"La paura del progresso", di Gad Lerner
A più di un mese, ormai, dall´inizio della rivoluzione araba che ridisegna i connotati del bacino mediterraneo in cui siamo immersi, finalmente, a denti stretti, il nostro primo ministro ha pronunciato le parole “vento di libertà”. Né ha osato ancora riconoscere che dopo quasi 42 anni di dittatura – il doppio di Mussolini! – è ben venuto il tempo che si allontani dal potere quel partner sanguinario cui Berlusconi ha da poco baciato la mano assassina in pubblico. Neanche le cifre di una vera e propria ecatombe in Libia lo hanno indotto a chiedere ufficialmente che Gheddafi sia assicurato a una corte di giustizia internazionale. Come mai persiste una simile, vile titubanza, condivisa in forme più discrete da gran parte della classe dirigente italiana? Quale imbarazzante divario morale con la dichiarazione di un eroe della democrazia, Vaclav Havel, che sempre ieri paragonava il 2011 dei rivolgimenti nel Nord Africa al “suo” 1989, quando i moti popolari provocarono la caduta dei regimi comunisti nell´Europa centro-orientale. Spiegare un tale contrasto è imbarazzante. Lo stato d´animo impaurito con …
