"Il corpo e la giustizia", di Luigi Manconi
Guai ad assumere atteggiamenti di superiorità morale. Da sempre sappiamo che i processi di liberazione da regimi dispotici, tanto più quando questi si incarnano in tiranni amati/odiati, portano con sé uno strascico di rancore torvo e una voglia acre di rivalsa. «La rivoluzione non è un pranzo di gala», appunto e, tra i miti fondanti della nostra Repubblica democratica, c’è anche il rito atroce di Piazzale Loreto. Al quale, peraltro, non era facile sottrarsi (e io, per primo, non so dire se mi sarei sottratto). Ma proprio per questo, perché è questione che riguarda noi tutti e la nostra fragile identità umana – dunque, il suo degrado sempre possibile – alcune cose vanno pur dette. Non sappiamo se Muammar Gheddafi sia stato giustiziato: se sia stato, cioè, sottratto al giudizio di un tribunale legale (questo significa il “giustiziare”, con un ribaltamento del senso delle parole così consueto nelle questioni di diritto) per essere consegnato a una esecuzione spietata a opera dei suoi nemici. E al colpo di grazia (ancora una volta le parole possono essere …
