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“Più poteri al capo del governo deputati e senatori tagliati del 20% e addio al bicameralismo perfetto”, di Giovanni Casadio

L´obiettivo è di rafforzare la rappresentanza e favorire la governabilità. La bozza gode di una vasta maggioranza. I neo-maggiorenni voteranno per palazzo Madama. Trovato l´accordo su regole bipartisan dopo vent´anni di scontri sulle modifiche istituzionali. Il Senato federale non c´è. È stato lasciato a decantare negli uffici dei segretari di Pdl, Pd e Udc Alfano, Bersani e Casini, a cui è stato consegnato il documento sulle riforme istituzionali da varare prima della fine del governo Monti. Saranno loro, che si incontreranno probabilmente a metà settimana, a dire l´ultima parola sulla cosiddetta Camera delle Regioni. Gli sherpa – Violante, Adornato, Quagliariello, Pisicchio, Bocchino – hanno ultimato il lavoro giovedì scorso e trovato l´intesa bipartisan sulle nuove regole per la prima volta dopo vent´anni di scontri. Le definiscono «il minimo indispensabile senza inseguire il meglio possibile». Quindi, taglio dei parlamentari (508 deputati e 254 senatori), un bicameralismo “eventuale”, più poteri al premier, sfiducia costruttiva, una forma di “potere d´agenda” del governo che potrà chiedere alcune corsie veloci senza bisogno di ricorrere a decreti o alla fiducia. Ma soprattutto il ringiovanimento della politica: a 18 anni si potrà votare sia per la Camera che per il Senato (ora a 25) e essere eletti deputati a 21 e senatori a 35 (ora rispettivamente a 25 e 40 anni). Quagliariello mette le mani avanti: «Non c´è ancora il lasciapassare del Pdl». Adornato: «Vedremo cosa diranno i partiti ma di certo segna la fine delle guerre ideologiche».

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Il premier può cadere in aula solo se si indica un´alternativa

Sfiducia costruttiva. È un´altra delle novità introdotte nel “pacchetto riforme istituzionali” e che ha messo d´accordo tutti le forze politiche, almeno al tavolo dei “tecnici”. Prevede la possibilità di presentare in Parlamento una mozione sottoscritta da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera e deve contenere l´indicazione del nuovo premier e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Deve essere approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera (mentre per la fiducia iniziale al governo basta la maggioranza semplice).
In pratica il governo può cadere solo se ne nasce un altro. La sfiducia costruttiva rappresenta un rafforzamento del ruolo del Parlamento. Se la mozione passa in una Camera e nell´altra no, la crisi comunque resta e il capo dello Stato mantiene nelle sue mani il potere di scioglimento.
Da segnalare inoltre che a Palazzo Madama si istituisce la Commissione paritetica per le questioni regionali che sarà composte dai presidenti delle assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che da un numero di senatori che rispecchi la proporzione dei membri dell´assemblea. Darà parere obbligatorio sulle materie di cui si occupa il Senato.

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Alla Camera saranno 508 gli eletti al Senato 254, resta la circoscrizione estera

Il taglio dei parlamentari è stato uno dei leit-motiv della fase istruttoria di queste riforme istituzionali. L´intesa prevede che si passi dagli attuali 630 deputati a 500 e dai 315 senatori a 250. A questi vanno però aggiunti rispettivamente 8 eletti alla Camera per il collegio estero e 4 eletti al Senato. Pertanto saranno 508 deputati e 254 senatori. Una sforbiciata che, quando è trapelata nei giorni scorsi, ha fatto discutere: è intorno al 20%, da alcuni è ritenuta ancora insufficiente.
Evidente che il numero dei parlamentari è un elemento decisivo per potere mettere mano alla legge elettorale. Se prevalesse il modello ispano-tedesco – di cui gli sherpa Violante, Adornato, Pisicchio, Quagliarello e Bocchino hanno già iniziato a parlare – allora sarebbero alla Camera 464 i deputati eletti con il sistema misto uninominale-proporzionale e uno sbarramento del 4-5 per cento. Altri 14 seggi potrebbero andare ai partiti minori come diritto di tribuna, mentre resterebbe in palio un piccolo premio di maggioranza. Dodici appunto i seggi attribuiti dalla circoscrizione estero. Anche per il Senato dovrebbe essere usata la stessa ripartizione. Sempre che non rispunti l´ipotesi Camera delle Regioni.

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Anche i diciottenni voteranno per il Senato cala l´età minima per entrare in Parlamento

Scenderà l´età minima per diventare parlamentari. Si tenta così un ringiovanimento della politica. Con una modifica degli articoli 56 e 58 della Costituzione si potrà essere eletti deputati a 21 anni (attualmente è a 25) e senatori a 35 (oggi a 40). E si va a votare a 18 anni non solo per la Camera, ma anche per il Senato. Pino Pisicchio, il “tecnico” che ha seguito i lavori per conto dell´Api di Rutelli, ha quantificato il numero di giovani elettori che con questa riforma andranno alle urne nel 2013: cinque milioni e mezzo in più. Può rappresentare una mini-rivoluzione del voto, una ventata di nuove esigenze e istanze da porre alla politica e anche un antidoto anti-casta.
Se scetticismo c´è, è stato espresso dal Pdl che soprattutto vorrebbe conservare i 40 anni per essere eletti senatori. Comunque, saranno gli organismi dei partiti a ritoccare, emendare e infine approvare le nuove regole prima che queste comincino il loro cammino in Parlamento. L´obiettivo resta quello della massima accelerazione. La road map, discussa dagli sherpa, prevede infatti che solo dopo la prima lettura parlamentare del “pacchetto riforme istituzionali” si agganci il vagone legge elettorale.

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Potrà nominare e revocare i ministri e chiedere lo scioglimento delle Camere

Rafforzati i poteri del premier in un delicato equilibrio che non vada a scapito del modello parlamentare della nostra democrazia. Il presidente del Consiglio avrà sempre la facoltà di indicare i ministri, che sono poi nominati dal capo dello Stato, ma avrà anche il potere di revoca dei ministri. Con questa riforma per dire, Berlusconi avrebbe potuto dare il benservito al ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. Al nuovo governo la fiducia sarà votata da entrambe le Camere, però non in seduta congiunta, come era stato inizialmente ipotizzato. La fiducia è data al solo premier a maggioranza semplice.
Il presidente del Consiglio ha la facoltà di chiedere al capo dello Stato di sciogliere le Camere. Nella relazione dei “tecnici” al documento viene segnalato come questo tipo di modifiche vada nella direzione del modello istituzionale tedesco. Gli sherpa parlano di un buon punto di sintesi che «rafforza sia il governo che il Parlamento», in pratica di un potenziamento del ruolo del presidente del Consiglio e di un consolidamento del governo che non danneggi le prerogative del Parlamento dove viene introdotto l´istituto della sfiducia costruttiva.

La Repubblica 05.03.12