"De profundis per la Lega", di Federico Orlando
Domani la Lega «si turerà il naso e voterà no», come hanno annunciato Bossi e confermato Maroni. “No” al voto di sfiducia personale contro il ministro Romano, accusato dalla magistratura inquirente di essere colluso con la mafia. Sarà l’ultima pugnalata della Lega all’Italia. Dice che lo fa in nome del “garantismo”. Ignora che garantismo è rispetto della legge, come ignora che fedeltà alla repubblica una e indivisibile, per la quale i suoi ministri Bossi, Maroni e Calderoli hanno giurato al Quirinale, è rispetto della Costituzione. Perciò due anni fa un foltissimo gruppo di politici, imprenditori, intellettuali (primi gli ex ministri Bianchi e De Castro, l’imprenditore Sciarelli, lo storico Villari, la giurista De Nigris, i parlamentari Boccia, Soriero, Fortugno, Lumia, Vita, Mosella, Nicolini, Pittella, Ranieri, Zito, per citare a memoria) rivolsero dalle pagine di Europa, Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero e Mattino un appello ai presidenti delle camere perché inducessero i gruppi parlamentari “per l’indipendenza della Padania” a chiarire la loro posizione di fronte al popolo italiano, alla legge e alla repubblica. L’appello ricordava: «Il presidente …
