«Federalismo al via senza cinque regioni», di Sergio Rizzo e Mario Sensini
ROMA— Per sputare il rospo Salvatore Bilardo aspettava solo l’occasione. Che finalmente, mercoledì 16 febbraio, è arrivata sotto forma di un’audizione alla Commissione Bicamerale sul federalismo. L’ispettore capo della Ragioneria si è seduto e ha scandito bene le parole: «L’eliminazione delle inefficienze e delle storture in materia di finanza pubblica, cui è finalizzato il processo di federalismo fiscale, non può che riguardare l’intero territorio nazionale» . Quindi, anche le Regioni a statuto speciale. Considerazione che ha provocato la replica stizzita («È il ministro che deve parlare di politica, non la Ragioneria» ) del presidente della Commissione Enrico La Loggia, siciliano, nonché nipote dell’omonimo uomo politico che fu fra i fondatori dell’autonomia regionale della Sicilia. Un autentico macigno, l’autonomia, sulla via del federalismo. Nonostante un paradosso. Sulla carta, infatti, le Regioni a statuto speciale sono già «federaliste» , se con questo s’intende trattenere sul territorio le tasse che lì vengono prodotte. Esattamente quello che accade in Sicilia, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e nelle due Province di Trento e Bolzano, per un totale di 9 milioni …
