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Rai, l’ultimatum del Pd: «Ora il Tesoro intervenga», di Paolo Conti

Sull’onda della catastrofe Celentano-Festival si riapre il dibattito sul futuro della Rai. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si rivolge direttamente a Mario Monti come ministro dell’Economia: «La Rai è un’azienda pubblica in decadenza tecnologica, industriale e di prodotto. Ha un padrone, il Tesoro. Da lì deve venire un’iniziativa per la governance in grado di affrontare il tema industriale perché l’azienda ha un mare di problemi. Se non si farà questo e si parla ancora di nomine, fossero pure cinque o sette premi Nobel, né se ci propongono Einstein, con questo assetto noi non partecipiamo». Nessuna possibilità di equivoco. O il governo cambia i criteri di governance o il partito di Bersani non partecipa: e c’è già chi immagina un’astensione dei commissari di Vigilanza Rai del Pd. Un nodo politico complesso perché, contemporaneamente a Bersani, parla Maurizio Gasparri, Pdl, titolare dell’attuale legge sulle Comunicazioni: «C’è una legge e la si applica, per cambiarla c’è il Parlamento ma non vedo i tempi. Né prevedo vertici a palazzo Chigi sulla governance Rai». Il riferimento è alle …

"Ici Chiesa, crescerà da 100 a 700 milioni I dubbi dei sindaci" di Bianca Di Giovanni

Sull’Ici sui beni della Chiesa e delle associazioni non profit l’intesa è quasi chiusa. La decisione italiana annunciata l’altroieri dal premier Mario Monti in una lettera al Commissario Ue Joaquin Almunia risponderebbe alle richieste europee, oltre che a quelle Vaticane. Il dato non è secondario: se l’Italia non avesse trovato una soluzione in tempi brevi, la procedura d’infrazione era data per certa. Se fosse scattata, su quegli immobili si sarebbe dovuto pagare anche retroattivamente. I Comuni avrebbero potuto richiedere l’Ici degli ultimi 5 anni. Meglio correre ai ripari. Così si è fatta strada la revisione dell’ultima norma (varata dal governo Prodi) che lasciava un’ampia zona grigia, esentando gli immobili «non esclusivamente commerciali». In sostanza il capovolgimento della norma originaria, che esentava gli immobili destinati ad attività non commerciali. È bastato l’avverbio «esclusivamente» per aprire una voragine. Il governo è pronto a presentare una correzione, probabilmente in un emendamento a un decreto fiscale che sarà varato il prossimo 24 febbraio. Il testo sembra tornare alla formulazione originaria, (esclusione dall’imposta degli immobili destinati ad attività non commerciali). …

“Ici Chiesa, crescerà da 100 a 700 milioni I dubbi dei sindaci” di Bianca Di Giovanni

Sull’Ici sui beni della Chiesa e delle associazioni non profit l’intesa è quasi chiusa. La decisione italiana annunciata l’altroieri dal premier Mario Monti in una lettera al Commissario Ue Joaquin Almunia risponderebbe alle richieste europee, oltre che a quelle Vaticane. Il dato non è secondario: se l’Italia non avesse trovato una soluzione in tempi brevi, la procedura d’infrazione era data per certa. Se fosse scattata, su quegli immobili si sarebbe dovuto pagare anche retroattivamente. I Comuni avrebbero potuto richiedere l’Ici degli ultimi 5 anni. Meglio correre ai ripari. Così si è fatta strada la revisione dell’ultima norma (varata dal governo Prodi) che lasciava un’ampia zona grigia, esentando gli immobili «non esclusivamente commerciali». In sostanza il capovolgimento della norma originaria, che esentava gli immobili destinati ad attività non commerciali. È bastato l’avverbio «esclusivamente» per aprire una voragine. Il governo è pronto a presentare una correzione, probabilmente in un emendamento a un decreto fiscale che sarà varato il prossimo 24 febbraio. Il testo sembra tornare alla formulazione originaria, (esclusione dall’imposta degli immobili destinati ad attività non commerciali). …

"Giovani, la disoccupazione sale al 31%", di Flavia Amabile

Sono 80mila i posti di lavoro in meno per i giovani, una disoccupazione record in Europa. E’ un’emorragia che sembra inarrestabile ormai quella subita dai giovani italiani in questi ultimi anni. Avevano perso già molti posti di lavoro nel 2009 e 2010, e il calo è proseguito nei primi tre mesi dell’anno successivo. E’ il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini a spiegarlo durante un’audizione alla commissione Bilancio della Camera: «Dopo la forte caduta nel biennio 2009-2010, l’occupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni continua a calare, nella media dei primi tre trimestri del 2011» e «ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità, per l’appunto)». Ma non è finita qui. «Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia, se consideriamo la fascia di età 15-24, come proposto dall’Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna». Tornando indietro al …

“Giovani, la disoccupazione sale al 31%”, di Flavia Amabile

Sono 80mila i posti di lavoro in meno per i giovani, una disoccupazione record in Europa. E’ un’emorragia che sembra inarrestabile ormai quella subita dai giovani italiani in questi ultimi anni. Avevano perso già molti posti di lavoro nel 2009 e 2010, e il calo è proseguito nei primi tre mesi dell’anno successivo. E’ il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini a spiegarlo durante un’audizione alla commissione Bilancio della Camera: «Dopo la forte caduta nel biennio 2009-2010, l’occupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni continua a calare, nella media dei primi tre trimestri del 2011» e «ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità, per l’appunto)». Ma non è finita qui. «Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia, se consideriamo la fascia di età 15-24, come proposto dall’Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna». Tornando indietro al …

"Per i forzisti la difficoltà di essere normali", di Marcello Sorgi

Anche se alcuni dei casi emersi (come quello di Salerno) non sono affatto trascurabili, e denotano, come ha denunciato l’ex ministro Frattini in un’intervista al «Riformista», una sorta di malattia sistemica del Pdl, la vicenda delle tessere false contro cui è duramente intervenuto ieri Alfano, svela difficoltà maggiori del previsto del partito di Berlusconi a trasformarsi in un’organizzazione «normale», in parte assimilabile alle altre figlie o nipoti di quel che resta della Prima Repubblica, e in grado di salvare, non si sa come, quel che rimane della sua giovane storia e tradizione e del piglio rivoluzionario delle origini. Certo, nella storia delle tessere comperate e vendute, sembra di rivedere un po’ della vecchia Dc. Ma il Pdl, nato nella famosa domenica del predellino da uno scatto di Berlusconi, malgrado le promesse di omologarsi, è stato ed è rimasto fino all’estate scorsa il «partito del presidente», in cui perfino la lottizzazione del vertice e dei coordinatori tra ex Forza Italia e ex An, formalmente improntata alla regola del 70/30, obbediva alle scelte dirette del fondatore. Che …

“Per i forzisti la difficoltà di essere normali”, di Marcello Sorgi

Anche se alcuni dei casi emersi (come quello di Salerno) non sono affatto trascurabili, e denotano, come ha denunciato l’ex ministro Frattini in un’intervista al «Riformista», una sorta di malattia sistemica del Pdl, la vicenda delle tessere false contro cui è duramente intervenuto ieri Alfano, svela difficoltà maggiori del previsto del partito di Berlusconi a trasformarsi in un’organizzazione «normale», in parte assimilabile alle altre figlie o nipoti di quel che resta della Prima Repubblica, e in grado di salvare, non si sa come, quel che rimane della sua giovane storia e tradizione e del piglio rivoluzionario delle origini. Certo, nella storia delle tessere comperate e vendute, sembra di rivedere un po’ della vecchia Dc. Ma il Pdl, nato nella famosa domenica del predellino da uno scatto di Berlusconi, malgrado le promesse di omologarsi, è stato ed è rimasto fino all’estate scorsa il «partito del presidente», in cui perfino la lottizzazione del vertice e dei coordinatori tra ex Forza Italia e ex An, formalmente improntata alla regola del 70/30, obbediva alle scelte dirette del fondatore. Che …