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"La lunga marcia (oltreconfine) della finanza cinese", di Marco Del Corona

La Cina non basta più a se stessa. Le sue scelte strategiche, lo status di seconda potenza mondiale, le impongono di dare l’assalto al mondo. In termini economici, ovviamente: perché il dogma politico-diplomatico è l’ «ascesa pacifica» formulata dal politologo Zheng Bijian che suona sia come una rassicurazione sia come un’evoluzione della cautela e del basso profilo predicati da Deng Xiaoping quando lanciò «l’apertura e le riforme» . Il risultato è che, oltre agli scambi commerciali, la Cina mette denaro ovunque. INVESTIMENTI DIRETTI Dalle telecomunicazioni alle materie prime essenziali per sostenere la crescita, gli investimenti diretti della Repubblica Popolare hanno cominciato a impennarsi nella seconda metà di questo decennio. Se nel 2007 quelli oltrefrontiera superavano i 26 miliardi di dollari, l’anno dopo erano raddoppiati. Nel 2011 l’impulso ad «andare all’estero» ha ricevuto la definitiva legittimazione politica al nuovo piano quinquennale e il ministero del Commercio ha annunciato che gli investimenti non finanziari del 2010 hanno toccato i 59 miliardi di dollari, indirizzati a 3.125 aziende in 129 Paesi e territori, un +36,3%sul 2009 (in totale …

"Palazzo chigi franco-tedesco", di Andrea Bonanni

Il commissariamento europeo del governo italiano si consolida e prende la forma di una riunione straordinaria del consiglio della Bce e di un comunicato congiunto Merkel-Sarkozy. Il tutto alla vigilia di una riapertura dei mercati che si preannuncia burrascosa e mentre i ministri del G7 si riuniscono in una conference call d´emergenza nella notte per cercare di mandare un messaggio di fiducia che eviti il tracollo.L´Italia nominalmente fa ancora parte del G7. Ma c´è da chiedersi quale contributo potrà mai dare essendo l´unica delle sette potenze industrializzate del Pianeta che figura oramai sotto tutela da parte dei suoi pari, incapace di garantire con l´autorevolezza politica del proprio governo la solvibilità delle sue finanze pubbliche. Lo spettacolo non è dei più edificanti. Venerdì Berlusconi è stato di fatto costretto dalla Bce e dai partner europei ad anticipare i tempi della manovra economica e a promettere misure che fino a pochi giorni prima aveva escluso. Un cedimento reso necessario dal bisogno disperato di un intervento della Banca centrale per comprare titoli di stato italiani sul mercato secondario …

"L´arte di arrangiarsi ora non ci salverà", di Ilvo Diamanti

Temo che il piano del governo per rispondere alla bufera dei mercati non produrrà gli effetti sperati. Non solo per i limiti relativi alle politiche annunciate, né per le turbolenze globali. Oltre a tutto ciò, c´è un altro problema: noi. Gli italiani. E lui. Berlusconi. Insieme al governo “eletto dal popolo”. In definitiva: il rapporto fra gli italiani e chi li governa. In parte, si tratta di una novità. Gli italiani, infatti, nel dopoguerra, hanno sempre reagito alle emergenze, interne ed esterne. Basti pensare alla Ricostruzione degli anni Cinquanta e Sessanta. Quando l´Italia divenne uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Gli italiani conquistarono il benessere, l´accesso all´istruzione di massa e ai diritti di cittadinanza sociale. Anche in seguito il Paese continuò a crescere. Soprattutto negli anni Novanta, grazie alle aree e ai settori in precedenza considerati “periferici”. Le piccole imprese, il lavoro autonomo, le province del Nord, il Nordest. In quegli stessi anni, gli italiani reagirono alla crisi – economica e politica – affidandosi ai governi guidati da Amato e Ciampi, all´intesa tra il …

«Lasciate stare la Costituzione», di Valerio Onida

Cosa c’entra l’articolo 41 con i problemi dell’economia? Più seria la questione del vincolo di pareggio del bilancio ma il pericolo è svuotare la politica dalle proprie responsabilità. Per affrontare l’emergenza meglio altri strumenti C’è qualcosa di sospetto nelle intenzioni annunciate in questi giorni, sull’onda della “emergenza” economico-finanziaria, di varare alcune riforme costituzionali, che vanno dalla modifica dell’articolo 41 sulla libertà dell’iniziativa privata alla introduzione di un vincolo al pareggio di bilancio. Cosa c’entri l’articolo 41 con i problemi reali dell’economia italiana non l’abbiamo ancora capito: è dimostrato che nessuna politica di rigore finanziario, di sana liberalizzazione o anche di sana e utile privatizzazione, è impedita dai principi costituzionali vigenti, che coniugano la libertà di iniziativa con il limite della «utilità sociale» e affidano alla legge, cioè alla politica, il compito di «indirizzare e coordinare a fini sociali» – cioè di interesse generale – l’attività economica pubblica e privata. L’unica cosa chiara è che, nell’incapacità o non volontà di attuare «vere» riforme utili ai cittadini, si vuole guadagnarsi l’etichetta di «liberalizzatori » a oltranza con …

«Se l’assistenza diventa un bancomat», di Ruggero Paladini

Sembra che Berlusconi abbia trovato motivo di soddisfazione nel fatto che Obama, Merkel e Sarkozy si siano preoccupati di spingerlo ad anticipare al 2013 l’obiettivo del pareggio di bilancio. Il compito di anticipare di un anno i 23,5 miliardi, in modo che l’effetto complessivo della manovra raggiunga i 48 miliardi, spetta al “suo” ministro dell’Economia, anche se dover parlare con quest’ultimo non deve essere stato particolarmente gratificante. Non va dimenticato, infatti, che la delega di riforma fiscale ed assistenziale era nata per annunziare un taglio delle tasse. Al contrario gli italiani hanno appreso che da essa dovevano uscire tagli per 20 miliardi (di cui quattro in più nel 2012) e ora apprendono che questi tagli saranno anticipati. Quello che ancora è del tutto oscuro è se essi si concentreranno sulla spesa assistenziale oppure sulle “tax expenditures”, cioè su deduzioni e detrazioni in sede Irpef, aliquote ridotte in sede Iva e altre agevolazioni fiscali. Entro settembre 2012 dovrebbe essere varata una riforma dell’assistenza volta a eliminare non meglio definite sovrapposizioni e duplicazioni di prestazioni assistenziali; se …

"Dalla scuola ai debiti, l'America fa i conti con il suo declino", di Maurizio Molinari

Gli storici di Harvard: gli Usa come l’antica Roma, i giorni del dominio sono finiti Il «Launch Math Achievement Center» promette di trasformarli in «scienziati geniali» prima ancora della fine della scuola dell’obbligo. Se padri e madri ritengono che una palestra colorata disseminata di giochi tipo «Piccolo Einstein» possa garantire un futuro migliore ai figli è perché la sfiducia nel sistema dell’istruzione è uno degli aspetti concreti della percezione pubblica del declino nazionale, destinata ad essere accresciuta dal primo downgrading finanziario della Storia. Gli adolescenti a stelle e strisce sono i 17˚ del mondo per conoscenze scientifiche e i 25˚ in matematica in una statistica dell’Ocse che è diventata patrimonio di milioni di famiglie da quando il presidente Barack Obama l’ha citata nel discorso al Congresso sullo Stato dell’Unione per illustrare l’avvenuto sorpasso dell’America da parte degli asiatici, cinesi e coreani in testa, che invece eccellono in queste materie. La sovrapposizione fra scuole carenti, debito in crescita e campagne militari che non accennano a finire – non solo in Afghanistan ma anche in Iraq, dove …

"la polmonite americana e gli zombi italiani", di Eugenio Scalfari

LE TEMPESTE non vengono mai sole, ma una ne porta appresso un´altra. Si pensava che nella giornata finanziaria di domani il sole si sarebbe aperto un varco tra le nuvole nere dei giorni scorsi e che i mercati avrebbero respirato. Ma probabilmente non sarà così: l´agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Non era mai avvenuto e gli operatori si aspettano il peggio in tutto il mondo a cominciare dal governo cinese che ha chiesto ad Obama con toni ultimativi di prendere drastiche decisioni per ridurre il disavanzo federale americano. Non si era mai visto prima d´ora che uno Stato estero desse ordini alla Casa Bianca. Semmai accadeva il contrario. C´è di che aspettare col fiato sospeso che cosa accadrà domani nelle Borse asiatiche, in quelle europee e soprattutto a New York quando alle nove del mattino (le tre del pomeriggio per noi) si apriranno le contrattazioni a Wall Street. A quell´ora Piazza degli Affari a Milano sarà già da sei ore sull´Ottovolante. Forse ci sarebbe stata in tutti i casi …