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"Governo sconcertante. A un passo dal baratro aspettano ancora…", intervista a Giulio Sapelli di Oreste Pivetta

Lo storico dell’Economia Berlusconi non è più in grado di aggregare niente e nessuno incapace di qualsiasi strategia per il Paese. Si dovrebbe iniziare alzando l’età pensionabile a 65 anni per tutti e riducendo il carico fiscale. La Bce sbaglia a tenere alti i tassi. Sconcertante, devastante. Sono i primi aggettivi che Giulio Sapelli, professore universitario a Milano e storico dell’economia, usa per definire l’incontro tra governo e parti sociali. «Sconcertante – dice Sapelli – già l’annuncio: il 18 agosto il decreto. Siamo sull’orlo del baratro e aspettiamo ancora? Sconcertante che un governo si presenti lacerato senza un programma che costruisca non dico coesione sociale ma almeno, nelle difficoltà, un po’ di sana condivisione patriottica. Niente. Non una certezza sulle tasse. In questi giorni s’è detto di tutto e il contrario di tutto. Non una idea però sullo sviluppo. Non una proposta autentica sulle pensioni. In compenso un gran parlare di costi della politica…». Non è d’accordo, professore? «Dal punto di vista della morale, credo che sia un obiettivo sacrosanto tagliare i costi della politica. …

"Cosa resta dopo 8 anni di governo Berlusconi", di Franco Cordero

Secondo l´oracolo d´Arcore (hard core nel calembour d´un foglio inglese), l´Italia sopporta meglio d´altri Paesi eminenti la congiuntura planetaria: in fondo, stiamo bene; importa poco che il debito pubblico sfondi ogni parametro e i Btp siano collocabili solo a tassi esosi; «le borse sono un orologio rotto», racconta giovedì 4 agosto, visto come Piazza Affari accolga lo stupido discorso nelle Camere, applaudito dalla ciurma (il ministro degli Esteri, viso impassibile da capovoga, batteva il ritmo a manate sul banco); en passant consiglia d´investire in Mediaset. Un tedesco direbbe Galgenhumor, umorismo da patibolo. Dopo otto anni sub divo Berluscone, i conti fanno spavento. S´è arricchito da scoppiare, indifferente agl´interessi collettivi, senza la minima idea del cosa sia fare lo statista, perché l´unica sua abilità, formidabile, sta in affari penalmente rischiosi, donde la fobia dei tribunali: nel clownesco contratto elettorale figuravano Stato leggero, fisco arrendevole, vita comoda, soldi a palate, opere pubbliche faraoniche; e passata la sbornia, i poveri contraenti vedono in faccia la bancarotta. L´ipotesi migliore è una dura terapia in lacrime e sudore, ma il …

"Tante parole, zero misure. Il governo “buca” l’incontro", di Gianni Del Vecchio

La tanto attesa riunione con le parti sociali si chiude senza novità. Doveva essere il punto di svolta della crisi, l’incontro epocale con il quale si sarebbe dato il via a una nuova stagione di riforme, l’anno zero di una ritrovata concordia nazionale. E invece nulla di tutto questo. L’incontro fra governo e parti sociali ha deluso le tante attese che si erano addensate alla vigilia. Per dirla con le parole di Susanna Camusso, leader della Cgil, è stata una riunione «non all’altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria». Il tutto con l’aggravante della tragedia senza fine che si vive sui mercati. Ieri, mentre il tavolo era ancora in corso, piazza Affari ha fatto segnare un ribasso mostruoso: meno 6,6 per cento. Il governo quindi ancora una volta non ha voluto, o meglio non ha potuto, scoprire le carte. L’unica vera notizia riguarda la tempistica: il premier ha fatto sapere che è previsto un consiglio dei ministri ad hoc fra il 16 e il 18 agosto per anticipare alcune misure della …

"Coraggio, fate pagare le rendite e i ricchi patrimoni", di Rinaldo Gianola

A Berlusconi e a Tremonti non piace la parola “patrimoniale” perchè troppo di sinistra? Oppure l’imposta sui grandi patrimoni non è condivisibile dalla maggioranza di governo perchè è stata proposta nell’ultimo anno, con formulazioni diverse, da noti rivoluzionari come Pellegrino Capaldo, Giuliano Amato, Luigi Abete, Carlo De Benedetti? E se impiegassimo l’elegante definizione inventata da Francois Mitterand all’inizio degli anni Ottanta, quando introdusse in Francia l’«Imposta di solidarietà sul patrimonio», forse sarebbe più presentabile? Facciamo un accordo: non usiamo più il termine patrimoniale, che non piace al premier e ai milionari, che spaventa i ricconi con lo yacht e la Ferrari e alimenta diatribe quasi sempre inutili. Scegliete un nome meno minaccioso, ci pensi Tremonti sempre creativo quando bisogna inventarsi un neologismo (il suo “mercatismo” ha avuto un discreto successo sui giornali…), ma per favore chiedete un contributo significativo a chi sta meglio se oggi, come tutti concordano, bisogna salvare l’Italia. Possibile che in questo Paese malmesso, dove crescono le ingiustizie e le diseguaglianze, dove chi sta sopra guadagna sempre di più e chi sta …

"Il risveglio sul Titanic", di Massimo Giannini

Se quello che si sta consumando sotto i nostri occhi in questo agosto di tregenda non fosse un vero dramma, verrebbe da dire che siamo ancora una volta alle “comiche finali”. Un governo senza storia, guidato da un premier senza vergogna, insegue un obiettivo senza speranza. Ritrovare la forza di una politica e la dignità di una leadership, per imporre al Paese la cura dolorosa ma necessaria senza la quale c´è solo l´Apocalisse. Questo tentativo, continuamente inseguito e continuamente fallito, marchia a fuoco la via crucis degli incontri tra la risibile “armata berlusconiana” e le parti sociali. Li rende ogni volta velleitari, deludenti e dunque alla fine tragicamente dannosi. «Negli ultimi cinque giorni tutto è precipitato», sostiene preoccupato Gianni Letta. Peccato che il governo non se ne sia accorto. L´effetto della “scoperta” fatta dal plenipotenziario del Cavaliere è quanto meno surreale. Ricorda il ministro della Propaganda iracheno, che diceva davanti alle telecamere «We are in controll» mentre i tank americani sullo sfondo varcavano le porte di Bagdad. Qui la crisi ha varcato i confini dell´Italia …

"Regge il patto tra le parti sociali. Camusso: Ci prendono in giro", di Claudia Fusani

Separati in casa ma con un piano comune. Costretti al domicilio coatto da un governo che ostenta lunghi conclavi ma poi non decide, comunica a pezzetti e male; e dai mercati che continuano la loro aggressione speculativa. Le parti sociali al tavolo della crisi, dalla Confindustria alla ritrovata terna sindacale, dall’Abi agli artigiani e tutte le associazioni di categoria per un totale di 18 sigle, riescono a tenere un fronte unico e compatto quel patto sociale di obiettivi e intenti siglato un paio di settimane fa con il documento della discontinuità. Unità e compattezza che in questo momento spiazzano governo e maggioranza invece divisi e nervosi. E’ il dato politico più importante, l’unico costruttivo, di una giornata cominciata subito male in borsa e con grandi attese circa i risultati del tavolo governo- parti sociali convocato a palazzo Chigi alle cinque del pomeriggio. E che alla fine si è rivelata disastrosa, sia per le borse che per i risultati del cosiddetto tavolo. Il tavolo delle beffe, con 130invitati, tra cui mezzo governo, neppure una pietanza e …

"Equità ed efficacia: un'altra manovra è possibile", di Pier Paolo Barretta*

La facile rincorsa del governo alle modifiche costituzionali (addirittura due: gli articoli 41 e 81) sembra più dettata da un disperato tentativo di tappare la falla della diga con un dito, che da un vero disegno organico e un’idea di Stato. Tanto più quando, come nel caso dell’art. 41, la proposta di modifica entra ed esce dai cassetti a seconda del clima politico ed è riassunta in una formula (“tutto ciò che non è proibito è libero”) talmente ovvia da destare sospetti – o conferme – sul suo vero significato. E ciò vale anche per l’articolo 81. Una buona Costituzione (e la nostra lo è) non può essere scritta solo sull’onda dell’emergenza. Due falsi obiettivi, dunque, per distrarre dall’impatto che avrà sulle famiglie e i cittadini l’anticipo della manovra. L’anticipo del pareggio di bilancio al 2013 non stupisce, dopo la incauta decisione di Tremonti di collocarlo dopo le elezioni. I mercati vanno criticati e regolati, ma nemmeno provocati! Ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’altra “furbata” di Tremonti, quando ha coperto, con i …