Tutti gli articoli relativi a: attualità

""Nessuno paga nessuno". E la crisi del credito arriva fino alle imprese", di Marco Alfieri

Nel Paese dei contanti all’improvviso non circolano più soldi. «Da qualche mese nell’economia reale nessuno paga più nessuno, è tutto bloccato», lanciano l’allarme gli artigiani varesini. Le imprese hanno difficoltà a farsi finanziare il capitale circolante dalle banche, così si tengono quel poco di liquidità in cassa rallentando i pagamenti a valle della filiera produttiva. Da Nord a Sud la musica è pericolosamente la stessa. Luca S. insieme a un socio e 3 collaboratori fa il gessista a San Giorgio a Cremano, cintura trafficata di Napoli. Un’attività artigianale tipica non fosse che, al 20 ottobre 2011, lamenta 90 mila euro di mancati incassi. «Sono in credito da oltre 5 mesi con un’azienda di quadri elettrici a cui ho sistemato la sede, e da 7 con un paio di commercianti in abbigliamento a cui ho ristrutturato il negozio», racconta trafelato Luca S. «Avevo un fido di 50 mila euro con la mia banca, ridottomi 2 settimane fa alla metà, così ho dovuto chiedere soldi a un altro istituto per saldare alcuni fornitori». Ovviamente pagando tassi più …

"La crisi delle donne over 50 tra famiglia e (poco) lavoro", di Rita Qurzè

Le mamme acrobate? Dilettanti. La nuova frontiera delle fatiche femminili si varca alla soglia dei cinquanta. Quando i figli — ventenni o giù di lì — sono ancora in casa, con addosso le camicie stirate dalla mamma e le gambe sotto il tavolo a pranzo e cena. In ufficio un bel mattino il capo ti accoglie, spalleggiato dal rampante, e giovane, assistente: «Siamo costretti a ridurre il personale, la tua posizione da domani non esiste più». Tradotto: arrivederci e grazie. Non è politically correct mettere a confronto le fatiche delle generazioni, quasi fosse una gara al peggio. Ma almeno rende l’idea. E se delle difficoltà che le trentenni affrontano per tenere insieme marito-figli-ufficio si è parlato moltissimo in questi anni, le peripezie delle cinquantenni — 4,5 milioni di donne in Italia — sono state pressoché ignorate. Ora, però, non è più possibile fare finta di nulla. Per due motivi. Sul fronte del lavoro chi è nato prima del 1961 sta pagando un prezzo elevato alla crisi. Per le donne, in più, c’è che l’accelerazione verso …

Franceschini suona l´allarme "Moratoria sulla premiership prima costruiamo la coalizione", di Annalisa Cuzzocrea

Le forze che avranno deciso di far parte dell´alleanza decideranno come scegliere il leader La gente vede un Paese in crisi e noi persi nello scontro interno. Bisogna cambiare registro, non abbiamo ancora vinto. Dario Franceschini non si sente un bersaglio di Matteo Renzi. Non è offeso dai suoi modi, ritiene una ricchezza il dibattito della Leopolda, e pensa che il sindaco di Firenze stia facendo una cosa utile: occupare l´ala destra del partito. Ma il presidente dei deputati democratici pensa anche che non sia questo il momento giusto per parlare di leadership, o di primarie. Cosa pensa dello scontro aperto nel Pd? «Mi metto nei panni di un cittadino o di un nostro elettore che vede la maggioranza di Berlusconi che perde pezzi ogni giorno, un Paese sprofondato nella crisi economica e nell´emergenza sociale, il governo che propone licenziamenti liberi. E poi vede noi persi nello scontro interno su chi farà il premier. Come se le elezioni fossero domani, come se avessimo già vinto». Lo scontro porta alla sconfitta? «Dovremmo muoverci in un altro …

"Bersani avverte il governo spenga la miccia che ha accesso", di Simone Collini

Un duro attacco al governo che continua a raccontare favole, critica l’euro, vuole licenziamenti facili, e una bacchettata a chi confonde il riformismo con il liberismo che tanti guai ha prodotto negli ultimi trent’anni. Un monito a non fomentare la divisione sociale e una rassicurazione sul fatto che le primarie per la premiership si faranno. Pier Luigi Bersani chiude la due giorni di “Finalmente Sud!” lanciando messaggi all’esterno ma anche all’interno del suo partito. Come dice Rosy Bindi arrivando anche lei a Napoli, «dividersi ora sarebbe un suicidio per tutti», e il leader del Pd assicura che per quanto lo riguarda non c’è nessuno scontro personale con Matteo Renzi e che in un momento delicato come questo tutte le energie vanno indirizzate verso l’obiettivo finale, che rimane mandare a casa questo governo per poi ricostruire sulle macerie del berlusconismo. Certo, Bersani rimane convinto che alcune proposte rilanciate dalla Leopolda abbiano ben poco di nuovo e siano invece “un usato”, riproponendo «idee degli anni ‘80 che già ci hanno fatto finire nei guai». Il segretario si …

"Pluralismo con rigore", di Giorgio Napolitano

Pubblichiamo la risposta del Presidente della Repubblica alla lettera inviata ieri dai direttori dei giornali di idee, di partito e di cooperative. “Ho letto con attenzione la vostra lettera e mi rendo ben conto dell’importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l’annunciato taglio “lineare” al Fondo per l’editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell’informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al governo”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella risposta alla “lettera aperta” inviatagli dai direttori di testate non profit, di partito e cooperative, sul taglio del Fondo per l’editoria, pubblicata oggi da numerosi quotidiani. “Ho, nello stesso tempo, trovato – continua il Capo del Stato – altamente apprezzabile, nella vostra lettera, la sensibilità per l’urgenza di “un’opera di bonifica” in questo settore e la disponibilità “a proporre ulteriori criteri per consentire da un lato risparmi e dall’altro una più rigorosa selezione nell’accesso alle risorse”. Credo che quanto più darete seguito concreto a questi vostri intendimenti, …

"Licenziati subito o al lavoro fino a 67 anni?", di Bruno Ugolini

Il governo in sostanza ha annunciato due provvedimenti. Uno dice che metalmeccanici tessili, postini, infermieri e via elencando andranno in pensione a 67 anni. L’altro che, nello stesso tempo potranno essere licenziati quando si vuole senza possibilità di reintegro abolendo quei rompiballe di giudici del lavoro (capito Santoro?). Due scelte un po’ contrastanti. Una ti promette di farti lavorare fino allo sfinimento (soprattutto se stai sulle impalcature edili o adibito ad altri lavori simili). L’altra ti promette di farti perdere il lavoro quando la cosa frullerà in testa al padrone (basterà inventare un qualche problema organizzativo). Dalla padella nella brace. Due misure che hanno ispirato una mesta testimonianza su Facebook a un simpatico autore che si firma Testoneblob (http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2011/10/marco-e-il-lavoro.html?spref=fb). Ha raccontato lo sfogo di un padroncino che ha un dipendente di nome Marco, 55 anni, comunista, sistemato nella gerarchia aziendale. Con la nuova legge se lo dovrebbe tenere fino a 67 anni. Ma potrebbe anche licenziarlo. Per assumere un ventenne che costerà di meno e che non sarà costretto a sopportare per tutta la vita. …

"In Europa meno vincoli a licenziare ma funzionano sussidi e reinserimento", di Valentina Conte

Il modello migliore è la “flexicurity” adottata nella penisola scandinava. Corsi di formazione e aiuti a trovare un nuovo impiego anche a Parigi e Berlino. Licenziare “facile” non è necessariamente un tabù in Europa. Ancora meno in America e Giappone. Ma, almeno nel Vecchio Continente, ciò che conta è il dopo. Laddove il mercato “non tira”, perché la crescita è bassa, perché c´è la crisi, perché la domanda è congelata, arrivano sostegno pubblico e in alcuni casi anche l´obbligo dell´azienda che mette alla porta a favorire il reinserimento del lavoratore. Tenendo conto dell´età, dell´esperienza, della capacità a mantenersi con quanto ha in tasca. Flessibilità sì. Ma anche sicurezza. Il modello più avanzato, in questa direzione, è quello scandinavo. Invocato in questi giorni, anche perché ripreso dalla proposta Ichino che giace da due anni in Parlamento, la Flexicurity adottata da Danimarca e Svezia interviene appunto “dopo”. Basso grado di protezione, dunque, sul luogo del lavoro, con l´eccezione dei licenziamenti discriminatori (non esiste una legge sulla “giusta causa”), per i quali a Stoccolma ad esempio è prevista …