Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Laureati travolti dalla crisi bassi stipendi e più precarietà", di Federico Pace

Peggiorano ancora i dati su retribuzioni, occupazione e stabilità. Raddoppia il fenomeno di chi non ha neppure un contratto. I laureati di famiglie operaie guadagnano quasi duecento euro al mese in meno dei colleghi di estrazione borghese. I risultati del rapporto di AlmaLaurea su 400mila giovani. La crisi non smette di far male. Anche a chi, come i laureati, possiede più strumenti culturali e professionali per reagire ai mutamenti. I numeri parlano chiaro. Gli stipendi perdono ancora potere d’acquisto, le chance di trovare un posto si riducono ulteriormente e i contratti precari sono ormai routine. Intanto risuonano altri due campanelli d’allarme: il lavoro nero raddoppia e la classe sociale di provenienza non smette di condizionare i destini dei giovani. Tanto che tra i “figli” si perpetuano le differenze e le disparità dei “padri”, anche laddove non avrebbero più alcuna giustificazione. Sia in termini di euro guadagnati che di riconoscimenti e identificazione nel lavoro. A richiamare l’attenzione sulla questione giovanile, è il nuovo rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei neolaureati. Presentata oggi a Roma presso …

"Le donne tra maternità e lavoro: tutti i numeri del ritardo italiano", di Luigi Offeddu

In coda a tutti i Paesi dell’Unione europea: l’occupazione diminuisce dopo il primo figlio, crolla dopo il secondo. Ma l’Italia è all’ultimo posto anche se non ci sono bambini. Donne tra famiglia e lavoro: i numeri del ritardo italiano. Li indica Eurostat in vista dell’ 8 marzo. Uno studio della Bocconi conferma l’importanza dei nonni. Perfino nell’Europa del 2011, sembra che alla condizione di donna si accompagni un danno oggettivo, un’oggettiva difficoltà di vivere. Questo dicono i dati che l’Eurostat, l’istituto incaricato di tradurre in cifre la nostra vita, ha scodellato in vista dell’ 8 marzo, festa mondiale delle donne: in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, il tasso di occupazione femminile diminuisce con l’aumentare del numero dei figli, mentre per gli uomini accade il contrario. Il caso Italia La famiglia con i suoi carichi è dunque un fattore penalizzante per il lavoro femminile, e questo lo si sapeva da sempre. Come si sapeva che la penalizzazione si allevia, quanto più la madre può contare su asili nido o altre strutture pubbliche di assistenza: meno …

"Lega sull’orlo di una crisi di nervi. E Bossi teme di perdere il controllo", di Andrea Carugati

Doveva essere soprattutto la festa per il federalismo municipale approvato, quella di sabato sera a Bergamo, cena “di gala” per 2mila militanti leghisti a base di arrosto e polenta. E invece no. Solo una frasetta di Bossi e una piccata replica di Calderoli, super tecnica e incomprensibile ai più, a una troupe di Annozero che girava per la sala facendo domande “impertinenti” sull’aumento delle tasse comunali. Il “succo” della serata, invece, è stato il continuo riferimento dei big ai rapporti interni al movimento, con Maroni e Calderoli a premiarsi reciprocamente sul palco con medagliette d’oro, sorrisi di circostanza, «sfatiamo il mito sui nostri litigi», e Bossi a sgolarsi che «noi siamo amici, nella Lega non si viene per fare carriera, se uno ambisce troppo al potere io lo mando via» e avanti così, tra il sorriso e la minaccia.E ancora: «I giornali scrivono che Bobo mi vuole accoltellare, ma io non li leggo». E in riferimento ai file di Wikileaks che parlavano di Giancarlo Giorgetti come successore del Capo: «Ma se quello non è capace …

Gheddafi/Berlusconi, affari in comune e conflitto d'interessi con la Quinta Comunication

Fiano e Orfini:”Italia e Berlusconi recidano i legami con i fondi libici. Di fronte alle stragi del dittatore nessuna connivenza può essere tollerata”. Caos in Libia, Gheddafi annuncia la tregua, i ribelli continuano a combattere. In Libia il regime annuncia la tregua, ma senza riscontri oggettivi. In Italia il Partito Democratico chiede al governo e alla maggioranza di recidere i legami con i fondi libici che hanno compartecipazioni in numerose banche e aziende italiane, e dove spunta l’ennesimo conflitto d’interessi di Berlusconi, in affari con Gheddafi. In una dichiarazione Emanuele Fiano, presidente del forum Sicurezza del Partito Democratico, chiede al “governo e al mondo dell`economia privata italiana di interrompere qualsiasi tipo di rapporto con le partecipazioni di Gheddafi nelle imprese italiane, compresa ovviamente la Quinta Communication compartecipata dal presidente del Consiglio”. La società a cui si riferisce Fiano è attiva da anni, seppur non visibilissima. Nel settembre 2009 il Guardian, analizzandone le operazioni finanziarie indicava il conflitto d’interessi e avvertiva: i negoziati Italia-Libia sono a rischio d’influenza per gli affari comuni dei due leader. Stessi …

«I tre "corpi" del Cavaliere», di Ilvo Diamanti

TRA Silvio Berlusconi e i magistrati, ormai, è un corpo a corpo. L´attività del governo e del Parlamento, infatti, ruota intorno a un solo problema. Immunizzare il premier. Impedire che venga indagato, giudicato. Intercettato. D´altronde, oggi l´opposizione è afona e l´attacco portato dall´antico alleato, Gianfranco Fini, in Parlamento, pare neutralizzato. L´unico vero “nemico” sembra essere rimasto il “partito dei Pm”, alla guida della “Repubblica Giudiziaria”. Tuttavia, non è stato sempre così. Anzi. La “discesa in campo” del Cavaliere non sarebbe stata possibile senza Tangentopoli. Senza la “tabula rasa” prodotta da Mani Pulite nel sistema partitico e nella classe politica della Prima Repubblica. È in quel “vuoto” che si è imposto Silvio Berlusconi, insieme al suo “partito personale”, Forza Italia. La magistratura, all´epoca, più che la giustizia rappresenta il Grande Giustiziere, a cui gli italiani affidano il compito di affondare la Prima Repubblica, ormai delegittimata – e, dunque, di fondare la Seconda. In quella fase paga un prezzo pesante. Falcone, Borsellino e la loro scorta cadono vittime dell´attacco della mafia contro l´unica istituzione che ancora rappresenti …

«Troppi ostacoli. Serve un piano per l’occupazione femminile», di Simone Collini

Quello di domani «sarà l’8 marzo più difficile degli ultimi anni per le donne italiane, che in questa fase di crisi devono fare i conti con un precariato e una disoccupazione che fanno spavento». Ma, forse proprio per questo, e sicuramente pure per la «scossa » arrivata con le manifestazioni del 13 febbraio, sarà anche l’8 marzo in cui «invece della festa commerciale, delle mimose regalate, delle cene fuori da sole, si tornerà a dare a questa data il valore originario di giornata internazionale del lavoro delle donne». Valeria Fedeli è del comitato promotore “Se non ora quando”, che dopo il successo della mobilitazione del mese scorso sta organizzando per domani una serie di appuntamenti in tutta Italia. Sarà che è presidente della Federazione sindacale europea del tessile, ma a più riprese fa il confronto tra la condizione femminile nel nostro paese e negli altri Stati comunitari. E le conclusioni non sono rosee. C’è poco da festeggiare? «Diciamo che l’8 marzo torna ad essere un momento celebrativo per fare il punto su diritti, autonomia, libertà …

«Libertà e petrolio le voci di Tripoli», di Giuliano Amato

Lo so che il tema che più desta la nostra attenzione, e le nostre preoccupazioni, è oggi la Libia. È lì la rivolta popolare nordafricana dall’esito più incerto, quella che può trasformarsi in una guerra civile o addirittura in un conflitto armato più ampio, con l’intervento dell’Onu, forse della Nato e quindi in qualche modo della stessa Italia. Per non parlare delle conseguenze economiche di tutto ciò, a partire dal petrolio. Ma dal Nordafrica non ci vengono solo preoccupazioni. Quello che è successo in Tunisia e in Egitto, che neppure sappiamo come andrà a finire, è stato segnato da novità che possono avere riflessi positivi sulla vitalità e le prospettive delle nostre stesse democrazie. Ed è proprio su tale aspetto, riguardante temi più volte toccati su queste colonne da Gianni Riotta, che vorrei attrarre l’attenzione dei lettori. Da tempo si parla in Occidente di democrazie malate e la malattia viene ricondotta a due fattori diversi, che si sono connessi perversamente fra loro. Per mille ragioni è intervenuta una crescente individualizzazione delle nostre vite, che ha …