«Piccole Italie fanno la vera unità d'Italia», di Daniele Marini *
L’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia si avvicina in un clima politico rovente, da «curva Sud»: il tifo è a prescindere, prevalgono l’invettiva e l’insulto reciproco. Il senso di appartenenza esiste, ma è di (una) parte. Il confronto pacato non trova spazio. Così, arriviamo a celebrare l’Unità dis-uniti, in ordine sparso. Tuttavia, esiste anche un altro Paese, diverso, fatto di tante formiche operose che costruiscono reti di relazione economiche, sociali e istituzionali. Che raggiungono risultati importanti, ma collocato in un cono d’ombra: non viene visto e non trova una rappresentazione. Dunque, se non ha rappresentazione è come se non esistesse. La rottura di questo circuito perverso aiuterebbe a costruire un’idea e un progetto dell’Italia volti al futuro di cui si avverte un forte bisogno. È una missione impossibile? La risposta diventa positiva se proviamo ad alzare lo sguardo rispetto alle vicende contingenti. Se alzassimo l’obiettivo della nostra visione, paradossalmente, abbassando gli occhi sui territori locali, sul sistema delle imprese, sui mondi del volontariato. Che vivono di una «normale eccezionalità» in cui costruiscono reti di coesione …
