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"Dopo Bondi i debiti. La Cultura senza candidati: colpa del buco da 230 milioni", di Luca Del Fra

Il ministro della Cultura è pronto a lasciare la Cultura. Ma attorno a sé ha fatto il vuoto. Il settore è con l’acqua alla gola. Ieri una importante riunione per i fondi Fus è saltata per l’assenza del ministro. La mattinata pigra del ministero dei Beni e delle Attività Culturali è stata ieri scossa da un fatto nuovo: le associazioni di categoria – teatrali, musicali, della danza, del cinema e i sindacati – che dovevano partecipare alla Consulta dello spettacolo, hanno dato forfait, consegnando una lettera di protesta contro i tagli alla cultura. E Sandro Bondi? Come al solito brillava per assenza, una latitanza che sigilla anche la fine della sua avventura in questo dicastero, così fallimentare da rendere problematico nel rimpasto di governo trovare un successore disposto a farsi carico delle macerie che lascia nel mondo della cultura italiano. «Non possiamo più accettare giochetti» – sbotta uscendo dal ministero Paolo Protti presidente dell’Agis, che ha consegnato la lettera con cui associazioni, sindacati e critici hanno spiegato la loro diserzione dalla Consulta per lo spettacolo, …

"Il finto federalismo", di Marina Sereni

La decisione del governo di porre la fiducia sul federalismo municipale ha un significato politico rilevante, indipendente anche dal merito del decreto che stiamo per votare. Leggo questa scelta come frutto di due spinte: da un lato quella della Lega che – per una volta – pretende che la fiducia si misuri su un tema a lei caro, ormai più bandiera che sostanza della presenza di questo partito nell’esecutivo. Dall’altra, la spinta opposta delle microformazioni meridionali (meridionaliste certo no) che sostengono il governo e che si sono moltiplicate in questa ricerca di “responsabili”. Per questi deputati votare la fiducia è meno disdicevole che votare il decreto. Il punto politico è questo: si sta trasformando il federalismo in un pasticcio (pericoloso) perché lo si è fatto diventare terreno di scambio e di piccolo cabotaggio politico anziché una vera e profonda riforma del patto fiscale tra stato e cittadini. Il dibattito pubblico sul federalismo è assolutamente al di sotto dell’esigenza di far comprendere ai cittadini la posta in gioco. La materia è inevitabilmente piuttosto tecnica e ciò …

"Si dimettono sempre i ministri degli altri", di Francesco Merlo

La prima cosa che pensa un italiano per bene è «amici tedeschi, dateci il vostro (ex) ministro della Difesa che ha copiato e prendetevi Ignazio, che non copia». Questo per dire che zu Guttenberg ai nostri occhi è un grande. Infatti si è dimesso. E poiché ha copiato la tesi di Dottorato ha rinunziato anche al titolo di dottore che in Italia si attribuisce – meglio nell´abbreviata dottò – solo a chi non ce l´ha. Del resto lo ‘zu´ di Guttenberg è un titolo vero di nobiltà di spada, mentre qui anche la nobiltà è di paga. Di sicuro a 39 anni il barone tedesco è stimato dalle cancellerie di tutto il mondo mentre il nostro Bondi, per citarne un altro che non copia, è bollato all´estero, non senza una punta di (meritato) eccesso, come the killer of Pompei´s ruins. Ma, si sa, Bondi tiene famiglie, come il sindaco di Roma, quello della parentopoli, e come tantissimi professori universitari, con in testa il rettore della Sapienza, quel Luigi Frati che vanta il record di tre …

«In Italia dopo il primo figlio il lavoro diventa un miraggio», di Alessandra Arachi

Come si muovono le donne italiane nel mondo del lavoro? Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, che fotografia ci può fare? «Le donne in Italia fanno una gran fatica a muoversi nel mondo del lavoro. Dalla seconda metà degli anni Novanta la spinta ad entrare nel mercato del lavoro è stata continua: dal 1995 al 2009 ci sono state oltre 1,8 milioni di donne occupate in più, ma purtroppo tutte concentrate nel Centro Nord. Poi però è arrivata la crisi» . E cosa è successo? «— che con la crisi le donne hanno perso occupazione più degli uomini in proporzione nell’industria, che è stato il cuore della crisi, e dove le donne sono tradizionalmente meno presenti degli uomini» . La crisi come specchio delle relazioni tra uomini e donne nel mondo del lavoro? Eppure c’è un dato Eurostat sulla sperequazione di stipendi fra i sessi che mette l’Italia molto avanti: soltanto il 4,9%di differenza, a fronte di una media del 17%europeo. «Attenzione a quel dato: misura la differenza di stipendio ma non a parità di …

l Cavaliere sfida Fini "Voglio vedere che fa", di Liana Milella

Il primo sgarbo a Fini lo hanno già fatto. Gli hanno fatto trovare sul tavolo la lettera per sollevare il conflitto senza un cenno d´avviso. Lo ha deciso il Cavaliere quando, dopo un lungo colloquio con Niccolò Ghedini, ha rotto gli indugi: «Voglio proprio vedere se avrà il coraggio di bloccarlo. Sarebbe la prova provata del suo legame con i magistrati. Sarebbe una follia». Poi, mettendo a tacere gli ultimi incerti: «Adesso andiamo avanti». «Questo atto non fermerà il processo, né la persecuzione giudiziaria contro di me. Ma almeno tutti sapranno che la maggioranza è ampiamente dalla mia parte e i giudici si renderanno conto che il dibattimento che cercano di concludere è completamente nullo sin dall´inizio». È un Berlusconi disincantato, ma deciso alla decisiva resa dei conti con Fini quello che dà il via libera al conflitto. Ce l´aveva pronto sul tavolo da giorni e più d´uno aveva sentito Maurizio Paniz, il capogruppo Pdl nella giunta per le autorizzazioni, dire riservatamente ai suoi: «Io il mio “compito” l´ho scritto. Adesso la decisione è politica». …

Giovani disoccupati,è nuovo record. Anche gli inattivi sono sempre di più", di Laura Matteucci

La disoccupazione continua a macinare record. A gennaio gli occupati sono 83mila in meno rispetto a dicembre (-0,4%, il dato peggiore da settembre 2009), 110mila in meno rispetto a un anno fa, e la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) vola al 29,4%, il dato più alto dal 2004, anno di inizio delle serie storiche dell’Istat. Siamo alle solite, come dice il segretario Pd Pierluigi Bersani, che indica nel governo il primo responsabile: «Non ci stiamo occupando del paese, non abbiamo un governo: si procede col pilota automatico e non si mette mano a nulla. Se non si sblocca la situazione i mesi che perderemo oggi li pagheremo duramente domani». Susanna Camusso, segretaria Cgil, richiama l’attenzione sul rischio che la già scarsa ripresa sia «senza occupazione».A preoccupare è soprattutto la «moltiplicazione» delle forme precarie di lavoro, che fanno sì che i giovani restino senza prospettive. Una situazione che spinge anche Raffaele Bonanni, segretario Cisl, a tirare il governo per la giacca, chiedendo «un’economia più solida, una strategia economica più opportuna», «ci vuole …

"Quegli incroci pericolosi tra stampa e TV", di Sergio Rizzo

Bene ha fatto Giorgio Napolitano a imporre di correggere la piega indecente che aveva preso il decreto Milleproroghe. Bene ha fatto, anche se non era difficile immaginare quanto la sua iniziativa sarebbe stata mal digerita dal presidente del Consiglio, indispettito dal fatto che «quando il governo decide di fare una legge» , parole sue, «lo staff» del presidente della Repubblica «intervenga puntigliosamente su tutto» . Così «puntigliosamente» , in questa circostanza, da avere però determinato forse involontariamente un risultato paradossale, del quale proprio l’editore Silvio Berlusconi non potrebbe non rallegrarsi. Alludiamo alla norma che consentirà a chi possiede più di una rete televisiva di sbarcare nella carta stampata a partire dal prossimo primo aprile. Le cose sono andate nel modo seguente. La legge Gasparri prevede il divieto di incrocio fra televisioni e stampa quotidiana fino al 31 dicembre 2010. Due giorni prima della scadenza, con il decreto Milleproroghe, viene deciso uno slittamento di quel termine che non piaceva alle opposizioni: ma fino al 31 marzo 2011. Perché soltanto tre mesi? Il governo dice che vuole …