Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Nuova stretta sulle intercettazioni. A Milano i pm chiedono il processo a Berlusconi per Mediatrade", di Celestina Dominelli

Nuova stretta del Pdl sulle intercettazioni: mai più nelle carte processuali. La maggioranza si prepara a una settimana cruciale per le sorti di Silvio Berlusconi. Si comincia domani in aula, alla Camera, con due appuntamenti clou (guarda l’agenda dei lavori): il voto sul conflitto d’attribuzione e l’esame del ddl sul processo breve. E, a tal proposito, dentro il Pdl serpeggia la tentazione di un’altra prova di forza: chiedere di nuovo l’inversione dell’ordine del giorno dei lavori dell’assemblea per affrontare la prescrizione breve prima della legge sui piccoli comuni e della Comunitaria. Intanto dalla sesta commissione del Csm, l’organo di autogoverno della magistratura, arriva una netta bocciatura dell’emendamento Pini alla Comunitaria, che estende la responsabilità civile dei magistrati. Csm: responsabilità civile lede indipendenza toghe Nel documento approvato a larga maggioranza, con il voto contrario del laico del Pdl, Niccolò Zanon, la Commissione fa notare come l’emendamento Pini, che amplia la responsabilità delle toghe anche ai casi di «manifesta violazione del diritto», introduce un’innovazione che non ha riscontri nel resto d’Europa. Innovazione che peraltro, a detta dei …

"Lega di lotta non di governo", di Ernesto Galli della Loggia

La crisi della leadership berlusconiana a stento riesce a mascherare un’altra crisi che sta esplodendo in questi giorni: la crisi della Lega. È la crisi che è raffigurata come meglio non si potrebbe dalla foto di quella rete del campo profughi di Manduria, semiabbattuta e superata d’un balzo da centinaia di tunisini poi dispersisi nei dintorni . Con l’incisività perentoria delle immagini essa mostra l’impotenza di un ministro leghista dell’Interno, Maroni, che, molto bravo ad arrestare mafiosi e camorristi, non sa invece che pesci pigliare proprio sul tema forse più caro alla propaganda e all’ideologia del suo partito: quello dell’immigrazione. Bossi ha un bel dire agli immigrati «fuori dalle palle» . Il suo ministro non è capace neppure di trattenerli dietro una rete: non dico neppure, naturalmente, di respingerli in mare lasciandoli al loro destino, così come invece, ascoltando le grida di Bossi, qualche ingenuo e feroce leghista forse si è immaginato che potesse accadere. Ma evidentemente un conto sono i comizi a Pontida, un altro conto fare seguire alle parole i fatti. La verità …

Franceschini: «Contro le leggi ad personam serve un grande patto tra le opposizioni», di Corrado Castigione

Un grande patto tra le opposizioni per contrastare «un governo incapace» e le leggi ad personam, senza troppe dietrologie sulle alleanze future e quello che verrà dopo: il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini rilancia la proposta alla vigilia di un momento caldo sul fronte della giustizia. Conflitto d`attribuzione per la vicendaRuby, prescrizione breve e responsabilità civile per le toghe: sarà una settimana intensa. Il Pd come si prepara ad affrontarla? «Sarà un`altra settimana di schiaffi agli italiani. Non è possibile che di fronte a problemi così gravi come quello della Libia e dell`immigrazione il Parlamento debba essere costretto a confrontarsi su tutt`altro. Tutti temi che interessano solo Berlusconi. È un punto che è diventato insopportabile». E perciò la tentazione dell`Aventino può prendere corpo? «Niente affatto, questa tentazione non mi sfiora neppure. Ce n`è già stato uno nella storia d`Italia e sappiamo com`è finita. Piuttosto continueremo a dare battaglia su tutto, perché certe porcherie non si realizzino. I risultati poi arrivano sempre. È per questo che gli elettori ci hanno votato. Fin quando sarò …

"Sciupone l'Africano", di Umberto De Giovannangeli

Sciupone l’Africano» prova a conquistare la Tunisia. Silvio Berlusconi «sbarca» oggi a Tunisi con cento milioni di euro di «crediti di aiuto», una dozzina tra motovedette e fuoristrada come «cadeau» promessi e la riproposizione di un must pubblicitario di cui il Cavaliere si è giovato per nove volte in nove anni: il «piano Marshall» , adattato a iniziative internazionali e a progetti per casa nostra (dalla Somalia all’Abruzzo, dalla Palestina al Sud d’Italia, dalla Sardegna al Maghreb…). Con due comuni denominatori: per lo più si tratta di impegni millantati e mai mantenuti, e in alcuni casi sono soldi delapidati, finiti nelle tasche di dittatori sanguinari ovvero di famelici corrotti e corruttori stranieri e autoctoni. Con la Tunisia, «Sciupone l’Africano» prova a riprodurre lo «schema libico», contenendosi, però, nella cifra elargita, anche perché i nuovi governanti tunisini non sono affidabili, per il Cavaliere e il suo entourage, come lo era l’«amico Ben Ali», il despota costretto a fuggire dalla insurrezione popolare. Cento milioni di euro non sono una mancia, anche se le autorità di Tunisi si …

"L'Aquila 2 anni dopo è quasi immobile: macerie nel centro, in crisi persino le imprese dell'edilizia", di Paolo Bricco

«Ascoltami, Anto’. Se tu fai mettere due euro per visitare il santuario, fanno 40mila d’incasso all’anno. Solo dal Canada, ne arrivano mille. Quelli sono molto devoti», spiega al suo commensale il prete mentre beve un bicchiere di vino rosso. All’altro tavolo, un quarantenne sbrana il piatto di maccheroni alla pecorara e dice a due commensali che annuiscono in silenzio: «Qui non c’è niente da fare. L’ultima fattura ho impiegato sei mesi a incassarla». All’Aquila, a due anni dal terremoto, è così. Tutti parlano di soldi. Soldi che dovrebbero esserci, che chissà forse ci sono, che mannaggia non ci sono. Il 6 aprile del 2009 il sisma ha distrutto la città. Da allora L’Aquila è sotto una cappa di vetro e di polvere. Immobile. Ferma. Un’immagine antitetica rispetto all’attivismo febbrile dei mesi successivi alla tragedia, quando l’adrenalina della prima ricostruzione evitò agli aquilani di affrontare le rigidità dell’inverno nelle tendopoli. La crisi economica internazionale non ha aiutato la città a risollevarsi. Ma ci sono cose che c’entrano poco con i mercati internazionali. I fondi erogati per …

"Il governo ha reintegrato i fondi per lo spettacolo. Ma per i teatri è sempre notte.", di Michele Smargiassi

Vesti la giubba e la faccia infarina. Col cuore che lacrima, si va in scena. Davanti a duemiladue poltroncine rosse si prova Pagliacci di Leoncavallo. Vestiti in borghese i coristi, i cantanti, i figuranti sembrano ragazzi in gita nel teatro d´opera più moderno del Paese dell´opera. Invece sono i lavoratori a orario dimezzato di una fabbrica in crisi. Lavorano meno, guadagnano meno, e il ricavato, cinque milioni di euro in due anni, lo regalano al Carlo Felice, il loro teatro, il teatro dei genovesi, perché non lo si debba chiamare, fra qualche tempo, Carlo Infelice, e piangerne la chiusura. «Siamo i maggiori sponsor privati del teatro», mastica amaro Giulio Luzi, delegato sindacale della Cgil del teatro. È vero: gli imprenditori privati, che il sindaco Marta Vincenzi ha invitato ad aprire i portafogli in nome dell´orgoglio civico, hanno finora raggranellato un milione 400 mila euro, «arriveremo a due, ma valgono doppio, in tempi di crisi», rivendica il presidente di Confindustria Giovanni Calvini che guida la colletta. Ma tutti questi sacrifici saranno inutili se lo Stato si …

"Se lo stagista sta perfino dal benzinaio", di Bruno Ugolini

L’Italia ribolle.Non c’è solo la tensione politico sociale che accompagna l’operato di un governo intento a difendere i propri privilegi di casta. Non c’è solo l’assillo di una mancata operazione umanitaria che dovrebbe accompagnare l’esodo dalle terre africane. C’è anche lo scoppio di grandi irrisolte questioni sociali. Già il movimento delle donne è sceso in piazza per rivendicare e consolidare un ruolo di autonomia e libertà, con lo slogan «Se non ora quando». Ora, su questa falsariga, senza la paternità dei partiti politici, occupa la scena il popolo dei precari. Quelli organizzati dalla Cgil «non più disposti a tutto»,ma anche quelli che si sono dati appuntamento per il 9 aprile in tutta Italia. Il loro slogan stavolta è «Il nostro tempo è adesso». L’appello è firmato da una schiera di «atipici». Tra gli altri: l’archeologo Salvo Barrano, il portuale Pierpaolo Pirisi, il ricercatore Luca Schiaffino, l’avvocato Alessandro Pillitu, l’operatore call center Francesco Brugnone. Denunciano una situazione insostenibile. Ha accompagnato questo movimento l’illustrazione di tre proposte di esponenti del Pd (Stefano Fassina, Cesare Damiano, Fausto Raciti). …