Tutti gli articoli relativi a: attualità

"L'oscenità in politica", di Giorgio Bocca

La politica, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia delle immagini lubriche, dell´umorismo da caserma. Un uomo, un industriale brianzolo di nome Silvio Berlusconi è il portavoce di questa volgarità plebea che ha ritrovato il coraggio di esporsi in pubblico, anzi vantandosi in pubblico di esistere. Nelle intercettazioni telefoniche di Silvio, dei suoi cortigiani, delle sue prostitute ritrovi lo sfogo carnevalesco della sessualità repressa. La Rai ha trasmesso un´intervista a una delle escort: sembrava la parodia di un inno satanico. Proterva, sfrenata la signorina recitava la parte del demonio vincente su tutte le ipocrisie, su tutte le viltà. Parlava del ruffiano Tarantini come di un campione della verità e dell´audacia: sia lodato lui che in questo mondo di pecore ha avuto il coraggio di essere ciò che un uomo vincente deve essere, uno che ruba, approfitta, che usa …

"Bnl-Unipol, chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi", da wwwilsole24ore.it

Il pm di Milano Maurizio Romanelli, su ordine del gip Stefania Donadeo, ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi imputato di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio per la vicenda dell’intercettazione Fassino-Consorte ai tempi della tentata scalata di Unipol a Bnl. Si tratta di un atto dovuto dopo la decisione del gip di ordinare l’imputazione coatta per Berlusconi. Sempre per la stessa ragione è stato iscritto nel registro degli indagati per lo stesso reato il giornalista Maurizio Belpietro, all’epoca dei fatti direttore de Il Giornale. Il testo della telefonata intercorsa il 18 luglio 2005 tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, che non era nemmeno stata trascritta dagli investigatori, venne pubblicata dal quotidiano di via Negri il 31 dicembre 2005. Per questa vicenda sono già stati condannati tra gli altri Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, l’ex titolare della Rcs, la società che aveva messo a disposizione le attrezzature per effettuare le intercettazioni. Inoltre Paolo Berlusconi, in qualità di editore de Il Giornale, è stato mandato a processo: la prima udienza si aprirà a Milano …

"Numeri senza politica", di Michele Prospero

I numeri ricevuti alla Camera, inferiori a quelli preventivati, per ora evitano a Berlusconi l’umiliazione della resa senza condizioni ma non gli garantiscono certo le basi di una politica efficace. Con margini sempre più risicati, il Cavaliere resiste al comando diun esecutivo screditato agli occhi del mondo. Oggi il sistema politico è paralizzato e sembra imboccare la scivolosa strada in cui la legalità dei numeri sfida la legittimità.unleader disperato e sempre più solo. Con numeri racimolati in modo sfacciato, egli irride alla maggioranza reale del Paese (quella emersa non solo nei sondaggi, che sono sempre fotografie meramente virtuali del consenso, ma nelle elezioni amministrative e nei referendum), fa sberleffi alle richieste, mai così esplicite, dei sindacati, della Confindustria, dei principali giornali di opinione. Tutti avvertono che esiste uno scarto enorme tra una società angosciata per un presente che promette solo tempeste per colpa di un governo inetto e il rifugio di comodo dietro la forza legittimante dei numeri. I numeri sono l’essenza della democrazia ma diventano uno schermo assurdo quando il rito stanco dei voti …

"Clandestina è la politica", di Luigi Manconi e Valentina Brinis

A Lampedusa sono esplosi gli errori e i pregiudizi che da decenni accompagnano le scelte italiane in fatto di immigrazione. Un Paese incapace di accogliere dominato dalla cultura del respingimento. Se un giornale democratico, progressista e – addirittura! – “ di sinistra” titola: «Caccia ai clandestini», qualcosa di terribile sta accadendo, e forse è già accaduto. Consideriamo quel titolo. Certo, potrebbe giustificarsi con la volontà di descrivere semplicemente un fatto, connotandolo di una qualche riprovazione morale: ma temo che il risultato sia esattamente l’opposto. Se, infatti, si fosse scritto, che so, “violenze” o “aggressioni”, già sarebbe stato diverso perché in quelle due parole viene evidenziato il ruolo dei responsabili e, di conseguenza, quello delle vittime. “Caccia” è già diverso. Intanto perché evoca una dimensione ferina e, dunque, ulteriormente mortificante il bersaglio di quella attività venatoria; e, poi, perché introduce un elemento esotico o comunque talmente anomalo da risultare quasi irreale. Possiamo sbagliarci, ma questa è la sensazione: tanto più se l’obiettivo sono “i clandestini”. È un termine contro il quale ci battiamo vanamente da tempo …

Franceschini: "Guerrieri padani quando fischia il padrone corrono scodinzolando", intervista di Simone Collini

Dario Franceschini esce dall`aula di Montecitorio amareggiato ma non sorpreso dal voto su Marco Milanese. «La Lega tuona sempre con minacce in Padania ma poi puntualmente sostiene le decisioni di Berlusconi – dice il capogruppo del Pd alla Camera dalle leggi ad personam al conflitto di attribuzione al no a questo arresto». Per la settimana prossima avete presentato una mozione di sfiducia contro il ministro Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa: cosa vi aspettate? «Vedremo se i leghisti sfileranno ad uno ad uno in Aula votando la fiducia a un ministro accusato di un reato che in qualsiasi altro Paese o in qualsiasi altra fase storica avrebbe portato automaticamente a doverose dimissioni, al di là della colpevolezza o dell`innocenza, per le quali bisogna attendere l`esito del processo». Che idea si è fatto, qual è la strategia della maggioranza? «Tirare a campare». Tutto qua? «Esatto, tutto qua, ed è questo il drammatico. Di fronte a un Paese che attraversa una grave crisi economica e sociale, abbiamo un governo che salvo nei voti di fiducia …

Il Pd: «Il 5 novembre in piazza nel nome del popolo italiano», di Simone Collini

Bersani attacca il premier «impresentabile» all’Onu e dà appuntamento alla manifestazione del 5 novembre a Roma. Cesa ai parlamentari Udc dopo il voto su Milanese: «Preparatevi al voto a marzo». Il 5 novembre il Pd scende in piazza «in nome del popolo italiano». Pier Luigi Bersani lascia Montecitorio dopo il voto su Marco Milanese parlando di «giornata amara per il Parlamento». In ogni caso. Perché se anche quel no all’arresto sancito dai voti di Pdl e Lega fosse stato «ispirato da una continuità di governo, dall’esigenza di sopravvivere», dice il leader Pd, anche questo sarebbe «da irresponsabili». Mentre tutti gli occhi sono puntati sul crollo della Borsa, l’impennata dello Spread, il ministero del Tesoro che rivede al ribasso il Pil, il governo ancora una volta si mostra incapace di affrontare la crisi economica e il «premier a tempo perso» è impegnato in sempre più numerose vicende giudiziarie («Italiani a tempo pieno» è la campagna d’affissione lanciata ieri, mentre da stamattina sui muri delle città del nord compariranno i manifesti sulla Lega «salva-cricca»). Per questo Bersani …

"Il crollo dei mercati e i canti di nerone", di Franco Cordero

L´annus horribilis continua inesorabile: e monotono in casa berlusconiana. La manovra imposta dall´Ue (quarta versione) riscuoteva segnali positivi dal mercato, mercoledì 7 settembre, sebbene vi manchino novità strutturali, ma niente garantisce che siamo fuori della tempesta: l´Italia è la più debole tra i soci importanti, malata contagiosa, da tenere d´occhio; nelle previsioni d´una stentata crescita viene ultima, col miserrimo 0.50%. Era disceso dalle nuvole, soi-disant imprenditore geniale: qualunque cosa tocchi, diventa oro; e s´impegna al miracolo economico, firmando il contratto nel salotto televisivo; sono il suo forte le pantomime da fiera. Corre l´undicesimo anno dell´era berlusconiana, meno i due d´uno spettrale intervallo centrosinistro: le Camere gli ubbidivano (mai viste maggioranze simili); gli avversari stavano a testa china, cappello in mano. Ogni tanto brandiva l´arma plebiscitaria, sicuro d´avere due elettori su tre dalla sua. Il collasso sbalordisce e non incolpi stelle nefaste o prose nemiche. Se lo combina da solo, disincantando le platee: inetto, ciarlatano, abile solo nell´arricchirsi, enorme parassita, spende il tempo politico in frodi legislative intese all´impunità; le finanze vanno a picco e lui …