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Tutte le opposizioni
si si compattano: «Pronti a nuovo esecutivo», di S.C.

La battaglia parlamentare è il principale argomento discusso nel retropalco. Da Casini parole di stima per il Pd. D’Alema: «Disponibili a un governo di responsabilità, se ci sono le condizioni, altrimenti si andrà a votare». «Da lunedì si vedrà…». Pier Luigi Bersani lascia piazza San Giovanni soddisfatto per la «giornata meravigliosa». Ma il leader del Pd sa bene non solo che «la pratica» di mandare a casa il governo si giocherà in Parlamento nei prossimi giorni, ma anche che a seconda di come si aprirà la crisi si capirà che direzione prenderà il dopo Berlusconi. COL PALLOTTOLIERE IN MANO L’argomento principale dei capannelli di dirigenti del Pd che si formano dietro il palco per tutta la giornata è uno solo: cosa succederà tra lunedì e mercoledì alla Camera e su quanti voti possa contare ciascuno dei due schieramenti. Con Dario Franceschini che mostra ai colleghi parlamentari un fogliettino pieno di numeri che a giudicare dalle cancellature e dalle freccette deve essere aggiornato di continuo. Il voto sul rendiconto dello Stato è a rischio, per la …

La bandiera del cambiamento: «Da qui parte un’Italia nuova», di Maria Zegarelli

Un fiume di gente in piazza che ha una sola richiesta al premier: «Dimissioni». Applausi quando Roberto Vecchioni richiama all’unità e consapevolezza che stavolta si può davvero voltare pagina. Eccola qui piazza San Giovanni restituita a se stessa e alla sua storia. Si riempie via via di una folla immensa, di bandiere tricolore che si incrociano con quelle del Pd, ovunque bianco rosso e verde, interrotto soltanto dal giallo delle bandiere dei giovani democratici. Uomini e donne, padri e figli, giovani e anziani, che in questo pomeriggio di cielo incerto spazzano via il ricordo delle immagini di guerriglia urbana del 15 ottobre scorso e si impongono con una pacifica ma inamovibile richiesta al Presidente del Consiglio: «Dimettiti». Arrivano già alle undici del mattino, piccoli gruppi, i panini nello zaino, «perché sai, con il rischio di trovare tutti i ristoranti prenotati come dice Berlusconi, è meglio arrivare organizzati», ironia amara di Alessandro, sbarcato a Roma in pullman da Arezzo. Alice è seduta a terra, capelli lunghi, è qui, racconta, perché adesso «quello che conta è superare …

"Aumenta la disuguaglianza diminuisce la democrazia", di Jean-Paul Fitoussi

La disuguaglianza e il suo aumento inarrestabile sono al tempo stesso causa ed effetto della crisi. Perché si è arrivati a questo punto? Nei Paesi industrializzati veniamo da trent´anni di crescita della disuguaglianza di pari passo con la dottrina dominante, che dalla rivoluzione conservatrice dell´inizio degli anni Ottanta ha generato una conversione al liberalismo, al free trade, alla deregolamentazione. Il fenomeno è caricaturale negli Stati Uniti, dove il 10% più ricco ha visto la quota di reddito nazionale aumentare del 15% mentre il salario medio dell´altro 90% conosceva una stagnazione. Oggi la disuguaglianza è più forte che alla vigilia della crisi, e la ragione è la seguente: se c´è una stagnazione del reddito della grande maggioranza della popolazione, la domanda globale è bassa. Per contrastare quest´insufficienza la politica monetaria diventa espansionista. La gente che aveva difficoltà ad arrivare alla fine del mese ha fatto prestiti, e così il debito privato è aumentato. Dall´altra parte ci sono quelli che hanno avuto benefici dall´aumento della disuguaglianza, cioè i ricchi, che hanno visto la loro quota di reddito …

"Gli eroi del fango", di Maurizio Crosetti

C’è un´Italia che a mani nude salva l´Italia, è questo il meglio di ciò che siamo: scavando, spalando, togliendo fango con un secchiello o con un assurdo pezzetto di legno, disperatamente, eppure quasi con gioia. Un´Italia orgogliosa e invisibile, nella melma ma non ancora devastata dentro, non ancora alluvionata nel profondo. Storie esemplari di piccoli eroi: anche questo hanno proposto le infinite ore d´acqua, buie come una notte che non passa, lucenti come un uomo e una donna quando non s´arrendono, anche se forse ne moriranno. Cristian Silvestri, 21 anni, per mezza giornata l´avevano dato per disperso. Invece era pure lui in via Fereggiano. «Tornavo dall´Università, mi sono rifugiato dentro una macelleria quand´è arrivata la piena, c´era gente attaccata alle ringhiere, ho afferrato una donna, l´ho tolta dall´acqua, poi altre due. L´ho fatto perché dovevo». Uscito dalla lista dei morti, poi su Facebook per avvertire gli amici. E in strada, nel silenzio che viene dopo l´ecatombe. Ora un cagnolino bianco annusa il fango. Un bambolotto nudo, riverso sulla schiena, si prende l´acqua in faccia e …

"Forse stavolta l'Italia s'è desta", di Eugenio Scalfari

Che il tempo di Berlusconi fosse scaduto era chiaro a tutti da un pezzo, ma la cosa singolare è che ormai è finalmente diventato chiaro anche allo stato maggiore del suo partito e, a quanto sembra, anche a lui. Altrettanto chiaro è che la via delle elezioni anticipate non è praticabile; la sconfitta del Pdl e della Lega sembra inevitabile e catastrofica. Ma c´è anche un´altra e più stringente ragione: l´Italia non si può permettere due mesi di campagna elettorale con i mercati che porterebbero lo “spread” a 600 punti base e il rendimento dei titoli pluriennali all´8 per cento. Non resta che un governo del Presidente guidato da una personalità al di fuori dei partiti, che abbia grande autorevolezza internazionale e l´appoggio di tutte le forze responsabili rappresentate in Parlamento. Tra queste ci deve essere anche il Pdl affinché la fiducia parlamentare sia solida e non esposta a trabocchetti che avrebbero un effetto devastante sulla crisi economica. Questi sono i dati ormai certi della situazione. Incerte sono ancora – ma non lo saranno per …

"Alzare la testa", di Claudio Sardo

ll discredito del governo Berlusconi umilia l’Italia e colpisce lasocietà, le imprese, i risparmi. Il commissariamento dell’esecutivo si fa ogni giorno più stringente, come dimostrano le decisioni prese ieri a Cannes. Il premier è stato prima piegato dall’Europa e dagli Usa e obbligato a sottoporre il piano di risanamento alla verifica del Fmi, poi è stato costretto a dire che era una sua libera scelta. Siamo sprofondati nel punto più basso. E si ha timore nel dirlo perché, se Berlusconi dovesse ancora resistere nel bunker,potremmo precipitare ulteriormente. L’Italia oggi è in pericolo. Un pericolo erio, grave, incombente. Le successive manovre votate dal Parlamento sono state tutte travolte dai mercati, annullandone gli effetti. Cambiare il premier e restituire al Paese una guida autorevole e una solidità politica è ormai l’emergenza. Non può finire nel baratro, in default, uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea. Siamo una nazione carica di storia, di creatività e ingegno, di aziende con grandi potenzialità, di lavoro di qualità, di reti di solidarietà umana, di famiglie capaci di sopportare tante disfunzioni del welfare. …

Il Fmi mette l’Italia sotto tutela «Ora non è un Paese credibile», di Bianca Di Giovanni

Sorvegliata speciale. Così esce l’Italia dal G20. Non sono solo Sarkozy-Merkel ad esprimere preoccupazione. È ora il Fondo monetario: «L’Italia non è unn Paese credibile». Gli osservatori del Fmi da domani a Roma. «Silvio, non hai capito che il problema sei tu? Se non ti dimetti, lunedì i mercati ci distruggono». La “frasetta” (che in serata i suoi addetti stampa hanno tentato di smentire) sussurrata da Giulio Tremonti all’orecchio di Berlusconi subito dopo la conferenza stampa del G20 filtra da ambienti vicini all’esecutivo e mette il sigillo al crollo della credibilità del nostro governo, unico vero leitmotiv del summit francese. Tutti, proprio tutti, qui a Cannes hanno citato preoccupati le catastrofiche conseguenze della crisi di fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia. Crisi confermata anche dopo le decisioni drastiche prese ieri: «Una valutazione e una sorveglianza dettagliate della commissione europea (sulle politiche italiane, ndr) e la verifica pubblica della realizzazione delle politiche su base trimestrale da parte dell’Fmi», recita il comunicato finale del vertice. Una doppia camicia di forza imposta a Berlusconi dopo un lungo negoziato, …