regole per l´equilibrio dei conti pubblici per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani; meglio della piccola Danimarca (66 anni), dove è nata quella flexsecurity che anche noi vorremmo adottare. Nel 2060, legando l´età per la pensione alle speranze di vita, raggiungeremo per entrambi i sessi addirittura i 70 anni e tre mesi. Un record. Tutti gli altri paesi si fermeranno prima. Sta scritto nel Libro Bianco della Commissione europea (“Un´agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili”) appena pubblicato. L´EFFETTO “RIFORMA FORNERO” Le nostre performance sono dovute all´ultima riforma pensionistica, firmata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha deciso di accelerare senza più tentennamenti …

«Tav, è una questione di democrazia. Attenti ai fuochi pericolosi», intervista a Pier Luigi Bersani di Simone Collini

Bene la «prima risposta» arrivata dal governo, «ora bisogna leggere la realtà un po’ più nel profondo». E poi, guardando al 2013, nessuna grande coalizione: «Democrazia significa confronto politico, con i cittadini che scelgono chi debba governare». E democrazia, dice Pier Luigi Bersani, significa anche «rispettare le decisioni prese attraverso meccanismi di rappresentanza e partecipazione». Parole non casuali. Il segretario del Pd parla mentre sono in corso manifestazioni dei No Tav in tutta Italia: «Si stanno accendendo fuochi pericolosi. Su questo tema il Parlamento deve discutere, va pronunciata una parola chiara». Altra spina per un governo che deve affrontare non poche emergenze: un primo bilancio, dopo 100 giorni? «Una prima risposta è venuta, basta guardare alla credibilità internazionale di cui ora gode l’Italia, al linguaggio di verità a cui si ricorre, alle misure coerenti con la situazione da affrontare. Ora bisogna leggere la realtà un po’ più nel profondo». Cosa intende dire? «La crisi picchia duro, nel corpo sociale ci sono paure e tensioni molto forti. Con lo stesso piglio con cui il governo è …