"Lo statuto della menzogna", di Giuseppe D'Avanzo
È imprudente credere che l´assassinio politico e mediatico acceso da Silvio Berlusconi – e riprodotto dai corifei, la Moratti per fare un nome – sia soltanto un artificio elettorale, quasi una necessità propagandista che non segnala alcuna eccezionalità o distorsione ma soltanto, e se si vuole tignare, il peculiare carattere animoso del nostro bipolarismo che si nutre di “risse”, “veleni”, “duelli”, “fuochi polemici”. Sostenere lietamente quest´argomento, come capita anche a qualche malaccorto progressista, è un abbaglio. Legittima la filastrocca di Arcore sulla “guerra civile” quando in campo si avvista un solo aggressore, Berlusconi. Quell´argomento più falso che minimalista dimentica che, distrutta la trama della realtà con la menzogna, chi stringe nelle sue mani potere politico, economico e mediatico può ridurre ogni istituzione – come ogni essere umano – a repliche dei suoi slogan ideologici, distruggendo ogni storia e ogni forma personale di vita, non rinunciando ad assassinare caratteri, in caso di ostilità o resistenza. È accaduto, per stare soltanto agli ultimi giorni, alla presidenza della Repubblica, alla Corte costituzionale, alla magistratura tutta, alla procura di …
